lunedì, ottobre 23

Dialogo con Angelo Cambiano: la forza della normalità contro il ‘lato oscuro’

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Un enorme dramma civile. Questo è ciò che nei giorni scorsi si è consumato, in un’Italia distratta dalle ferie, presso il Comune di Licata, dove il giovane Sindaco Angelo Cambiano, è stato sfiduciato da 21 consiglieri comunali, infastiditi dalla sua coraggiosa e sistematica lotta all’abusivismo, che sfigura e mette in pericolo l’intero Meridione, come abbiamo tragicamente potuto constatare lunedì 21 agosto in Campania.

L’azione del Sindaco siciliano, che rispondeva ad una sentenza della Magistratura, era sfociata nell’abbattimento di circa un terzo delle ville abusive costruite sul litorale ossia un luogo tutelato, un patrimonio collettivo. Le conseguenze sono state pesanti e il Sindaco è finito, dopo minacce e attentati, sotto scorta, esiti inaccettabili che dovrebbero generare reazioni dello Stato, purtroppo non pervenute.

Dopo i due articoli che avevo scritto sulla vicenda, il Direttore mi aveva chiesto di intervistare Cambiano. Prima di accettare, mi ero preso la briga di ascoltare alcune sue interviste audio. Temevo di trovarmi di fronte al solito narciso, fanfarone e impreparato, una tipologia che sull’Isola abbonda tra i politici, invece sono rimasto colpito dalla compostezza quasi anglosassone, dalla preparazione, dalla capacità di argomentare ma soprattutto dalla consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità.

La nostra intervista in realtà si è risolta in un dialogo sulle premesse culturali di questo incredibile storia di degrado morale delle istituzioni, senza lieto fine, sebbene il protagonista concluda con delle parole di speranza.

Angelo

‘Una volta’ l’onestà era un valore importante, con la mozione di sfiducia vince la disonestà. Ventuno consiglieri comunali concentrati sugli interessi personali in dispregio di quelli collettivi. Si sono mossi con ogni mezzo, usando soprattutto la falsità, pur di arrivare al loro scopo, inventare una sfiducia basata su motivi infondati, vergognosamente scandalosi, pretestuosi, per impedire l’opera di risanamento e di riscatto di un intero territorio.
Mi sono giunti attestati di stima da ogni dove, le migliaia di messaggi dei social di consenso alla mia politica e alla mia persona, e, contestualmente, di condanna verso chi ha permesso che si potesse perpetrare un ulteriore danno al territorio che ha fame di riscatto, di buona politica, mi fanno sperare ancora nel cambiamento. Se la politica e le istituzioni sono state silenti, a loro si sono sostituite le realtà associative, culturali, e tutta la società civile che vive nel rispetto delle regole. A loro va tutta la mia riconoscenza.

Domenico

Quando si dice, sbrigativamente, che in Sicilia, così come nel Meridione, esiste un grande problema di classe politica, si coglie nel segno, ma si omette la questione più importante, ossia quella educativa. La degenerazione della politica siciliana inizia all’interno delle case, qui il modello pedagogico risente di suggestioni individualistiche che, proiettate su scala comunitaria, producono effetti distruttivi. Un esempio lo possiamo reperire nel grave scarto tra i risultati delle prove Invalsi, che vedono gli studenti del Nord prevalere nettamente e i risultati delle prove di maturità, dove i ragazzi meridionali sembrano tutti dei geni. Quando la scuola, invece di riequilibrare le deformazioni generate dalla famiglia, conferma abitudini educative antisociali, sta facendo saltare tutti i ponti tra il presente e il futuro.

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