mercoledì, febbraio 21

È guerra di secessione tra Camerun e Repubblica Federale di Ambazonia I separatisti delle regioni anglofone al nord del Camerun hanno lanciato una guerra di secessione contro le autorità centrali di Younde

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I separatisti delle regioni anglofone al nord del Camerun, Southern Cameroon National Council SCNC (Consiglio Nazionale del Camerun del Sud), dopo aver dichiarato nell’ottobre 2017 la nascita della Repubblica Federale di Ambazonia che ha determinato l’arresto nel gennaio 2018 di 46 quadri politici del SCNC tra cui il leader Julius Ayuk Tabe, hanno ora lanciato una guerra di secessione contro le autorità centrali di Younde.  Il nuovo leader del gruppo indipendentista: Sako Ikome Samuel, dopo essersi dichiarato Presidente Ad Interim della Repubblica Federale di Ambazonia, ha annunciato l’inizio della guerra di secessione su Youtube informando  che sono state istituite milizie di auto difesa.

«È giugno il momento dell’autodifesa per proteggere la popolazione di Ambazonia contro la distruzione delle proprietà e i massacri perpetuati dalle forze governative del Camerun. Stiamo lavorando per rafforzare i gruppi di auto difesa riconoscendo la Convenzione di Ginevra per quanto riguarda le regole di ingaggio nei conflitti. La lotta di liberazione della Repubblica Federale di Ambazonia è un dovere irrinunciabile contro il Camerun Francofono», dichiara Sako Ikome Samuel.

In realtà i gruppi di autodifesa sono una vera e propria guerriglia ben addestrata e affiancata da mercenari nigeriani provenienti dal Delta del Niger che sta combattendo l’esercito regolare camerunese. I primi combattimenti si sono verificati nel ottobre 2016 con l’attacco a varie caserme di polizia nelle regioni anglofone del Camerun che provocarono la morte di 26 poliziotti. Gli scontri si sono intensificati nel dicembre 2017. Gli attacchi sono attuati con classiche tattiche di guerriglia mordi e fuggi contro polizia, gendarmi, soldati e autorità anglofone fedeli al Presidente Paul Biya. I separatisti sono ben armati e addestrati. Le loro basi ubicate nelle confinanti foreste della Nigeria.

Domenica 11 febbraio, in occasione delle commemorazioni del referendum che unì il Camerun Francofono con quello Anglofono nel 1961, festività trasformata nel 1966 nella “festa della gioventù”, 3 gendarmi sono stati uccisi presso la località di Kembong nel sud ovest del Paese dove sono in corso delle operazioni militari dell’esercito regolare per stanare le cellule “terroristiche”, come vengono definiti i separatisti dal Governo Biya. Il Colonnello Didier Badjeck, porta parola dell’esercito camerunese, dichiara che la situazione è sotto controllo anche se si attende una imminente offensiva militare dei separatisti dalla vicina Nigeria. Notizia confermata anche da una nota interna del Ministero della Difesa camerunese e da vari appelli alla mobilitazione generale lanciati dai separatisti sui social networks.

La situazione di pre-guerra civile è talmente grave da costringere le autorità camerunesi a dichiarare il coprifuoco dalle 20:00 alle 06.00  su tutte le regione anglofone del Paese. Il Ministro della Difesa Joseph Beti Assomo ha informato che l’esercito si sta preparando a respingere una offensiva militare dei secessionisti a cui si sarebbero uniti nutriti reparti di mercenari nigeriani. La frontiera con la Nigeria è ora sorvegliata dall’esercito camerunese. Operazioni di rastrellamento sono effettuate da polizia ed esercito per snidare e distruggere le cellule secessioniste attive all’interno del territorio camerunese. Le autorità non forniscono nessun dettaglio su questa operazione militare.

Il Presidente Paul Biya ha lanciato un appello alla Nazione invitando i giovani anglofoni a non ascoltare gli appelli secessionisti lanciati su Internet che incitano alla rivoluzione e alla guerra. L’Unione Europea afferma di essere molto preoccupata dalla escalation di violenze nelle regioni anglofone del Camerun che possono portare alla guerra civile, invitando le forze armate camerunesi a far un uso proporzionato della forza e a non commettere crimini e violenze sulla popolazione civile.

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