sabato, gennaio 20

Deportati africani da Israele: implicati Rwanda e Uganda Un bottino di 150 milioni ai 200 milioni di dollari pagato da Israele e che i due Paesi si andrebbero spartire

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Nonostante l’abile mossa di camuffare gli accordi segreti con Israele per la deportazione di 30.000 rifugiati eritrei e sudanesi, sbandierando al mondo intero la disponibilità di accogliere 30.000 immigrati intrappolati nell’infermo libico, il Governo ruandese è ora sotto i riflettori internazionali. Il caso delle deportazioni in Rwanda è finito alla Alta Corte di Giustizia di Tel Aviv, dove una cordata di Organizzazioni in difesa dei diritti umani ha presentato denuncia contro il Governo israeliano con l’obiettivo di bloccare le deportazioni di rifugiati in palese violazione delle leggi internazionali.

Le ONG parlano di accordi segreti con il Governo ruandese e pretendendo che tali accordi vengano resi pubblici. In questi accordi segreti è implicato anche il Governo ugandese. Tali accordi vengono definiti una moderna tratta di esseri umani, in quanto i due Stati africani riceverebbero 5.000 dollari a deportato come forma di finanziamento per accoglierli. Un bottino da spartirsi per un totale che varia dai 150 milioni ai 200 milioni di dollari e non vi è alcuna garanzia che questi fondi vengano utilizzati per sostenere i rifugiati una volta giunti a destinazione. Secondo alcuni quotidiani israeliani, il numero di rifugiati africani deportati in Rwanda e Uganda sarebbe aumentato questa ultima settimana da 30mila a 40.000. Non si conoscono le quote per singolo Paese.

Ester Hayut, Presidente della Alta Corte di Giustizia di Tel Aviv, ha preteso di conoscere le tempistiche sulla deportazione di questi rifugiati. Le risposte del Governo sono state elusive:  «Tra qualche settimana». Alla denuncia delle ONG si sono aggiunti  sette giudici che chiedono l’immediata sospensione delle deportazioni e la cancellazione degli accordi segreti con Kigali e Kampala. L’ingente somma che il Governo israeliano avrebbe promesso a Rwanda e Uganda, per accogliere questi disgraziati fuggiti da due regimi tra i più brutali del continente, dovrebbero essere utilizzati per favorire la loro integrazione nel tessuto socio economico israeliano, secondo il parere dei sette giudici. Secondo il loro parere questo sarebbe un risarcimento danni dovuto ai rifugiati che sono in povertà e hanno subito numerose violazioni dei loro diritti civili inflitte dal Governo israeliano.

L’opinione pubblica africana ha reagito con indignazione alla notizia, in quanto sono coinvolti due governi considerati tra i più progressisti del continente. Il Rwanda è noto come modello di democrazia popolare e per l’alta partecipazione femminile al potere, mentre l’Uganda come esempio di miglior politica di accoglienza migratoria al mondo. I media africani accusano i due Governi di complicità in una tratta di rifugiati per scopo di lucro. Il caso rischia di arrivare al Commissione Diritti Umani dell’Unione Africana. Alcuni diplomatici africani avrebbero consigliato ai Presidenti Yoweri Museveni (Uganda) e Paul Kagame (Rwanda) di desistere nel onorare gli accordi, segreti e alquanto discutibili, poiché violano i diritti dei rifugiati tutelati dal diritto internazionale.

Il Rwanda, Paese modello che è risorto dall’Olocausto, deve rifiutare la proposta del Primo Ministro Bejamin Netanyahu che consiste nello sbarazzarsi di migliaia di rifugiati venendo a meno agli obblighi di protezione offrendo soldi in cambio del servizio reso“, afferma Adi Drori Avraham, Coordinatore della Associazione ASSAF (Organizzazione in Aiuto ai Rifugiati e Richiedenti Asilo in Israele) . “I governi del Rwanda e Israele, se porteranno avanti questi accordi, condivideranno le responsabilità internazionali. Il Rwanda rischia di essere complice della politica razziale del Governo israeliano. Sono giunti nel nostro Paese dei rifugiati dalla Georgia e dalla Uncraina. Non dico che il Governo israeliano li tratti nei migliori dei modi, ma non vengono incarcerati nei centri di detenzione in pieno deserto come i rifugiati africani. Israele e Rwanda hanno subito uno storico orribile tributo di sangue per la loro libertà, ma ho l’impressione che gli orrori del passato stiano ora accecando i due governi. Gli amici servono per dare consigli. Il Rwanda è nella migliore posizione per far comprendere al Governo israeliano che deportare migliaia di esseri umani è ingiusto e sbagliato”, prosegue Adi Drori Avraham.

Mozzi Raz, illustre parlamentare israeliano, ha chiesto al Presidente ruandese Paul Kagame di rifiutare l’oscena proposta di Netanyahu. UNHCR ha sollevato una serie questioni sui precedenti rifugiati eritrei e sudanesi deportati da Israele e ricevuti dal Rwanda tra il 2014 e il 2015. «UNHCR non ha alcuna informazione su quanti rifugiati siano realmente giunti da Israele in Rwanda e quanti di essi sono ancora presenti nel Paese. Siamo vivamente preoccupati per le condizioni sociali e la sicurezza». L’Alto Commissariato ONU per i Rigugiati afferma che le recenti richieste di spiegazioni sulla vicenda avanzate al Governo ruandese non hanno ancora ricevuto risposta.

Secondo il quotidiano israeliano ‘Haaretz‘ il Presidente ruandese Paul Kagame, vistosi scoperto e sotto l’occhio del ciclone a livello internazionale, avrebbe ora l’itenzione di rivedere gli accordi segreti stipulati col Governo israeliano. Kagame avrebbe dichiarato di essere disponibile ad accogliere solo i rifugiati che volontariamente vogliono essere trasferiti in Rwanda. Avrebbe, inoltre, richiesto al Govero israeliano di annullare la decisione di mandare in prigione i rifiugati che si rifiutano di essere traferiti. La notizia diffusa da ‘Haaretz‘ trova il più assoluto silenzio da parte della autorità ruandesi che sembrano impedire ai media locali di parlarne. Anche il Ministro degli Affari Esteri, Louise Mushikiwabo, ha più volte rifiutato di rispondere alle domande di media africani e occidentali.

Gli accordi segreti tra Tel Aviv, Kigali e Kampla mettono in serio dubbio l’offerta fatta dalle autorità ruandesi di accogliere 30.000 immigrati dalla Libia. Ora la comunità internazionale si interroga sulla genuinità di questa solidarietà panafricana e sorgono dubbi se il Rwanda possiede veramente le risorse finanziarie per accoglierli. Il Governo di Kigali ha assicurato che gli immigrati dalla Libia non veranno collocati in campi, ma integrati nella società, affermando di poter loro offrire benefici economici. Una dichiarazione messa in dubbio dalla comunità internazionale, visto che la priorità del Rwanda è quella di offire lavoro alla sua gioventù per sconfiggere la disoccupazione giovanile in aumento.

L’Unione Europea, durante il summit con l’Unione Africana tenutosi ad Abidjuan, si era offerta di supportare finanziariamente parte dell’accoglienza in Rwanda degli immigrati intrappolati in Libia. Ora, venendo a conoscenza degli accordi segreti con Israele, su cui vi è il sospetto di operazione di lucro alle spalle dei rifugiati, l’Unione Europea sembra più cauta, e chiederà al Governo di Kigali maggiori garanzie e dettagli sull’accoglienza degli immigrati dalla Libia. Il Presidente Museveni e il Governo ugandese cercano di estraniarsi dalla vicenda approfittando del fatto che l’attenzione e lo sdegno internazionale si concentrano sul Rwanda. Nonostante questo stratagemma, molte ONG africane pensano che l’Uganda debba chiarire la sua posizione e rifiutare nettamente gli accordi della vegogna con Israele.

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