mercoledì, gennaio 17

Crisi economica, riflesso del collasso della sinistra latina? Le cause della crisi e il futuro della sinistra sudamericana analizzate da Nicola Bilotta, ricercatore all’ISAG, Istituto di Alti Studi di Geopolitica e Scienze ausiliari.

0

L’ascesa della sinistra in Sudamerica, nel 1998, con la vittoria di  Hugo Chàvez alle presidenziali venezuelane, proseguì con i governi di Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff  in Brasile, di Evo Morales in Bolivia, di Daniel Ortega in Nicaragua, di Ricardo Lagos e di Michelle Bachelet in Cile e con altre seppur differenti espressioni della sinistra latina in molti Stati del Sud America come Ecuador -con l’entrata in scena di Rafael Correa. Oggi, però, la così detta ‘marea rosa’, una tonalità un po’ sbiadita del rosso comunista, sta attraversando una profonda crisi. Ennesima espressione di quest’indebolimento a sinistra è la recente elezione del Presidente cileno Sebastian Piñera, un milionario conservatore. Sicuramente il declino delle sinistre sudamericane è la conseguenza di sconfitte elettorali, di golpe come quello del 2009 contro il Governo di Manuel Zelaya in Honduras, di vari scandali, come ad esempio l’accusa mossa alla Presidentessa Dilma Rousseff, destituita per aver alterato i conti pubblici. Tutti questi fatti che hanno portato alla crisi delle sinistra in Sud America, però, sono inevitabilmente legati alla crisi del sistema economico, come spiega Ernesto Londono in un articolo del ‘New York Times. In Sud America diversi partiti avevano inserito nei loro obiettivi di Governo una maggiore equità economica, che hanno raggiunto in molti casi adottando misure di Welfare e trasferendo maggiori risorse a vantaggio delle fasce sociali più povere. Le risorse, nella maggior parte dei casi, provenivano da attività agricole che producono materie prime pregiate o dalle esportazioni di gas e petrolio. Nel momento in cui i prezzi di queste materie prime sono scesi i Governi hanno riscontrato serie difficoltà nel mantenere alti quegli standard di spesa pubblica che avevano applicato senza avere, dall’altra parte, un’economia forte ed adeguata che permettesse di compensare con delle entrate altrettanto consistenti. L’esempio più eclatante si è visto in Venezuela, dove il crollo del prezzo del petrolio, ha costretto il Presidente Maduro a sopprimere molti degli aiuti concessi ai cittadini.

Le conseguenze di tutto ciò sono state: una dilatazione del deficit dei Paesi sudamericani, un forte aumento del debito pubblico, un rallentamento della crescita economica e una sfiducia nei confronti dei politici e dei Governi di sinistra. Per capire bene se il problema economico sia davvero la causa principale della crisi delle sinistre in Sud America, o quanto questa crisi sia, invece, legata al naturale corso della ciclica alternanza democratica, abbiamo intervistato Nicola Bilotta, ricercatore all’ ISAG (Istituto di Alti Studi di Geopolitica e Scienze ausiliari) specializzato in Sud America e Africa.

 

Il problema economico è la causa principale della crisi delle sinistre in Sud America?

Sicuramente si. Il popolo vota anche in base a quella che è l’economia. Cioè, l’economia si riflette su determinate politiche perchè influenzano l’opinione pubblica. C’è anche da dire che la sinistra latina non ha fatto solo cose positive, intrinsicamente ha delle grandi debolezze strutturali, delle grandi mancanze che non rendono la sua esperienza completamente positiva. Per cui molte persone hanno cambiato idea quando hanno visto che i livelli di disuguaglianza nei Paesi sono rimasti gli stessi durante gli anni dei Governi di sinistra paragonandoli agli anni dei Governi di destra. Molti si aspettavano delle politiche più radicali. Penso che la crisi economica sia stata di riflesso la grande crisi della sinistra latina.

Questa crisi è imputabile al naturale corso della ciclica alternanza democratica?

Ci sono altri analisti che sostengono che la crisi della sinistra latina sia una crisi strutturale alla democrazia stessa, cioè quella che è chiamata la ciclica alternanza democratica. Ovvero la teoria per la quale dopo delle stagioni importanti al Governo, i partiti perdono le elezioni perchè la popolazione sente un bisogno di cambiamento, e vede questo cambiamento in nuovi modelli politici. Se guardiamo il trend nel continente, praticamente tutti i partiti di sinistra hanno perso alle elezioni, o hanno avuto grandi sconfitte, come Morales in Bolivia, dove il popolo ha votato contro la riforma costituzionale che gli avrebbe permesso di ricandidarsi. Oppure in Ecuador, dove il successore di Correa ha vinto per un soffio alle elezioni. Nelle esperienze dei Governi di centro-destra, come quello di Macri in Argentina, abbiamo visto che la differente politica economica, attuata da questi Governi rispetto a quelli di sinistra, ha portato ad una minore redistribuzione delle risorse. Per cui se l’economia a se non performa bene, penso che ci potrebbe essere un ritorno della sinistra. Io credo che questa sia un’alternanza democratica rafforzata da una delle più grandi crisi economiche che il capitalismo contemporaneo abbia conosciuto. Per cui, se l’economia dovesse ritornare su un binario di crescita, anche moderata, penso che il ritorno della sinistra latina potrebbe essere più forte.

Quali sono state le politiche attuate dai Governi sud Americani per attenuare la disuguaglianza economica?

Da una parte c’è stata una politica redistributiva non strutturale, quindi il sostentamento economico è andato alle fasce più povere della popolazione. Ricordiamo che nella stagione della sinistra latina in Sudamerica c’è stata sicuramente una crescita economica più forte rispetto agli anni precedenti, ma negli anni precedenti c’è sempre stata una crescita. Per cui, il salto di qualità della politica economica brasiliana ha permesso, tra il 1999 e il 2014, di ridurre dell’8- 8,5% la popolazione che viveva con meno di 1,90 dollari al giorno. Quindi se guardiamo anche il coefficiente di Gini, che è un coefficiente economico che misura la disuguaglianza, c’è una grande differenza tra quanto è diminuita la disuguaglianza nel periodo prima della sinistra latina in Sudamerica, e durante. Il salto è veramente consistente. La politica economica della sinistra latina ha principalmente aiutato le fasce più povere della popolazione attraverso questa spesa pubblica distribuita direttamente. Sicuramente abbiamo un secondo tipo di intervento statale, cioè l’inclusione sociale di grandi fasce della popolazione. Durante il periodo della sinistra latina, i Governi hanno cercato di investire nell’istruzione ad esempio. Durante il periodo di Lula, circa 10 milioni di persone hanno beneficiato di qualificazioni professionali attraverso delle scuole tecniche create dallo Stato. La scolarità ha raggiunto il 90% dei bambini, il Governo ha direttamente aiutato economicamente le famiglie a mandare i figli a scuola.

Quanto sono state efficaci?

Sono state efficaci nel senso che hanno fatto uscire grandi fasce della popolazione dalla povertà. Il problema è che non trattandosi di interventi strutturali, nel lungo termine non sono state politiche sostenibili, proprio perché basandosi su quelle che sono i profitti delle materie prime, ed essendo in questo periodo storico il prezzo delle materie prime volatile, quando gli Stati hanno perso queste rendite hanno anche perso gli strumenti economici per mantenere queste politiche economiche. È difficile dire se siano state efficaci o meno, perché la gente che vive in assoluta povertà ha bisogno di interventi che siano immediati, d’altro canto la crescita economica di un Paese ha bisogno di interventi strutturali.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian