sabato, luglio 21

Decoro contro umanità. Anche a Natale Le due grandi patologie del ventesimo secolo, fascismi e comunismi, sotto mentite spoglie si fanno presenti e spingono il mondo all’indietro. Sullo sfondo noi, quasi tutti silenti

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Nel corso di un seminario rivolto a delle assistenti sociali, avevo ricordato alle persone presenti che solo per un caso si trovano da questa parte della scrivania mentre i loro ospiti siedono dall’ altro lato. I palchi di proscenio nella vita sono spesso assegnati tramite oscuri sorteggi, circostanze, semplici casualità, ragione per la quale non è il caso di prendersi troppo sul serio, magari facendo sfoggio di superbia all’indirizzo di coloro che sono finiti nel loggione.     

Sarebbe carino se il Sindaco di Como, Mario Landriscina, leggesse quell’ ammonimento e ne facesse tesoro, noi siamo effimeri, diventiamo presto cibo per gli insetti, non somigliamo all’ atomo del ferro, il più stabile di tutto l’universo. Così dice la fisica, ma neppure questo possiamo dare per sicuro.

Ovviamente talune cose non accadono solo a Como, sebbene siano più probabili nelle città governate dal Centrodestra. Non si verificano neppure soltanto nelle vicinanze del Natale, la cultura dell’egoismo è tenace tutto l’anno. Il Sindaco della città lariana nei giorni scorsi aveva firmato un’ordinanza che vieta alle associazioni di volontariato di distribuire la colazione ai senzatetto, che dormono presso alcuni siti del centro.

Coloro che firmano ordinanze del genere tendono a nascondersi dietro parole apparentementegiuste‘, come sicurezza e decoro, ma in realtà l’obiettivo sono gli intrusi, i parenti poveri, i diversi, bersagli di tutta la destra europea. Ma se quest’area politica, pure nelle specificità nazionali, è così sfacciatamente accomunata in un sentimento avverso agli estranei, ci deve essere qualcosa di più profondo, reperibile nel Dna di chi si riconosce nella destra.     

Non si riflette mai abbastanza su questo particolare, trovando comodo assimilare destra e sinistra ma, al netto degli attori che guidano i destini di tali schieramenti, tra i due lati del muro esistono visioni dell’uomo opposte, non conciliabili, alimentate da due premesse che informano il pensiero dell’una e dell’altra parte, generando le conseguenze che siamo abituati a registrare. L’individualismo per la destra, il solidarismo per la sinistra.

Per tale ragione sui diritti non c’è partita, il progressismo è qualche secolo più avanti, basta dare un’occhiata alle leggi approvate negli ultimi quattro anni per averne contezza. Ne sono arrivate una sequela: quella sul divorzio breve, quella sulle unioni civili, la legge sul dopo di noi, quella sul femminicidio, quella contro il caporalato, la legge sull’autismo e quella che introduce il reato di tortura. Adesso è giunta la norma sul biotestamento e speriamo arrivi quella sullo Ius soli.

Sui diritti la destra annaspa, è pericolosamente ferma ad un’idea della politica ancestrale, al cui centro c’è un uomo pieno di paure, in perenne lotta per la femmina e il territorio, per la ‘roba’ di verghiana memoria.

Possono sembrare giustapposizioni di comodo, semplificazioni, ma solo chi si balocca in certi esercizi astratti, così simili a volute di fumo, come accade a molti intellettuali italiani, può invocare tale scusa, perché la realtà, soprattutto quella che non prevede curve a gomito ma si manifesta così com’è, non ammette tali orpelli. Nei giorni scorsi mi trovavo in Abruzzo per lavoro, passando per una via dedicata a Ennio Flaiano mi è tornato in mente uno degli aforismi più urticanti dello scrittore pescarese: «In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco». Per una volta dovremmo tornare all’essenziale, evitando di infilarci in quei ragionamenti zeppi di distinguo, dove si smarrisce la vera ragione per la quale tutto sembra esistere. La persona.

Se nel mondo vengono censiti 260 milioni di migranti, come ricorda l’ultimo dossier dell’Onu, qualche motivo ci sarà. È vero, essi sono scomodi, lo sono per l’ingombro fisico, perché si vedono e urtano il senso estetico dei benpensanti, ma ancora di più lo sono per quello psicologico, giacché ci pongono domande a cui siamo costretti a rispondere con la rimozione oppure con l’intellettualizzazione di un problema che, purtroppo per noi, non si presta ai giochi del pensiero, giacché lo stomaco viene prima e reclama la sua parte.

Il sindaco di Como sarà pure una brava persona, non ne dubito, ma è evidente che non si oppone al fiume della destra, impetuoso e travolgente, cui lui stesso fornisce energia, con la sua appartenenza e le sue azioni. Del resto non si comprende la ragione per la quale dovrebbe opporsi, in fondo non fa altro che il suo mestiere, ciò per cui i suoi concittadini lo avevano votato questa primavera.

Tutto qui, non c’è nessuno scandalo, la destra fa la destra. Sono le persone che la scelgono a doversi porre delle domande, ma se dopo un secolo di disastri il suo gradimento è ancora così alto, è l’intera Europa che necessita di riflessione, chiedendosi come mai interi popoli possono comportarsi in maniera rapace e disumana, quando si recano a casa d’altri, compiendo scempi e genocidi, mentre possono mostrare cinismo, inospitalità e insofferenza quando chi non riesce a vivere compie qualche passo fuori dal proprio recinto, materializzandosi nelle nostre belle città.

Le due grandi patologie del ventesimo secolo, fascismi e comunismi, sotto mentite spoglie si fanno presenti e spingono il mondo all’indietro. Le piccole marionette che ne tengono vivo il sinistro messaggio, ignare della loro pochezza, diligenti ne perpetuano il veleno.

Sullo sfondo noi, quasi tutti silenti, per lo più acquattati dietro le spalle di un piccolo Sindaco di provincia, a cui deleghiamo il lavoro sporco. Sarà così fino a quando la tempesta non lambirà le nostre vite, perché succederà, è solo questione di tempo. Solo allora ci ricorderemo che quando potevamo ancora fare qualcosa scegliemmo di essere spettatori passivi. Dunque, complici.    

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