mercoledì, settembre 19

E se l’Italia uscisse dall’ONU? Ne parliamo con il professore Giuseppe Nesi, che chiarisce: “è uno scenario del tutto irrealistico, sarebbe un attentato all’articolo 11 della Costituzione”

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Ieri, a Ginevra, si sono aperti i lavori del Consiglio per i diritti umani dell’ONU (UNHRC) che si terranno nella capitale svizzera fino al 28 settembre. Durante il Consiglio, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet,  ha dichiarato: «abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom».  Discorso in cui è stata inclusa anche l’Austria.

A fronte di queste parole, il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha risposto a tono alla Bachelet entrando in stretta polemica con le Nazioni Unite, affermando che l’ONU «è un’organizzazione che costa miliardi di euro, a cui l’Italia dà più di 100 milioni all’anno di contributi e ragioneremo con gli alleati sull’utilità di continuare a dare questi 100 milioni di euro per finanziare sprechi, mangerie, ruberie per un organismo che vorrebbe venire a dare lezioni agli italiani e poi ha Paesi che praticano tortura e pena di morte». A far da ‘spalla destra’ a Salvini ci ha pensato il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la quale, in un video postato sul suo profilo Facebook,  ha attaccato il Consiglio per i diritti umani ONU mettendo in discussione la presenza nello stesso organo dell’Arabia Saudita, non proprio un Paese che fa del rispetto dei diritti umani la sua priorità. Anche alcune esponenti di Forza Italia hanno sostenuto le dichiarazioni del vice-premier.

È nata, dunque, in queste ultime ore una feroce diatriba in Italia sulle affermazioni della Bachelet, in cui è intervenuto anche il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, il quale, questa mattina, contattato da Radio Capital, ha voluto gettare acqua sul fuoco sulle frasi di Salvini dicendo che «sono situazioni che nella dialettica politica sono intense in una maniera piuttosto che in un’altra», e per quanto riguarda l’ONU, invece, «questa organizzazione ha avuto periodicamente dei braccio di ferro con alcuni dei suoi membri, sappiamo che gli USA sono usciti da alcune agenzie delle Nazioni Unite», ma ha specificato che «noi non siamo arrivati ancora a questo punto, però, indubbiamente, amareggia una posizione come quella assunta dalla Commissaria Bachelet e che può portare sul piano del linguaggio politico a delle reazioni di quel tipo».

La polemica montata in queste ore è l’ultima di una serie di critiche che, da un po’ di tempo in avanti, si stanno avanzando contro le organizzazioni internazionali. Il problema è sicuramente bilaterale, da una parte una serie di partiti e fazioni politiche a carattere sovranista, palesemente anti- globaliste, che stanno spingendo in direzione nazionalista  e, dall’altra, la crisi propria delle organizzazioni internazionali che si sono mostrate incapaci di assolvere ai propri compiti ed alle loro funzioni.

Da qui, allora, ci siamo posti delle domande: e se l’Italia uscisse dall’ONU, cosa accadrebbe? Come si fa ad uscire dalle Nazioni Unite?

Ci ha aiutato a dissipare i nostri dubbi il professore Giuseppe Nesi, già consigliere giuridico del Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e attualmente docente di Diritto Internazionale e Diritto delle Istituzioni Internazionali presso l’Università di Trento.

 

Professor Nesi, non finanziare l’ONU vuol dire sostanzialmente uscirne?

Rifiutare di pagare i contribuiti regolari per le Nazioni Unite è una delle condizioni per le quali si potrebbe, nel corso del tempo, ci sia un richiamo da parte dell’Assemblea Generale e dopo un certo numero di anni in cui non si pagano questi contributi, si potrebbe incorrere in una sospensione o, addirittura, nell’espulsione dello Stato dall’organizzazione.

Se l’Italia dovesse mettere veramente in dubbio la sua partecipazione all’ONU, cosa accadrebbe?

È uno scenario del tutto irrealistico. L’Italia è il Paese che ha maggiormente sostenuto le Nazioni Unite, siamo il sesto o settimo contribuente, siamo il primo Paese occidentale per quel che riguarda i contributi per le operazioni per il mantenimento della pace. Vogliamo rovinare una storia di straordinaria disponibilità per un momento magari nel quale si ritiene da parte di un partito politico o di un esponente di un partito, che le Nazioni Unite ce l’abbiano con l’Italia?

Ma è veramente possibile uscire dall’ONU? Quali i casi più eclatanti in passato? 

