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USA 2016

Donald Trump e il resto dell’Europa

L'analisi di Franco Rizzi, docente e storico italiano, fondatore dell'Unimed

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Che piaccia o no, adesso, e per i prossimi quattro anni, Donald Trump sarà il presidente degli Stati Uniti d’America. Vedendo il suo programma sembra di leggere una propaganda elettorale degli anni ’50, quando ancora la globalizzazione era un concetto sconosciuto, e l’idea di una visione unitaria era ancora nei progetti dei grandi uomini politici.

Andando oltre la figura in sé per sé, adesso sarebbe importante almeno provare a capire come si muoverà a livello internazionale. Ad esempio i rapporti con l’Unione Europa (di cui ne facciamo parte, anche se non se lo ricordano sempre). Nella visione di Trump, decisamente protezionista e isolazionista, e dunque meno incline all’interventismo, l’Europa potrebbe essere abbandonata a se stessa. Oltretutto lo scorso giugno il tycoon aveva rilasciato delle dichiarazioni molto precise sul futuro dell’Europa e della sua politica: «Lo sgretolamento dell’Europa è un dato di fatto, non una mia opinione. Dipende dagli errori commessi dalle sue leadership inadeguate».

Per quanto riguarda il problema dell’immigrazione ha sottolineato gli errori commessi dalla Germania: «Stimavo molto Angela Merkel, e le ho sempre fatto tanti complimenti, fino a quando ha preso quella decisione sciagurata sull’accoglienza dei rifugiati. Così ha trasformato la Germania in un Paese da cui i suoi abitanti vogliono scappare».

In un mondo che ha puntato tutto sulla condivisione e la mescolanza viene eletto un Presidente che guarda al passato. Per non parlare delle esultanze dei leader populisti/nazionalisti che già sentono la loro revanche personale arrivare in grane stile. Abbiamo voluto analizzare la nuova ( e inaspettata) situazione con Franco Rizzi, docente e storico italiano, professore ordinario di Storia dell’Europa e del Mediterraneo e fondatore e Segretario Generale dell’Unimed, l’Unione delle Università del Mediterraneo.

L’elezione di Donald Trump, come l’outsider della politica. Come ci è riuscito?

Proprio perché non centra nulla con la politica. La gente, l’elettorato in generale, ha manifestato un disagio nei confronti della politica tradizionale (sia democratica che repubblicana). Va detto che è vero che Trump ha vinto e tutta la stampa non ha sbagliato completamente, ma l’errore è ancora più grave.  La vittoria della Clinton è stata data per certa e nessuno si è peritato di andare a vedere che cosa stava succedendo nella realtà dei fatti. Il voto dell’elettorato non ha sbaragliato solo la politica ma tutte le istituzioni di potere, ma con una grande contraddizione: affidandosi ad un uomo di potere, che non ha nulla a che fare con la politica. Le lezioni americane vanno lette in questa chiave contraddittoria. Ribadisco un lavoro sbagliato da parte di tutta la stampa. Questo fatto comporta una riflessione sul modo che la popolazione americana ha utilizzato per cambiare le cose. Il futuro dell’America va al di là di Trump, l’America deve farci capire che ruolo vuole giocare. Vuole essere la potenza unipolare di cui si è sempre parlato oppure ha una visione di spartizione di questo potere? Il nodo centrale sta nel capire cosa vuole fare l’America, non solo nel lasso di tempo in cui Trump sarà presidente, ma anche e soprattutto per il futuro. Questo è un discorso che viene da lontano.

Si ritorna all’individualità degli Stati, dopo decenni di ‘lotte’ per creare un’unione politica ed economica e di libera circolazione? Per non parlare dei punti della campagna elettorale di Trump proprio in materia di immigrazione. Ritorna l’autarchia in chiave moderna?

Qui parliamo di populismi. Questa è un’onda propagandistica che investirà l’Europa, ed in una certa maniera è già successo. Vediamo cosa è successo in Ungheria, vedremo cosa succederà in Olanda, cosa succederà dopo la Brexit, a maggio in Francia. In più c’è una debolezza oggettiva dei partiti tradizionalmente di sinistra. Il discorso dei populisti si combina anche con un discorso nazionalista. La preoccupazione sta nel fatto che i partiti tradizionali sono di una debolezza disarmante.

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Un commento su “Donald Trump e il resto dell’Europa”

  1. vito scrive:

    In campagna elettorale,sicuramente,si dice di tutto e di più però,è anche vero che i governi occidentali non hanno più nulla di democratico,anche loro sono dei populisti che con operazioni mirate ( vedi gli 80 € del Presidente Renzi e tanto altro ancora ) cercano di accattivarsi le simpatie degli elettori. Operazione molto vicina al così tanto discusso voto di scambio.Vi invito pertanto,cari governanti, a non chiamarci populisti, ma ad occuparvi, un po’ di più di noi cittadini. Saluti.

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