mercoledì, febbraio 21

Curling, stones cercasi (dal 2020) Se avete un milione e mezzo di sterline, potreste diventare i distributori esclusivi a livello mondiale delle pietre usate per giocare

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Il primo fine settimana delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang ci ha riservato tante emozioni, alcune delusioni in chiave azzurra, e qualche sorpresa sportiva. Ma vogliamo sottolineare, per cominciare, l’amichevole stretta di mano – non solo metaforica – tra le due Coree, che fa si che lo spirito olimpico porti pace in una terra da decenni oggetto di tensioni internazionali ai limiti della guerra. Tensioni che fino a qualche mese fa sembravano ineluttabilmente destinate a sfociare in conflitti anche nucleari. Quella stretta di mano fa tirare un sospiro di sollievo al mondo intero.

Passando ai risultati sportivi, si conferma come regina del Pattinaggio di velocità l’ Olanda, con due ori nei 5.000 metri uomini, con Kramer che vince la sua terza olimpiade consecutiva dopo l’argento a Torino 2006, e nei 3.000 donne, dove c’è stata tripletta orange. Nello sci di fondo si sono disputate due gare di skiathlon, competizione che prevede una prima metà della gara a tecnica classica ed una seconda metà a tecnica libera con relativo cambio di materiali. Nella 7.5 Km + 7,5 Km femminile vince la Svezia (ed è stata la prima medaglia di questi giochi), mentre nella 15 Km + 15 Km maschile trionfa la Norvegia prendendo tutti e tre i gradini del podio. Nel biathlon, nella 10 Km. sprint è invece la Germania a vincere, nella gara che ha visto la prima medaglia Italiana, il bronzo di Dominik Windisch.

La Germania è in testa al medagliere avendo vinto altri due ori, nel salto con gli sci uomini dal trampolino normale e nella 7,5 Km di Biathlon donne.

Detto della Corea del Sud che vince la sua prima medaglia in casa nello short track 1.500 metri uomini, della Francia vincitrice nel freestyle gobbe maschile, e della doppietta USA, maschile e femminile, nello snowboard passiamo alle piccole delusioni italiane.

Nello slittino singolo uomini, l’incredibile errore di Felix Loch all’ultima manche ha privato il tedesco del suo terzo oro consecutivo. A vincere è stato l’austriaco David Gleirscher, mai prima a podio in gare di coppa del mondo. Ma è l’azzurro Fischnaller ad accendere la gara: partito undicesimo nell’ultima manche, fa la discesa perfetta: record della pista e quarto posto a soli 2 millesimi dal bronzo! Una medaglia di legno che ha un sapore amaro.

Quarto posto italiano anche nel pattinaggio di figura a squadre, con i nostri Anna Cappellini e Luca Lanotte che sulle note di “la Vita è bella” hanno danzato magnificamente, non abbastanza però da convincere i giudici ad assegnare il podio agli azzurri, che nell’ordine è andato a Canada, Russia (o quel che ne rimane dopo gli scandali doping) ed USA.

Il tempo, come tradizionalmente succede alle Olimpiadi, ha nel frattempo costretto gli organizzatori a spostare le prime gare di sci alpino: la discesa libera maschile ed il gigante femminile sono state spostate a giovedì, ed il superG maschile a venerdì. Nel momento in cui scriviamo si stanno disputando le gare di biathlon, freestyle salto con gli sci e pattinaggio di velocità. Ne daremo conto domani.

Domani in Corea si assegnano le medaglie del doppio misto di Curling. Se avete un milione e mezzo di sterline, potreste diventare i distributori esclusivi a livello mondiale delle stone (pietre) usate per giocare.

Questo strano sport, che ricorda tanto il gioco delle bocce su ghiaccio, era praticamente sconosciuto in Italia fino alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Da allora, viene seguito più che altro per curiosità,sia perché a bocce ci abbiamo giocato in tanti, sia perché il fatto che due atleti ritengano fondamentale spazzare il ghiaccio dove la stone fa il suo percorso ha un che di comico, tanto che in Italia ci si è fatto un film con Edoardo Leo e Ricky Memphis (La mossa del pinguino). Lo sport deriva il suo nome dall’inglese curl, che vuol dire approssimativamente spiraleggiare, ossia il percorso che fa la stone durante il suo lancio, che rotea mentre compie il suo percorso verso la ‘casa’ (i tre cerchi concentrici disegnati sulla pista).

Il materiale di cui le pietre son fatte deve garantire quindi uniformità, impermeabilità al ghiaccio e sufficiente durezza. Tutte queste qualità assieme le ha solo il granito presente in una minuscola isola ad ovest della Scozia, quasi a metà strada con l’Irlanda, il cui nome è Ailsa Craig. Fino al 2002, era l’unica cava di granito al mondo che produceva le stones per il curling. Vasta 99 ettari, l’isola è oggi disabitata e pur avendo una sorgente d’acqua, è priva di elettricità, telefono o sistema fognario. A parte la cava di granito, l’isola è una preziosa riserva naturale aviaria. Dalla cava vengono mediamente estratte 8 pietre al giorno, che sono poi lavorate per farle diventare quelle che vediamo nel curling, ed a cui viene poi attaccato il manico con cui vengono lanciate. Manico che è diventato, negli ultimi tempi, elettronico per verificare che la mano lo lasci prima della linea di lancio (chiamata, chissà perché, ‘hog line’, linea del maiale).

L’ultima estrazione, quella del 2002, ha garantito stone per il curling fino al 2020, e la concorrenza di una seconda isola (stavolta al largo del Galles) non sembra al momento preoccupare i produttori. L’isola è da qualche anno in vendita: il nono Marchese di Ailsa sta infatti cercando qualcuno in grado di comprarsela. Dai due milioni e mezzo di sterline iniziali, il prezzo, nel 2013, si è abbassato al milione e mezzo attuale. Se vi piace il curling, è un investimento interessante.

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