mercoledì, settembre 19

Diciotti e i dioscuri del Governo, il riccioluto Toninelli e il barbuto Salvini Un crescendo ormai ai limiti del comico, se non avesse ad oggetto questioni gravissime, e cioè la vita delle persone

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Diciotti. Quello in atto tra i due dioscuri della maggioranza di Governo è un crescendo ormai ai limiti del comico, se non avesse ad oggetto questioni gravissime, e cioè la vita delle persone -la vita ognuno di noi, ‘negri’ inclusi, ne ha una e una sola- sia quelle degli italiani che sono passati su quel maledetto ponte, sia quelle deimigranti’ -un termine ormai abusato e divenuto sinonimo di reietto, di brutto, di malvagio … di nemico: è questo il razzismo, altro che goliardia, questo è odio allo stato puro e, quel che è più grave, è odio senza motivo, odio che chi lo pratica, interrogato, non saprebbe dire fondato su cosa, specie quando magari la nonna è assistita da un migrante (magari in nero, meglio se irregolare! Sbaglio?) o raccoglie i suoi pomodori sotto il sole per dodici ore filate a 4 euro all’ora, togliendo il lavoro ai giovani nerboruti italiani puro sangue, in fila scalpitanti per fare quel piacevole lavoro e che devono contentarsi, intanto, del reddito di cittadinanza e solo perciò dimenticano di raccogliere quei pomodori.
Ah, mi dicono dalla redazione che non è ‘ancora’ entrato in vigore -il reddito di cittadinanza-; chiedo scusa.
Ma i due mi ricordano quei ragazzotti, organizzati dai parroci per recitare commediole melense a beneficio dei ‘parrocchiani poveri’ (si diceva spesso così un centinaio di anni fa, quando ero giovane) dove la contesa ad apparire prima, di più, più avanti degli altri sfiorava la rissa. E quindi: un giorno Matteo Salvini spiazza tutti scatenandosi contro Aquarius e il giorno dopo Luigi Di Maio si scatena contro Atlantia, ma Salvini non si lascia mettere i piedi in testa e spara a zero contro l’UE e minaccia di riportare dei migranti raccolti in mare dalla solita nave Diciotti in Libia e … leggete alla fine!

Oddio, un momento, cerchiamo di capire.
Cominciando dal complimentarci con l’equipaggio della nave italiana, la Diciotti, ormai istituzionalmente costretta a stare in mare aperto a galleggiare, in attesa che qualcuno si degni di dire dove diamine attraccare. Come se fosse una nave pirata o, già forse così è meglio, una nave con la bandiera gialla -peste a bordo. C’è da chiedersi che aspettano ad ammutinarsi in stile Caine! Ma guardate, quella è una nave italiana che, a torto o a ragione, ha raccolto delle persone in mare, in pericolo, secondo il comandante della nave si suppone, di affondare e fare affogare chi ci stava sopra. Quella gente, ammassata sul ponte alle intemperie e comunque in maniera approssimativa (la Diciotti non è una nave da crociera, onorevole Salvini), quale che ne sia la provenienza è gente sul suolo italiano e dunque gode di tutti, ripeto tutti, i diritti di chiunque si trovi in Italia. Quelle persone non sono oggetti, né animali, ma sono individui umani, dotati di tutti i diritti di tutti gli individui umani, di qualunque nazionalità sul suolo italiano. Lo abbiamo ripetutamente spiegato in occasione di eventi fotocopia o quasi.

Ma qui, forse, si deve approfondire un po’ meglio, perché, almeno questa è una situazione alquanto particolare.
La barca in questione, proveniente dalla Libia, ha attraversato la zona di competenza di Malta. La cosa, parliamoci chiaro, è praticamente inevitabile, basta dare un’occhiata ad una carta geografica. Ma Salvini strepita perché Malta avrebbe aiutato la nave a superare la zona di competenza maltese per entrare in quella italiana. Che vuol direaiutare? Nulla. Sono stati riforniti di salvagenti, di cibo, di acqua, e non so che altro. E che male c’è? Onorevole Salvini, la nave (la barca, il barcone, lo chiami come preferisce) navigava, cioè faceva ciò che fanno di solito le imbarcazioni finché non affondano. Ma non è affondata. Caro Signor Salvini: nessuno, nessuno, ha il diritto di fermare una nave che naviga liberamente. Certo, esiste la possibilità di fermarla quando entra nelle acque territoriali (non nella zona di sorveglianza!) nel caso di specie italiane.
Dunque abbiamo fissato due punti: la barca andava (come dice la canzone … finché va lasciala andare), ed era in acque internazionali. Controllata, ovviamente, dalle autorità maltesi, così come ogni nave che passi da quelle parti: controllata, non -parlo in termini formali- spinta o diretta o indirizzata.
Dopo di che, la stessa barca, esce dalla zona di controllo maltese, per entrare in quella italiana. E qui, le cose non sono più molto chiare. La nave Diciotti ha agito perché temeva che la barca affondasse o perché stava affondando? Cambiano le cose e molto significativamente. Perché nel secondo caso siamo in presenza di un salvataggio in mare, obbligo assoluto e inderogabile di qualunque nave passi in prossimità di un natante a rischio di affondamento. E qui le regole sono chiarissime perché sono regole di civiltà elementare: i naufraghi salvati vanno portati immediatamente al porto più vicino e soccorsi a terra e trattandosi di una nave pubblica (una nave da guerra per intenderci grossolanamente) gli unici porti in cui può andare e senza bisogno di autorizzazione alcuna è un porto nazionale. Per di più, se non sbaglio, il porto lo sceglie il comandante della nave se vi sono situazioni di emergenza.

Nel primo caso, la cosa è molto più delicata ed è tutta da accertare, almeno per quanto ne so.
A leggere i confusi e un po’ ridicoli scambi tra il pensoso Danilo Toninelli e il Ministro maltese si evincerebbe che la Diciotti ha intercettato la barca proveniente dalla Libia «soltanto per impedirgli di entrare nelle acque sotto il controllo italiano». Illazione, questa, da dimostrare, ma certo il ‘salvataggio’ è accaduto in acque di competenza maltese, sia pure ‘col trucco’. Ma il punto saliente, al di là degli squittii di Toninelli, è che se una nave pubblica impedisce ad una nave privata di proseguire la navigazione e ne prende i passeggeri a bordo (consenzienti o meno che siano) commette un vero e proprio atto di pirateria. Perché non mi stancherò mai di ripeterlo la gente, per norme internazionali chiarissime e per norme interne altrettanto chiare, ha diritto di andare dove vuole, nessuno può legittimamente impedirglielo. Posto che lo stato dove quella gente va non li voglia, compatibilmente con le norme in materia di diritti dell’uomo e di quelle in materia di accoglienza dei rifugiati (regolate dalla nostra Costituzione), lo Stato può non accoglierli, e, ‘se d’accordo, rispedirli da dove vengono. Ma solo se d’accordo, perché altrimenti si incorre nel fenomeno del refoulement, considerato uno dei più gravi atti illeciti in materia. Semmai fosse vero che il Ministro Salvini si propone di rimandare quelle persone in Libia, commetterebbe, o meglio farebbe commettere all’Italia un illecito internazionale gravissimo.E l’Italia è stata già condannata per ciò con la sentenza Hirsi, che ci costa oltre 15.000,00 euro per ogni migrante, ma che certo non ci fa fare una bella figura.

La domanda, però, che mi pongo oggi -come l’altro ieri sui caporali, ecc.- è: che fa la Magistratura italiana? Certo ha molto da fare, le situazioni sono complicate, l’accertamento della verità e degli avvenimenti è molto difficile (non ipotizzo nemmeno che la cosa non sarebbe molto popolare), ma visto che ci sono leggi italiane (sia pure di provenienza internazionale) che sono violate, sta alla Magistratura agire. Nel rispetto dei suoi compiti e delle sue funzioni e quindi -mi sia permesso molto sommessamente aggiungere- non giudicando i comportamenti dello Stato -come nel caso del, peraltro meritevole di ogni lode, PM di Genova- ma accertando i reati e le responsabilità. Tutti e tutte.

Poi, ma siamo in Italia no?, il climax del ridicolo: il riccioluto Toninelli fa entrare la Diciotti in porto; il barbuto Salvini impedisce a tutti di scendere! Perdonatemi: questa è buffoneria pura!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.