Si può benissimo recedere da un’organizzazione internazionale, e quindi anche dalle Nazioni Unite, ma questo è un processo complesso. Non mi risulta ci siano stati casi di recesso dall’ONU. Ci sono stati casi di sospensione, degli Stati per i quali è stata invocata l’espulsione, perché il loro comportamento era di tipo discriminatorio, ma grave. Soltanto il Sudafrica e la Rhodesia del Sud, appunto quando non si chiamava ancora Zimbabwe, furono sospese per un periodo delle Nazioni Unite, quando questi Stati praticavano l’apartheid come strumento di politica. Non siamo in queste condizioni, quindi ritengo che l’idea dell’espulsione sia inimmaginabile oggi. Vorrei ricordare che se ci sono stati casi analoghi, dobbiamo riferirci alla Società delle Nazioni e l’Italia, in effetti, fu espulsa dall’organizzazione, con quello che ne seguì, per aver fatto uso di armi chimiche batteriologiche in Etiopia, ma credo che siano bruttissime pagine di storia che non dovrebbero nemmeno essere considerate, oppure, che devono essere considerate perché non si ripetano più cose di questo genere. Quindi cerchiamo di stare con i piedi per terra e non facciamo correre l’immaginazione più di quanto non corrano le parole.

Quali procedure formali burocratiche, a livello italiano, si attiverebbero per far uscire l’Italia dall’ONU?

Tecnicamente ci dovrebbe essere un dibattito in Parlamento ed il Parlamento dovrebbe manifestare questa volontà e, dopodiché, si dovrebbe inviare una comunicazione alle Nazioni Unite dicendo che l’Italia decide di recedere dall’ONU. Io penso che siamo nel campo delle ipotesi del terzo tipo, di irrealizzabilità.

Ci vorrebbe, dunque, una legge ad hoc?

Se un partito politico proponesse l’uscita dell’Italia dall’Onu dovrebbe, per pensare di procedere, chiedere che il Parlamento svolga un dibattito su questo tema. Non è un tema sul quale si può decidere da parte del Governo senza interpellare il Parlamento. Si tratta di politica estera, tra l’altro di una questione molto delicata, per cui sarebbe normale, se si volesse sollevare una questione di questo tipo, che venisse coinvolto il Parlamento della Repubblica. Per esempio, così come quando siamo entrati è stata varata una legge che prevedeva la richiesta dell’Italia alle Nazioni Unite, si potrebbe presentare una proposta di legge che preveda l’eventuale recesso dall’organizzazione. Su tale proposta di legge ci dovrebbe essere un dibattito in Parlamento, viviamo in uno Stato di diritto quindi immagino che nessun Ministro della Repubblica, con qualsiasi percentuale di voti a proprio appannaggio, possa decidere unilateralmente su una cosa di questo genere, quindi si attiverebbe  una procedura di questo tipo. Il dibattito parlamentare dovrebbe dare come esito, a maggioranza naturalmente, una decisione favorevole alla proposta fatta, quindi all’uscita. Se la legge viene approvata l’Italia presenterà una domanda di recesso dalle Nazioni Unite. Questo significa che il Presidente del Consiglio manderà una lettera al Segretario Generale dell’ONU in cui esprimerà la volontà del Parlamento italiano di recedere dall’organizzazione. Dopodiché, se si seguisse questa procedura non ci sarebbe nessun problema. Il punto è che, un dibattito di questo genere ignorerebbe l’articolo 11 della Costituzione o questa tesi verrebbe fatta valere da alcune o più parti politiche in Parlamento.

Quali procedure, invece, a livello internazionale? Nel caso si votasse ‘sì’ e questa comunicazione arrivasse all’ONU, cosa si attiverebbe all’interno delle stesse Nazioni Unite e a livello internazionale?

A livello internazionale succederebbe che il Segretario dell’ONU prenderebbe contatti con il Presidente del Consiglio e gli chiederebbe di recedere dal recesso, di ritornare sui propri passi e riflettere su questa decisione. Nel caso di parere negativo e di una volontà ferma di uscire dall’ONU, il Segretario Generale non potrebbe far altro che prendere atto della decisione e l’Italia sarebbe fuori dalle Nazioni Unite.

Non ci sarebbero pendenze? L’ONU lascerebbe andar via così l’Italia?

No, se ci sono impegni di vario genere assunti in precedenza dall’Italia, questi impegni probabilmente saranno onorati, poi dipende caso per caso. Se per esempio l’Italia ha deciso di finanziare un fondo contro la malaria per i prossimi 10 anni sarà chiamata a partecipare al pagamento delle quote di sua spettanza. Ma sono piccole cose rispetto alla gravità politica di un fatto di questo genere, immaginare di avere degli oneri di tipo economico fa sorridere. Il vero problema è che finiremmo su tutti i giornali del mondo come il Paese del mondo occidentale che decide di andare via dalle Nazioni Unite. Faremmo ridere il mondo.

Cadrebbero tutte le Convezioni firmate?

