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Cuba: dopo Fidel non accadrà niente

Ecco perché nell'Isola non cambierà nulla dopo la scomparsa del suo lider maximo

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La recente scomparsa di Fidel Castro non produrrà effetti importanti sulla situazione del Paese. Certo, avrà un impatto psicologico sul fratello Raúl, che ha vissuto tutta la vita all’ombra di un tale gigante della storia, ma niente di più. Raúl è il Presidente di Cuba, con il grado di generale, e tiene salda in mano la staffetta ricevuta da Fidel.

In questi giorni molti analisti politici – contrari al castrismo – hanno mostrato alla radio e alla televisione una sorta di giubilo, profetizzando a corto raggio la scomparsa del regime. Non sono così ottimista. Sono convinto che non accadrà niente. I meccanismi di repressione sono ben oliati e funzionano alla perfezione. Chiunque abbia vissuto in un Paese comunista lo sa bene: i controlli sono ovunque e sono inevitabili. Un regime comunista non ha bisogno di schierare in piazza l’esercito, armato di fucili e mitragliatrici, controlla con metodi più subdoli e invisibili, ma è capace di tenere tutta la società sotto il suo dominio. Le armi fondamentali di questi governi sono l’estorsione, la minaccia, il ricatto, perpetrati in astratto, in maniera sottile. Alla base di tutto sta il fatto che il Governo è il padrone di ogni cosa, soprattutto di quel che serve alla vita quotidiana dei cittadini.

Tanto per dire, quale genitore oserà manifestare contro il regime mentre il figlio sta per accedere all’Università, dal momento che l’Università è solo per i rivoluzionari? Chi è in lista d’attesa per ottenere il diritto di comprare un’abitazione, come si azzarderà a non partecipare a una riunione del Comitato di Difesa della Rivoluzione di quartiere, anche se è contrario a certe forme di repressione organizzata? Identico discorso vale per chi attende una licenza come lavoratore privato, per chi è in attesa di ricevere un permesso per viaggiare all’estero, per chi attende una promozione nel suo posto di lavoro pubblico. Non è possibile trovare un cubano di una certa età che almeno una volta nella vita non sia stato oggetto di tali subdoli ricatti. Ecco perché sostengo che non accadrà niente.

Gli onori funebri in memoria di Fidel Castro saranno eccezionali e imponenti in ogni luogo della Repubblica. E una volta conclusi, tutto tornerà alla normalità. O meglio, a quel tipo di normalità cubana, che in altri luoghi sarebbe definita, senza pensarci due volte, come assurdo. Come può, infatti, non essere assurdo un mondo dove sembra che tutti abbiano la stessa idea, dove ogni sera in televisione va in onda una ridicola Mesa Redonda dove il dibattito è inesistente, dove c’è un’Assemblea Nazionale composta da 600 membri che votano alla stessa maniera, dove ci sono 1.302 giornalisti concordi con la politica del Governo, dove polizia ed esercito sono alle dirette dipendenze del Governo…

Il comunismo è il più fedele rappresentante dell’assurdo. Per questo motivo rappresenta uno sberleffo della storia. E come recita l’adagio: «il comunismo è una chiave perfetta, la migliore mai concepita, il problema è che non apre nessuna porta». Ecco perché a Cuba non accadrà niente. I regimi comunisti non soccombono per così poco, soprattutto non cadono per una spinta dal basso verso l’alto. L’ex Unione Sovietica e l’opera di Mijail Gorbachov lo dimostrano.

Che fare, quindi? Forse dovremo attendere un Gorbachov tropicale…

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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