sabato, ottobre 21

‘Con due soldati racconto il sud dell’Italia’

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Marco Tullio Giordana è un tranquillo signore dall’aspetto gentile e pacato, e mai diresti che alle spalle ha l’enorme mole di lavoro che effettivamente ha. Comincia nel 1977, co-sceneggiatore del documentario ‘Forza Italia’ di Roberto Faenza; nel 1979 debutta come regista, quel ‘Maledetti vi amero’ che qui a Locarno vince il Pardo d’oro. Affronta un tema spinoso come il terrorismo con ‘La caduta degli angeli ribelli’, del 1981. Facciamo ‘salti’ arbitrari della sua prolifica produzione per pure questioni di spazio, ed eccolo con Giuseppe Tornatore, Giuseppe Bertolucci e Francesco Barilliche nel 1991 firma il film collettivo: ‘La domenica specialmente’ vengono poi: ‘La neve sul fuoco’ che si ispira a dei racconti di Tonino Guerra; ‘I cento passi’, sulla vita e la morte di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, nel 1978. Nel 2003 il film realizza per la televisione ‘La meglio gioventu’; e ancora: ‘Sangue pazzo’ che ripercorre le tragiche vicende di cui furono protagonisti la coppia di attori fascisti Ferida-Valenti fucilati dai partigiani; ‘Il romanzo di una strage’, sui fatti di piazza Fontana… Fermiamoci qui.

La storia che Marco Tullio Giordana sceglie di raccontare con il suo ultimo film, “Due soldati”, a grandi linee è questa: siamo a Napoli. La Napoli di oggi, quella che sa essere dura e feroce come poche città. Ci sono due ragazzi: Salvatore accetta le “regole” del quartiere dove vive, e si inserisce nel tessuto delinquenziale, uno dei tanti clan di camorra. L’altro, Enzo, da quelle “regole” vuole invece affrancarsi. Non fa lo “sbirro”: sceglie di arruolarsi nell’esercito; e si trova mandato in Afghanistan in missioni di pace ad altissimo rischio. C’é poi un terzo personaggio, femminile: Maria; anche lei vuole uscire dalla morsa in cui si viene a trovare; spera di farlo sposando Enzo. Poi, naturalmente, le cose sono destinate a complicarsi, perché Maria incontra Salvatore, ma qui ci si ferma, il resto lo scopra, se vuole, lo spettatore; non ci interessa il proseguio della storia. Diciamo che gli uomini dispongono, poi – a scelta – padreterno o destino, dispongono.

Qui giova invece dire che siamo al capitolo finale di una trilogia, che Giordana comincia con ‘I cento passi’; e prosegue con il film tv ‘Lea’, storia di Lea Garofalo, assassinata dall’ex convivente ‘ndranghetista e sciolta nell’acido, perché diventata testimone di giustizia.

Enzo soldato dello Stato italiano. Salvatore ‘soldato’ di camorra… A questo punto pero’ conviene lasciare che sia il regista a parlare, a spiegare, Racconta di essere rimasto letteralmente affascinato dalla sceneggiatura (di Maurizio BraucciLudovicaRampoldiMassimiliano Virgilio): “Quando l’ho letta ho subito detto: non tocco nulla, è perfetta. Posso cominciare a girare subito…”.

Molte scene sono state girate in Afghanistan, perché “farle in Sardegna o in Marocco non avrebbe avuto alcun senso. C’erano dei rischi, è pur sempre zona di guerra, ma l’esercito italiano ci ha aiutato in tutti i modi possibili”.

La “prima” nella Piazza Grande di Locarno; preceduta da un “corto”, sempre diGiordana, ‘Scarlatti K.259′. È andata cosi’: “Il direttore della Reggia di Caserta mi mostra il teattro di Corte, chiuso al pubblico perché va rimesso a norma; è bellissimo, con un acustica straordinaria. Io sono appassionato di musica, cosi’ ho realizzato il ‘corto’ coinvolgendo il chitarrista Antonio Mascolo. Dopo mi sono domandato perché ho voluto fare questa cosa; ho compreso che “Due soldati” e “Scarlatti K.259” raccontano le facce di una stessa realtà”.

Chi sono, cosa vogliono rappresentare questi tre personaggi? “Enzo e Maria sono giovani come tanti ce ne sono; come tanti coltivano progetti ‘normali’: mettere su famiglia, una casa, dei figli… se si vuole è anche una storia d’amore”. C’è una quarta protagonista, la camorra. E in altri film, Cosa Nostra e la ‘ndrangheta…

Il fatto è che la criminalità organizzata ormai è la patologia del nostro paese. Per troppi è diventata una sorta di valore, ci inquina, ci ammorba. Una volta, almeno, c’era una solida borghesia che formava una classe dirigente. Il tentativo che faccio con “I due soldati” è raccontare il Sud del nostro paese”.

 

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