No, le Convenzioni che sono state firmate, per le quali il Segretario Generale è il depositario, rimarrebbero in vigore. Ci sono, per esempio,  delle Convenzioni delle Nazioni Unite come quelle sulla lotta al finanziamento del terrorismo internazionale ed in questo caso non si può immaginare che l’Italia venga meno agli obblighi assunti con quella Convenzione, che sono degli obblighi assunti per sempre, non che cadono nel momento in cui l’Italia dovesse recedere. Gli obblighi rimarrebbero tutti in piedi. Non c’è un recesso anche dalle Convenzioni. Questo è inoppugnabile. Un eventuale recesso dell’Italia dalle Nazioni Unite non attenterebbe agli obblighi internazionali assunti proprio dall’Italia tramite le Convenzioni. L’unica cosa che l’Italia non farebbe più è pagare le quote di adesione.

Non sarebbe multata a livello economico?

No, per nessuna ragione. Aderire ad un’organizzazione internazionale è una libera scelta dello Stato, in questo caso.

Quali riflessi l’uscita avrebbe sulla legislazione italiana e, in generale, sulla struttura giuridica dello Stato?

Sarebbe un attentato all’articolo 11 della Costituzione, sarebbe una cosa di una gravità enorme, una cosa epocale che porterebbe l’Italia tra i paria del mondo. Tutto si può fare, però insomma, prima di fare una cosa di questo genere bisogna modificarla la Costituzione. L’articolo 11 della Costituzione dice che l’Italia acconsente alle limitazioni di sovranità volte a sostenere le organizzazioni internazionali che abbiano come scopo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali ed è esattamente quello che dice l’articolo 1 della Carte dell’ONU. Cioè noi abbiamo aderito proprio per questo motivo alle Nazioni Unite.

Parlo di attentato alla Costituzione se si pensa di poter disattendere l’articolo 11 che è un principio fondamentale su quale è basato il nostro Paese. Se vogliamo distruggere la credibilità interna ed internazionale del nostro Paese, possiamo anche pensare di attentare alla nostra Costituzione.

Quella del dibattito parlamentare è una procedura legittima per quanto di difficile attuazione. Quella che sarebbe illegittima è una procedura che prevede che l’Italia, senza nessun tipi di dibattito, receda dalle Nazioni Unite, quindi è chiaro che sarebbe un attentato alla Costituzione.

Si tratta di ipotesi irrealizzabili che sarebbe bene che i nostri politici non formulassero per evitare di arrecare pregiudizi al nostro Paese da tutti i punti di vista. Quando succedono queste cose si perde credibilità internazionale dopo che per più di 60 anni si è costruita l’immagine di un Paese aperto, multilaterale e pronto alla cooperazione internazionale.

Quali le prospettive di un’Italia fuori dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite?

Nessuna prospettiva. Ci distingueremmo non per la nostra posizione di avanguardia, di prima fila, ma per essere espulsi, lo decideremmo noi, ma in realtà non faremmo più parte della più importante organizzazione internazionale. Sarebbe un rinnegare la collocazione nella comunità internazionale.

È chiaro che con l’uscita l’Italia si isolerebbe. Lo scenario che si presenterebbe è quello di essere isolati dalla comunità internazionale dal punto di vista politico, non partecipare al commercio giuridico internazionale, alla vita di relazione internazionale, non contribuire alla formazione del diritto internazionale, non contribuire alle decisioni in materia di diritti umani, non contribuire alle decisioni che vengono assunte a livello internazionale a livello economico e sociale, non contribuire, nel senso di non essere presenti, alle decisioni in  materia di disarmo. È una cosa possibile questa? Ovviamente è del tutto ipotetica e irrealizzabile questa situazione.

Periodicamente l’ONU o altre organizzazioni internazionali vengono attaccate e a questi attacchi seguono poi lamentele che si espandono e si radicano presso l’opinione pubblica. C’è un problema di educazione e culturale alle organizzazioni internazionali da parte degli italiani?

Io credo onestamente che gli italiani siano molto meglio di come qualcuno può  pensare che siano. Danno il giusto valore all’appartenenza dell’Italia alle organizzazioni internazionali, ed in particolare all’ONU. Siamo orgogliosi come italiani a questa appartenenza e abbiamo degli straordinari diplomatici che sanno bene come difendere il nostro Paese da eventuali ed ingiuste accuse e lo stesso Paese si sa difendere da qualsiasi tipo di  illazione rispetto ai propri comportamenti. L’Italia se viola il diritto internazionale dovrà ovviamente risponderne a livello internazionale, se non lo viola, immaginare di espellere, o recedere dall’ONU, sarebbe controproducente, insensato, fuori dal mondo.

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