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Cuba: cosa pensano i cubani del dopo Fidel Castro?

Cambierà qualcosa sull'Isola o il cambiamento c'è già stato?

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Continua a Cuba il pellegrinaggio dei cittadini cubani per rendere omaggio alle ceneri di Fidel Castro, che sono state esposte sotto il mausoleo della Plaza de la Revolucion a L’Avana. Nove i giorni di lutto e celebrazioni per tutta l’isola, con la chiusura che avverrà in corrispondenze dell’inumazione delle ceneri a Santiago domenica 4 dicembre. In arrivo a Cuba tante delegazioni internazionali, mancherà Barack Obama, che pare essere comunque in contrasto con il nuovo inquilino della Casa Bianca Donald Trump.

Lunghe file per andare ad omaggiare Fidel, ma anche tanti che non si esprimono dopo la sua morte, segno che la sua figura ha diviso una parte della popolazione. Ma qual è l’animo dei cubani dopo la sua morte? Su ‘RepubblicaCarlo Petrini parla con alcuni abitanti di Cuba. «Per noi è il distacco di una persona cara, una presenza costante. Come un abuelo (nonno ndr.) da molto tempo infermo, che si sa che prima o poi ci dovrà lasciare: non siamo mai preparati all’ultimo saluto. Per i miei genitori e per me è stato sempre una guida, mi ha dato l’opportunità di studiare e di formarmi come cittadina», racconta Yoani. La domanda che ricorre di più è se cambieranno le cose a Cuba dopo la sua morte, ma in realtà già le cose sono cambiate con l’avvento di Raul Castro. Ecco il parere di alcuni isolani ,raccolti dalla ‘BBC‘.

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3 commenti su “Cuba: cosa pensano i cubani del dopo Fidel Castro?”

  1. Gordiano scrive:

    Facciamo un paradosso. Vivete in una dittatura e muore il dittatore. Un giornalista straniero vi chiede che cosa ne pensate? Voi rispondete sinceri?

    1. Antonio Setzu scrive:

      Poniamo il caso: Fidel Castro non era un dittatore perché eletto, così come Raul Castro, tuttavia i media occidentali (quelli sì, di regime) hanno fatto passare la cosa sotto traccia e – anzi – bollandola come una «discendenza» al potere dei Castro, criticandone anche il comunismo stesso (da che pulpito!).
      Poniamo il caso che a Cuba le elezioni, in verità c’erano e ci sono davvero, e non come la stampa occidentale mostra e afferma. Ci sono le elezioni che sanciscono – pensi un po’ – la vittoria di una o dell’altra parte politica perché si possono candidare anche i cosiddetti “dissidenti” alle elezioni. Qui sta il problema: non li vota nessuno, dato che le loro percentuali non sono mai andate oltre il 5%.
      Poniamo il caso che Cuba è sotto scacco – economico e politico – dall’inizio della Rivoluzione a causa di agenti esterni non proprio irrilevanti che ne minano la stabilità (come piace dire a noi occidentali), un paese occidentale – a sistema capitalistico – sarebbe andato avanti per tutti questi anni? Non credo affatto, dopo due giorni sarebbe andato a piangere in ginocchio dagli stessi assassini che lo circondavano con navi da guerra imponendo il “bloqueo” economico.
      Poniamo il caso che Cuba era – come era – il “bordello” degli USA, con una disoccupazione all’80%; con infiltrazioni mafiose statunitensi talmente capillari che era impossibile scardinarle e che Castro abbia interrotto tutto questo, il popolo non dovrebbe rispondere affermativamente al fatto che lo piange?
      Non può rispondere – come fa da decenni – che loro sarebbero stati schiavi, ora, non ci fosse stata la Rivoluzione?

      Poniamolo, questo caso. Ma poniamolo bene.

  2. Fulvio Beltrami scrive:

    Penso che vi sia una sostanziale differenza tra propaganda e realta’. Cuba e’ Fidel e Fidel e’ Cuba, che piaccia o meno. Sarebbe bello sentirsi dire dai cubani la conferma della propaganda creata dagli americani per cinquant’anni. Non dimentichiamoci che il mancato sviluppo del Paese non e’ dovuto alle politiche economiche di Castro ma dall’embargo unilaterale degli Stati Uniti…

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