mercoledì, luglio 18

Cybersicurezza: è allarme rosso in Thailandia Gli scambi di criptovalute sono diventati la porta principale di accesso di hackers sempre più aggressivi ed evoluti. La Thailandia è laboratorio di malware nell’area Sud Est asiatica e non solo

0

La minaccia rappresentata dagli attacchi alla cybersicurezza in Thailandia continua a crescere, la Nazione si è posta tra il 2016 e lo scorso anno tra la 18esima e la 25posizione tra le peggiori al Mondo, soprattutto per quel che riguarda gli attacchi cryptojacking , ovvero l’hackeraggio di siti web e servizi Internet attuati allo scopo di sfruttare indebitamente le CPU (Central Processing Unit cioè il processore centrale) degli utenti e minare criptovalute attraverso il browser. Si tratta degli esiti di studi condotti da Symantec , un Marchio molto noto nel campo della sicurezza informatica.

Il Direttore anziano System Engineering per l’area Asia-Pacifico Sherif El-Nabawi ha affermato chiaramente: «Nel 2017 le minacce alla cybersicurezza sono aumentate e peggiorate rispetto al 2016, poiché vi erano molti più device in connessione tra di loro e interessi maggiorati nelle criptovalute e negli scambi». Citando il “Report 2018 Symantec sulla Minaccia alla Sicurezza in Internet” ha affermato che tra le 157 Nazioni e territori che Symantec ha esaminato a livello globale in termini di sistemi di Intelligence, la minaccia generale alla cybersicurezza in Thailandia si è attestata alla settima peggiore posizione nell’area Asia-Pacifico, un peggioramento rispetto alla nona posizione del 2016. Cina, India e Giappone sono le tre migliori posizionate quando si valuta nello specifico l’intera regione mentre gli Stati Uniti, la Cina e l’India sono le tre migliori posizionate a livello globale per l’anno 2017. El-Nawabi ha aggiunto che: «Abbiamo rilevato che la Thailandia è la diciottesima peggiore a livello internazionale per quanto riguarda le minacce di cryptojacking ed è la quarta peggiore nell’area Asia-Pacifico». Anche le e-mail di spamming si sono intensificate in Thailandia, Nazione che era alla dodicesima peggior posizione lo scorso anno dalla sedicesima del 2016. Allo stesso modo anche gli attacchi ransomware son peggiorati con la Thailandia che slitta alla ventunesima posizione dalla trentaquattresima dell’anno precedente. La Thailandia inoltre si posiziona al livello 11 tra i peggiori Paesi al Mondo per gli attacchi network nell’anno scorso scendendo dalla diciottesima posizione nel 2016. La Nazione inoltre si posiziona ventiduesima per il numero di attacchi web nello scorso anno scendendo dalla posizione 26 nel 2017. In generale si è riscontrato che in Thailandia la diffusione di malware, gli attacchi bot e gli host phishing sono aumentati dalla posizione 26, 15 e 26 nel 2016 a 30, 17 e 27 rispettivamente. Rattipong Putthacharoen, capo ingegnere di sistemi per Thailandia, Cambogia, Laos e Myanmar ha affermato che il mondo della produzione manufatturiera, dei servizi e del commercio al dettaglio sono i tre principali obbiettivi per malware , phishing e spam in tutta la Nazione così come si è riscontrato un basso livello di protezione diffuso in termini di protezioni nella cybersecurity.

Mentre El-Nawaby afferma che il 2017 è stato il primo anno in cui Symantec ha inserito le minacce cryptojacking nello studio, si è anche attestato il fatto che questo tipo di attacchi o minacce si esplicano o riscontrano quando un hacker clandestinamente si appropria di un computer terzo per ottenere i propri scopi o approfittare degli scambi esterni di criptovalute. Infatti, proprio in base agli studi Symantec e di altri enti di ricerca paralleli privati e pubblici, si riscontra che le operazioni esterne intrusive negli scambi di criptovalute sono notevolmente aumentate da 8,500 per cento nel 2017 a 1.7 milioni nel solo mese di Dicembre individuati da Symantec. Tutto ciò comunque non risulta particolarmente sorprendente agli occhi degli esperti del settore in considerazione del fatto che i bitcoin hanno fatto notare la loro comparsa nel 2017 con un valore sotto i 1.000 Dollari USA ed hanno concluso l’anno con un valore di 14.000 Dollari USA. Secondo Rattipong Putthacharoen: «I cybercriminali hanno incassato le percentuali sugli scambi di criptovalute indebolendo il potere dei server e dei supercomputer e creando una specie di cortina fumogena spingendo in modo tale da innalzare il valore delle criptovalute e lucrare poi sui servizi corporate».

Minaccia di cryptojacking a parte, i tecnici Symantec hanno anche assistito ad una implementazione nei numeri pure nelle minacce agli spazi della telefonia mobile, una minaccia i cui numeri sono in espansione ormai annua, mentre il numero delle varianti malware sui sistemi di telefonia mobile s’è accresciuto del 54 per cento nel 2017. Lo scorso ano Symantec ha bloccato una media di 24.000 applicazioni infette al giorno. E poiché molti sistemi operativi vecchi sono ancora in essere, questo problema non ha fatto altro che espandersi e intensificarsi. Ad esempio, col sistema operativo Android, solo il 20 per cento dei device opera con la più recente versione e solo il 2.3 per cento ha installati gli aggiornamenti più recenti. Symantec ha identificato un 200 per cento di crescita nel numero di denunce dove si identificano hackers che iniettano impianti malware nella catena di supporto dei software nel 2017. Ed il 2018 non s’è certo presentato con caratteristiche migliori, soprattutto in termini di difesa e sistemi di blocco di diffusione di malware.

Un ulteriore segno dei tempi, soprattutto in termini di “varchi” attraverso i quali virus malware si diffondono via web e via sistemi di telefonia mobile –spesso attuando cross over tra i due ambiti- è il mondo dei social, Twitter e Facebook soprattutto in Thailandia sono una porta aperta attraverso la quale, in specie nelle più giovani generazioni, gli hackers riescono ad operare alacremente e con particolare pervicacia. Mentre il mondo del web professionale e della compravendita di criptovalute agisce su varie forme di capitale o capitalizzazione, i social sono la base per testare e diffondere forme aggressive di attacco all’intero mondo della comunicazione contemporanea. Da questo punto di vista, il Sud Est asia ed in specie la Thailandia, tra le nazioni a maggior presenza di sviluppo economico e sociale avanzato nell’area, sono il più chiaro laboratorio di sperimentazione dove gli hacker di varia estrazione possono operare, mentre continua questa guerra tra “guardie e ladri” nei sistemi operativi e nell’irrobustimento dei sistemi di individuazione e difesa.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore