martedì, agosto 21

Lega – Cinque Stelle: due diversi populismi, ma ci sono punti di contatto? La loro diversità viene da esperienza, sensibilità, valori e soprattutto motivazioni differenti

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Ora che la Lega e i Cinque Stelle stanno avviandosi a formare il nuovo governo, dopo un periodo di tempo in cui sembravano possibili altre soluzioni, un governo Pd Cinque Stelle o uno del Presidente chiamato stranamente “neutrale”, torna di stringente attualità il discorso relativo alla loro compatibilità politica e quindi programmatica.

In un articolo, sempre per L’Indro, avevo analizzato, a bocce ferme, cioè prima di possibili interazioni, quello che era comune e quello che non lo era tra i due diversi tipi di populismi. Ora è interessante capire come queste due strutture statiche si deformeranno in una dimensione dinamica per accomodarsi ad un accordo e quali sono i punti più deboli e quelli invece solidi.

L’unico tratto comune dei due vincitori delle elezioni del 4 marzo è, come detto, il populismo, ma si tratta di due populismi diversi che non si amalgamano automaticamente. Diversi perché vengono da esperienza, sensibilità, valori e soprattutto motivazioni differenti.

I Cinque Stelle infatti hanno una base elettorale sostanzialmente di sinistra con però una certa componente di destra, mentre la Lega, pur vantando influenze di sinistra (Matteo Salvini era i leader dei comunisti padani e Bossi fu iscritto da giovane al Partito Comunista) è ora situata nettamente a destra.

Dunque due strutture anti-simmetriche che vedono le polarità principali e secondarie invertiteIl collante principale tra loro è quello della lotta all’Europa delle banche e dei tecnocrati che opprimono la popolazione mondiale limitandone scientemente la sovranità nazionale.

Segue la lotta all’immigrazioneLa Lega ne ha fatto un marchio di fabbrica mentre la vocazione reazionaria dei Cinque Stelle è piuttosto recente ed è frutto di una furba riconversione a destra del Movimento per sottrarre voti proprio alla Lega.

Non per niente la componente di sinistra del M5S, quella che fa capo al Presidente della Camera Roberto Fico per intenderci, è di tutt’altro avviso e ne abbiamo avuto recente significazione nell’esclusione, con relative recriminazioni, del candidato a sindaco di sinistra del M5S a Vicenza proprio per favorire la Lega.

Ma anche questo è un fenomeno per così dire fisiologico perché è noto che nei movimenti populisti che tendenzialmente sono di destra c’è sempre una componente di sinistra; basta ricordare, ad esempio, che anche il Partito Nazionalsocialista aveva una componente di sinistra guidata dal capo delle Sa Ernst Röhm (ma anche il futuro consigliere di Hitler Joseph Goebbels ne faceva inizialmente parte) che fu eliminata nella Notte dei lunghi coltelli. Anche il fascismo italiano mostrava una componente di sinistra legata alle origini socialiste di Benito Mussolini, rappresentata dai sindacalisti rivoluzionari e specificatamente da Nicola Bombacci e Leandro Arpinati e questo, fatte le dovute proporzioni storiche, vale anche per la Lega.

Ed infatti altro punto di frizione, oltre quello dell’immigrazione, è quello fiscale con una Lega che rappresenta il nord produttivo che vuole la flat tax, mentre i Cinque Stelle il reddito di cittadinanza: due misure chiaramente incompatibili. Sempre nel campo economico poi i grillini sono per una patrimoniale, misura tipicamente di sinistra, mentre la Lega e per fare pagare meno tasse.

Per non parlare poi dei temi infrastrutturali ed ambientali con i Cinque Stelle fermi ad un ingenuo ambientalismo di pura protesta e una Lega, al contrario, sviluppista. Ne è esempio la vicenda dell’Ilva che il M5S vuole chiudere all’opposto di quello che ritiene la Lega o le inutili pedonalizzazioni municipali di Roma da parte della contestata sindaca Virginia Raggi.

Ugualmente c’è anche in entrambi una forte propensione anti – scientifica, si veda il caso dei vaccini, anche questa in sintonia con un certo humus culturale ed intellettuale di tipo romantico che fin dal XIX secolo è stato una reazione al positivismo scientifico di sinistra, figlio a sua volta dell’illuminismo della Rivoluzione Francese.

Analoga concordanza poi in tema di ostilità all’euro e favore ad una economia diversa, magari basata sulle criptovalute.

Poi c’è da fare il conto con la realtà sociologica degli elettori. Ad esempio, nei Cinque Stelle il 33% di loro è critico rispetto ad un accordo con la Lega contro il solo 8% della Lega (sondaggio Ipsos). Questo dato è interessante e ci mostra come l’elettorato grillino sia molto più intransigente e chiuso rispetto a quello leghista.

È chiaro che tale criticità della base è alimentata dalla presenza dell’eterno nemico Silvio Berlusconi come alleato della Lega, seppur in una ambigua opposizione che i grillini, ed in verità anche i commentatori politici, non riescono a decifrare completamente e la recente riabilitazione dell’ex Cavaliere riapre anche sopiti giochi di potere.

Grillo ha sempre propugnato una legge sul conflitto di interessi che ora non potrà più fare in piena libertà, dati i rapporti tra lega e Forza Italia.

Interessante da esaminare poi il ruolo di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che si è assestato intorno al 4.5%.

Tale formazione politica sembra una copia della Lega, ma in realtà ha un punto di notevole differenziazione identitaria e cioè l’idea di nazione unitaria ereditata dal Movimento Sociale Italiano, che ancora non è stata interiorizzata dalla compagine di Matteo Salvini.

Interessante anche come FdI venga percepita dal Movimento Cinque Stelle come “troppo di destra”, come da parole testuali di Luigi Di Maio che tentava di convincere Giorgia Meloni a entrare nella compagine governativa in cambio di un lasciapassare per sé stesso alla carica di premier.

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