lunedì, ottobre 23

Cupio dissolvi? malattia infantile della sinistra italiana Giuliano Pisapia doveva essere il 'grande federatore'; compito a quanto pare finito ancora prima di cominciare

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Una volta era l’estremismo, la ‘malattia infantile’. Trascorsi 98 anni dalla pubblicazione del famoso saggio di Lenin, aggiorniamolo, e in luogo di ‘estremismo’ mettiamoci ‘cupio dissolvi‘; micidiale infezione di cui è affetta la sinistra italiana si può dire da sempre. Ora chi, come chi scrive, ha sulle spalle parecchie decine di primavere, certo non si sorprende per questo clima di ‘fratelli coltelli’. Ci si può, però, un po’ avvilire, perché non solo la storia e l’esperienza non insegnano nulla, ma perché, appunto, questocupio dissolviraggiunge punte di incredibile masochismo. Il famoso scorpione che in mezzo al guado trafigge a morte la rana che lo sta traghettando, al confronto è un dilettante.

In quella parte di mondo progressista italiano (o sedicente tale) prevale e si afferma un personalismo sconcertante. Viene meno l’obiettivo di sconfiggere, con la politica, l’avversario. La preoccupazione, piuttosto, è quella di delegittimare (e spesso infangare chi ti è prossimo e dovrebbe costituire il tuo alleato e sodale. Aveva ragione Marco Pannella, quando in tempi non sospettabili, rovesciava la formula canonica del ‘Pas d’ennemis à gauche’, sostenendo che in realtà chi non si voleva e vuole assolutamente come nemico è la destra. Pannella puntava il dito in particolare al PCI; ora lo stesso discorso vale per quelle formazioni che cercano di occuparne il posto; e per non aver ‘nemici’ a destra, fatalmente si dilaniano e massacrano a sinistra.

Così, liti, tensioni, rotture. Vogliamo fare un po’ di storia? Il primo partito socialista si spacca, dopo la fondazione, cacciando dal partito in riformista Ivanoe Bonomi; poi c’è la scissione di Livorno, con la fondazione del Partito Comunista; sempre i socialisti si dividono tra massimalisti e seguaci di Giacomo Matteotti… Per venire a tempi più vicini: ancora dal PSI se ne va una fetta che darà vita allo PSIUP; sempre dal PSI si separano i socialdemocratici. Più vicino a noi ancora, la continua frazione degli eredi del PCI, Achille Occhetto e Massimo D’Alema; Armando Cossutta e Fausto Bertinotti… Lite continua, polemiche al fulmicotone, destra e populisti di ogni ordine e grado che stappano bottiglioni di Bollinger Special Cuvéè.

Come per certi vestiti, sotto (e dietro) le divisioni, niente. Peggio di Attila, non cresce un filo d’erba. Una politica ridotta a invettiva, nessuna progettualità e men che meno visione di possibili scenari prossimi futuri e capacità di governare i fenomeni e le urgenze del nostro tempo.

Nel corso della recente direzione del Partito Democratico, il segretario Matteo Renzi ha detto di non considerare nemici quanti hanno lasciato il partito. Un’apertura nei confronti di Pierluigi Bersani e il Movimento Progresso e Democrazia? Secondo logica la ventilata inversione di rotta dovrebbe significare che si intendono archiviare possibili (e da qualcuno auspicate) futuribili coalizioni governative con Silvio Berlusconi, e lavorare per una sinistra riformista e ‘liberale’. Neppure per sogno: siapresolo per poter dire che non si èchiusoe lasciare agli altri la responsabilità di farlo. L’eterno gioco del cerino, insomma: vediamo chi si brucia le dita.

Perché nella stessa riunione la Direzione del PD, all’unanimità, approva il testo di legge elettorale in discussione alla Camera: un testo che molti considerano incostituzionale; e i effetti la possibilità che i parlamentari continuino a essere nominati da un sinedrio oltre che ad essere qualcosa di discutibile sotto ogni profilo si voglia esaminare la questione, sono anche uno straordinario regalo alle forze dell’antipolitica. Non rendersene conto è stupefacente.

E’ in questo contesto, che si consuma il divorzio tra le forze che non si riconoscono nel PD e che sono comunque intorno alla sua orbita.

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