mercoledì, settembre 19

Diciotti: appunti di diritto internazionale per il Ministro Salvini Non si capisce a quale titolo e chi possa impedire ad una nave pubblica italiana di entrare in un porto italiano

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Ne ‘Il Mercante di Venezia’ di William Shakespeare (noto autore di commediucole edificanti: questa nota è a beneficio di certi nostri governanti) per venire incontro alle costose smanie erotico-sentimentali del bel Bassanio, Antonio, ricco mercante veneziano, a corto di contante, si fa prestare dei soldi da Shylock, usuraio locale, che a garanzia di una eventuale mancata restituzione chiede l’impegno di Antonio a compensarlo con una libbra di carne del proprio corpo. L’evento accade, ma per varie vicissitudini giuridico-formali, insomma cavilli, la libbra di carne non può essere esatta e Antonio se e torna a casa intero, mentre il bel Bassanio convola con la promessa sposa, che è poi quella che ha ‘scoperto’ i provvidenziali cavilli.

Nel Mediterraneo centrale, a largo della Libia, l’altro ieri il solito gommone carico di migranti sta per affondare, e accorre un rimorchiatore d’alto mare italiano (non una nave di una orrida ONG) che recupera i naufraghi e, su ordine dall’Italia (sarebbe interessante sapere di chi) li sta per riportare in Libia, quando alcuni dei naufraghi (sembra un paio, ma poi sulla stampa e nelle dichiarazioni di qualche politicante si parla di “ammutinamento” … e che è il Bounty?) protestano e dal rimorchiatore italiano si chiede l’aiuto di una nave della Guardia Costiera italiana, la solita Diciotti, che carica i naufraghi e cerca di tornare in Italia. Ma viene fermata e rallentata ad opera, pare, del Ministro dell’Interno, il ‘chiuditore di porti Salvini che non ha competenza sui porti e nemmeno sulla nave, dato che gli uni e l’altra sono sotto la giurisdizione del Ministero dell’Industria e dei Trasporti, per motivi la cui logica mi sfugge, ma che alla finecede’, dopo avere inviato poliziotti vari sulla nave o su entrambe le navi in navigazione (non si poteva aspettare che arrivasse, risparmiando così un po’ di soldi?) adaccertarele responsabilità dell’ammutinamento e a fare sbarcare ‘in manette’ i predetti dalla nave, una volta approdata. Sulle manette, il Ministro insiste con forza: devono proprio averle già indosso, sulla passerella, si devono vedere bene, è una questione di principio.

Primo. A meno che i naufraghi siano scappati dalla Libia dopo avere commesso reati (che so, rubato la barca, ucciso il barcaiolo, ecc.) hanno semplicemente esercitato il loro diritto all’espatrio, conculcato, pare, dalla detenzione in un centro libico. Diritto indiscutibile, che non è un reato in nessun caso, salvo in qualche regime non esattamente democratico e noi ne sappiamo qualcosa. Qualora, invece avessero commesso reati in Libia, esistono le procedure di estradizione e, se del caso, verranno riportati lì, ma solo dopo il necessario controllo giurisdizionale: così funziona la nostra Costituzione.

Secondo. Nel momento stesso in cui i naufraghi sono stati trasbordati su una navepubblicaitaliana, quei naufraghi sono in Italia e a loro si applicano tutte le norme di diritto italiane e internazionale, tra cui quelle che fanno divieto del respingimento (insomma della consegna alla Libia) qualora vi sia il rischio, solo il rischio, che vengano quei naufraghi maltrattati o perseguiti ingiustamente anche per motivi politici: e la detenzione in campi chiusi è certamente illecita. È la cosiddetta regola del ‘non refoulement’ contenuta in varie convenzioni internazionali, sottoscritte e ratificate dall’Italia.

Terzo. In ogni caso, una navepubblica italiana, approda in porti italiani, e quand’anche per ragioni di emergenza dovesse approdare altrove tutto ciò e tutti coloro che sono a bordo sono sotto la protezionedella bandiera italiana, dello Stato sovrano Italia: questo è il principio di sovranità. Anche nella sua versione rozza ‘a casa mia faccio ciò che mi pare’ il risultato non cambia: su quella nave l’Italia decide ciò che vuole, da sola. Forse qualcuno ricorderà che nel caso della nave italiana Enrica Lexie, nave privata ma con un corpo di truppa a bordo, si discusse e protestò molto per l’accesso a bordo e il sequestro di armi e arresto di militari, da parte della polizia indiana.

Quarto. Non si capisce a qual titolo e chi possa impedire ad una nave pubblica italiana di entrare in un porto italiano o anche solo ritardarne l’arrivo. In questo caso, ci sarebbero anche delle responsabilità contabili, mi pare.

Quinto. Il nostro ordinamento giuridico permette l’arresto (e quindi le manette) solo in caso di flagranza di reato e su ordine di un giudice. Non compete al Ministro dell’Interno pretendere che delle persone vengano arrestate e meno che mai che vengano ammanettate, specie in pubblico, stante il fatto che la legge italiana, tra le altre cose, tutela l’onorabilità delle persone, e mostrarle in catene non mi pare il modo migliore per farlo.

Pare che vi si stato uno scontro nel Governo, conclusosi con la soluzione descritta, ma con la pretesa soddisfatta di vedere quelle persone in manette e in galera. Chi sa che qualche cavillo alla fine non lo impedisca, così come lo impedì nella commedia descritta e il novello Shylock della Bovisa non resti a bocca asciutta. Quanto al bel principe Bassiano, che assiste eroticamente silente al pasticcio, lui se la gode spensierato a Bruxelles con la nato, raffinata ma costosa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.