martedì, gennaio 16

Corea del Sud: ecco perché mettere al bando i bitcoin Il Governo blocca con una apposita legge le transazioni nella Nazione che ha avviato l'effetto traino nel pompare le monete virtuali nel mondo

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La decisione del Governo sudcoreano di porre un argine agli scambi di bitcoin  non si sviluppa a caso in quella Nazione. In Corea del Sud, infatti, si è assistito alla vera e propria genesi dell’effetto-farfalla in tema di scambi di moneta virtuale, un punto di partenza che si è innescato proprio in Sud Corea, in relazione ad un volume di scambi diventato rapidamente abnorme. La decisione delle Autorità Finanziare, Fiscali e di Polizia sudcoreane, quindi, giunge un po’ a sanzionare una serie di avvertimenti la cui eco s’era fatta notare già in chiusura dello scorso anno. 

La decisione giunge meno di due settimane dopo la proclamazione dell’insolvenza di una delle più grandi monete virtuali del Paese e dopo che la piattaforma di scambi più grande della Nazione è stata attaccata da hackers per la seconda volta. Lo scambio, chiamato Youbit, è stato chiuso dopo aver perso il 17 per cento dei propri asset in un cyber attacco che successivamente è stato attribuito ad hackers nordcoreani. L’incidente fa seguito contro piattaforme di scambio di monete virtuali che così ha perso 4.700 bitcoin nel corso dell’attacco informatico. Il blocco governativo in Corea del Sud giunge nel mezzo di ripetuti richiami ed inviti alla moderazione da parte istituzionale e governativa, oltre che nel vertice degli economisti i quali avevano da tempo affermato che la moneta virtuale può essere un pericoloso veicolo per truffatori e per grandi spacciatori di droghe interessati al lavaggio di denaro sporco ad alti livelli.

Già a dicembre 2017 si erano avute avvisaglie alquanto preoccupanti sullo scenario specifico. Vi erano stati, infatti, ampi segnali e rumors sulla decisione -da parte del Governo- di valutare forme di divieto attraverso appositi decreti legge per impedire la diffusione e la operatività dei bitcoin in varie forme a fronte di un contesto parecchio innovativo e che richiede grandi sforzi in tema di valutazione delle modalità con le quali affrontare un fattore assolutamente nuovo sulla scena finanziaria internazionale.

In quello scorcio di tempo alla fine del 2017, la voce che s’era diffusa a proposito della potenziale decisione di bandire i bitcoin sul territorio sudcoreano era legata alle accuse sempre più marcate in tema di evasione fiscale e dipendenza da gioco d’azzardo equiparando quest’ultimo alla vera e propria fame speculativa che si era sollevata a causa della moneta virtuale.
Il valore del bitcoin s’era affossato del 13,5 per cento a Dicembre 2017 già poche ore dopo la diffusione della notizia della pianificazione della Corea del Sud di bloccare il trading di moneta virtuale. La notizia del divieto a dicembre faceva seguito all’interruzione degli scambi di moneta virtuale attuata dalle Forze di Polizia e delle Autorità in materia fiscale e finanziaria a seguito delle accuse di evasione fiscale, tutto ciò peraltro accade in una Nazione considerata assolutamente trainante in materia di bitcoin, dato l’elevatissimo livello di scambi e la diffusa fiducia (quasi popolare) in tema di moneta virtuale si può dire a livello planetario. Quindi, il fatto che fosse trapelata la notizia per la quale si ventilava che il Governo di lì a poco avrebbe espresso un divieto per legge sugli scambi di moneta virtuale aveva creato parecchi timori, soprattutto per chi finora ha confidato molto nei bitcoin in terra di Corea del Sud.

Subito dopo la diffusione della notizia il bitcoin perse 1000 dollari in una sola giornata, quindi non appena si diffuse l’effetto panico. La volatilità del bitcoin, a quel punto s’era fatta parecchio vistosa. Nel corso dell’anno scorso il valore della moneta virtuale aveva raggiunto anche il 900 per cento di sopravvalutazione, diventando così uno dei più grandi valori in termini di accrescimento nella Finanza globale a fronte di un a sfilza di avvertimenti ed ammonimenti su un imminente crollo di valore. Ci fu un calo fino a 13.500 dollari partendo da 15.400 dollari in una giornata.

Vi sono grandi preoccupazioni a proposito delle cosiddette monete virtuali ed il Ministero della Giustizia sta preparando attentamente un decreto legge per bloccare e vietare le monete virtuali attraverso i correlativi scambi” ha affermato il Ministro della Giustizia, Park Sang-ki in persona. La notizia ha fatto crollare il valore dei bitcoin di $2.000 a partire dalla mezzanotte di Londra fino ad un valore di $14.890, prima degli aggiustamenti successivi  intercorsi fino alla mattinata di ieri.

In Corea del Sud, dove il mercato dei bitcoin si attesta intorno al 30% in più rispetto alla media degli altri mercati nazionali, il prezzo locale è disceso del 21 per cento, dopo l’annuncio del Ministro al ramo. Dopo l’emissione del progetto di legge, il testo dovrà essere approvato con voto a maggioranza da parte dei 297 Membri dell’Assemblea Nazionale, un processo che -in effetti- potrebbe richiedere qualche mese oppure qualche anno.

Gli analisti del settore, però, fanno notare che -una volta che il progetto di legge diventerà legge dopo essere stato promulgato dal Parlamento sudcoreano- le transazioni certo diventeranno molto difficili sul territorio sudcoreano ma, a quel punto, gli appassionati del commercio virtuale e delle monete virtuali andranno ad investire altrove, magari nel vicino Giappone, dove troveranno ben diverse limitazioni. Secondo la Korea Blockchain Industry Association la crescita dei bitcoin del 1.500 per cento da Gennaio 2017 ha visto la compartecipazione della più ampia congerie di fasce economiche e sociali, dagli studenti dei college fino alle casalinghe diffondendo a macchia d’olio la preoccupazione su una specie di frenesia popolare, ipnotica e massificante che ha assunto rapidamente la forma di dipendenza un po’ in tutto il Paese.

Da martedì scorso più di 5.000 sudcoreani hanno firmato una petizione dove si chiede alla Camera Blu Presidenziale di fermare il divieto contro i bitcoin, al punto di bloccare il sito del Governo.

La paralisi del mercato sudcoreano e le fluttuazioni riscontrate sulle piazze internazionali giungono subito dopo la affermazione per la quale il plurimilionario Warren Buffett  ha detto che non investirebbe mai in bitcoin o altre monete virtuali ed ha anche predetto che tra poco i più ampi assett popolari vivranno un crollo profondo.

Allo stesso tempo, però va precisato che molti non hanno dato credito a tali affermazioni pessimistiche e non hanno condiviso lo scetticismo di Buffet come la Kodak che anzi, ha lanciato altre monete virtuali mentre altri molto più semplicemente hanno aggiunto la parola blockchain al proprio nome.

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