lunedì, aprile 23

Dalla Giordania a Gaza: tutti in piazza contro Trump Nato: 'Preoccupazione per il sistema missilistico russo'. Corea del Nord, Tillerson: 'L'inazione è inaccettabile'

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E’ alta la tensione in Israele e Cisgiordania. Una massiccia adunata si è svolta a Gaza partendo da Rafah, nel sud, fino Beit Hanoun, al nord, lungo la strada Salah Adin. A convocarla tutte le fazioni palestinesi contro la decisione di Donald Trump su Gerusalemme subito dopo le preghiere del venerdì nelle Moschee. Scontri tra manifestanti ed esercito israeliano sono stati segnalati al confine. Lo riferiscono le agenzie palestinesi ‘Maan‘ e ‘Wafa‘, secondo cui ci sono decine di feriti. Il ministero della sanità della Striscia parla invece di 130 feriti e tre morti.

Migliaia di persone sono tornate in piazza anche ad Amman e in altre città della Giordania dopo la preghiera islamica del venerdì per manifestare contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. I manifestanti hanno bruciato bandiere americane e hanno scandito slogan chiedendo di interrompere le relazioni diplomatiche con Israele.

Nel frattempo settimo interrogatorio per il premier Benyamin Netanyahu nell’ambito di due inchieste giudiziarie su presunte corruzioni. L’ultimo lo scorso 19 novembre, sempre a Gerusalemme.

«Non c’è assolutamente alcuna collusione» con la Russia: lo ha ribadito Donald Trump alla stampa prima di una visita ad una accademia dell’Fbi, riferendosi al Russiagate. Ma Mosca parte all’attacco e per bocca del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov fa sapere che gli Stati Uniti interferiscono ‘regolarmente’ nelle elezioni russe e l’ambasciata americana a Mosca lo fa in modo particolare: «Il presidente Vladimir Putin ha menzionato ripetutamente esempi concreti in questo senso, compresa la partecipazione dei diplomatici Usa alle manifestazioni dei partiti di opposizione», ha detto Lavrov.

Intanto, in una nota, il Consiglio Atlantico della Nato fa sapere che gli «alleati hanno individuato un sistema missilistico russo che solleva seria preoccupazione». In particolare si afferma che il Trattato Inf (che vieta i missili intermedi), «per 30 anni cruciale per la sicurezza Euro-Atlantica», è rispettato dagli Usa mentre il non rispetto da parte russa dei patti post-guerra fredda è motivo di «di grave e urgente preoccupazione».

Mentre per quanto riguarda la Corea del Nord, il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha affermato che il Paese continua a rappresentare la più grande minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e del mondo e che «l’inazione è inaccettabile».

Passiamo all’Arabia Saudita, che ha chiesto alla comunità internazionale un’azione immediata per la violazione di una serie di risoluzioni dell’Onu da parte dell’Iran e per le azioni aggressive di Teheran. Ieri la denuncia dell’ambasciatrice degli Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, che mostrando i resti di un missile lanciato il mese scorso dai ribelli sciiti Houthi dallo Yemen verso la capitale saudita, ne ha indicato come produttore e fornitore l’Iran. L’Arabia Saudita chiede tra l’altro che venga reso più severo il meccanismo di verifica e ispezione dell’Onu (Unvim) per prevenire il contrabbando di armi nella regione.

I leader europei hanno dato risposta positiva alla creazione di «uno strumento finanziario per frenare i flussi migratori» nel prossimo bilancio pluriennale della Ue. Ad affermarlo Donald Tusk al termine del vertice europeo. Sulla riforma di Dublino, ha aggiunto, «la questione delle quote obbligatorie resta contenziosa anche se la temperatura è scesa significativamente». Ma a quanto pare se ne riparlerà al vertice di marzo.

Tusk che poi ha annunciato: «I leader Ue hanno dato l’ok a passare alla seconda fase dei negoziati sulla Brexit». «Dobbiamo dare atto a Theresa May di aver compiuto tutti gli sforzi per andare avanti. La tutela dei cittadini, l’aspetto finanziario e la questione della frontiera dell’Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda rappresentano un passo in avanti», il commento del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. «La seconda fase dei negoziati non sarà più facile della prima», ha però ammonito il premier Paolo Gentiloni.

Chiudiamo con la Germania, dove  il socialdemocratico Martin Schulz ha fatto sapere che i colloqui per una possibile Grosse Koalition fra Spd e Unione cominceranno all’inizio di gennaio. Il 20 dicembre ci sarà un altro incontro dei vertici del partito, e l’11 gennaio una giornata di clausura del presidio.

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