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Costa d’Avorio: a rischio il Presidente Ouattara?

Secondo il Governo la rivolta è terminata, ma le fonti locali non confermano, anzi, situazione confusa

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La nuova crisi della Costa d’Avorio inizia tra la notte di giovedì 5 e venerdì 6 gennaio quando ex ribelli de-mobilizzati delle Forze Repubblicane della Costa d’Avorio (FRCI), hanno attaccato due caserme di Polizia  di Bouake, la seconda città del Paese, ex capitale della ribellione capitanata dal attuale presidente Alassane Dramane Ouattara durante la guerra civile. In poche ore i miliziani prendono il controllo della città. Fonti protette affermano che vari poliziotti e soldati di stanza a Bouake avrebbero raggiunto le fila dei miliziani. Questo spiegherebbe il perché la città sia caduta in poche ore e senza combattimenti di rilievo.

Tutte le fonti interne ed esterne del Paese confermano che la ribellione non ha l’obiettivo di abbattere il Governo. L’origine della rivolta sarebbe economicaGli ex ribelli reclamano un  premio per il loro sostegno a Ouattara durante la guerra civile e lo scontro militare contro il Presidente Laurent Gbagbo scoppiato dopo le elezioni tenutesi nel novembre 2010. Gli scontri per la presidenza tra i due leader politici iniziarono subito dopo la contestazione dei risultati che donavano la vittoria a Gbagbo. Il premio rivendicato dai miliziani in rivolta si aggira tra i 5 e i 10 milioni di Franchi CFA per ogni miliziano. Dai 7.600 ai 15.200 euro.

La reazione del Governo Ouattara in queste drammatiche ore evidenzia tutta la debolezza del regime insediato nel 2011 grazie ai carri armati francesi. Una palese interferenza negli affari interni di un Paese ‘sovrano’ attuata da Parigi per difendere i propri interessi nella ‘ex’ colonia francese. Per tutto venerdì le Forze Armate non sono intervenute per sedare la rivolta. Seguendo le direttive emanate dal Presidente si è preferito il dialogo all’uso della forza. Lo Stato Maggiore dell’Esercito non è sicuro di possedere il controllo dei soldati. Migliaia di essi sono sospettati di simpatizzare per gli ex miliziani e si temono altri ammutinamenti e disordini.

Questo timore ha spinto il Ministro della Difesa Alain Richard Donwhai a invitare tutti i soldati e poliziotti a restare fedeli alla Repubblica e attendere gli ordini dei superiori. Alcuni reparti sospettati di nutrire simpatie con la rivolta e reparti formati da ex ribelli di Ouattara sono stati disarmati e i soldati confinati nelle caserme. Il Ministro Donwhai ha incontrato i ribelli presso Bouakè.  Nella capitale, Abidijan, circola la voce di un ultimatum lanciato dai ex miliziani che esigono l’immediato pagamento del premio di guerra.

La gravità della situazione è stata evidente venerdì pomeriggio quando il Presidente Ouattara, ritornato in tutta fretta dal Ghana, ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio Nazionale della Sicurezza per contenere il pericolo eversivo. Secondo fonti protette la riunione sarebbe stata indetta dopo aver preso atto del imminente pericolo che interi reparti della Polizia e dell’Esercito potrebbero unirsi ai ribelli dando il via alla terza guerra civile.

Sabato 8 gennaio la rivolta si estende alla capitale Abidijan. Vari reparti di soldati ammutinati hanno eretto barricate  nelle prossimità del vecchio campo militare di Akouedo, nelle rotonde 1Blaise Pascal e Clinique St Viateur. La notizia viene diffusa da vari  media ivoriani online, tra i quali ‘Remeurs d’Abidjan.net‘, mentre il Governo smentisce categoricamente. ‘France24‘, nella edizione serale di sabato,  informava di scontri tra ribelli e truppe lealiste proprio presso il campo militare di Akouedo.

France24‘ rivela anche il motivo del silenzio imposto dal Governo sulla visita del Ministro della Difesa Donwhai a Bouakè quello di aprire le trattative con i rivoltosi. Nel tardo pomeriggio di sabato i soldati ribelli che detengono la seconda città del Paese hanno affermato di tenere il Ministro Donwhai in ostaggio.

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