giovedì, agosto 24
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Esteri: il punto

Corea del Nord-USA: la Cina si dichiara neutrale

Venezuela: Maduro, insignito del potere dall'Assemblea Costituente, tende la mano a Trump
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Ancora minacce reciproche tra Stati Uniti e Corea del Nord.
Oggi, le fonti del Governo di Pyongyang hanno affermato che l’atteggiamento del Presidente USA Donald Trump, definito “isterico”, rischia in qualsiasi momento di portare ad una guerra nucleare e di essere la rovina degli Stati Uniti. La voce grossa del Governo nord-coreano, chiaramente, non spaventa Washington: come reazione alle dichiarazioni di Pyongyang, Trump ha affermato che l’ipotesi di un attacco preventivo non è esclusa. Alle provocazioni verbali si aggiungono quelle militari: da un lato, la Corea del Nord ha promesso per metà mese un attacco dimostrativo contro la base militare USA sull’isola di Guam, dall’altro, a fine agosto, si terranno le esercitazioni congiunte delle forze armate statunitensi e sud-coreane mentre il Giappone ha dato il via libera allo schieramento di missili intercettori.
La tensione continua e crescente tra i due Paesi, con le reciproche minacce di “spazzare via” il nemico, preoccupano la comunità internazionale: se, da parte europea, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dichiara che quella militare non è la giusta soluzione alla crisi, e da parte russa il Ministro degli Esteri di Mosca, Sergeij Lavrov, si dice molto preoccupato che la situazione possa esplodere, la novità più interessante della giornata arriva da Pechino. La Repubblica Popolare Cinese, oltre a invitare ancora una volta le parti in campo ad abbassare i toni e a ricercare una soluzione diplomatica alla crisi, ha dichiarato l’intenzione di mantenersi neutrale in caso di attacco dimostrativo nord-coreano contro gli USA (ma non viceversa): la Cina, in questo modo, da un lato salva l’apparenza mostrandosi fedele al vecchio alleato nord-coreano in caso di attacco preventivo statunitense, dall’altro, lascia campo libero agli USA nel caso Pyongyang decida di andare contro le minacce. L’alleanza tra RPC e Corea del Nord, infatti, risulta sempre più un peso per le aspirazioni cinesi di essere uno dei grandi protagonisti della politica di oggi e di domani.

In Venezuela, l’Assemblea Costituente eletta con le elezioni del 30 luglio, in un clima di violenze generalizzate, ha insignito il Presidente Nicolás Maduro del ruolo di Presidente, Capo del Governo e Comandante delle Forze Armate. Gran parte della comunità internazionale non ha riconosciuto la legittimità dell’Assemblea Costituente e il Governo USA ha approvato delle sanzioni contro Caracas.
Il Governo venezuelano, sostenuto in questo dalla Russia, ha bollato le sanzioni volute da Washington come un attacco alla sovranità del Paese. Allo stesso tempo, però, il Presidente Maduro, stupendo il mondo, ha detto di voler incontrare Trump per ristabilire rapporti positivi con gli USA.
Oggi, il Comitato Contro la Tortura delle Nazioni Unite ha chiesto al Governo di Caracas di partecipare ad un incontro a Ginevra per discutere sul deteriorarsi della condizione dei diritti civili nel Paese; il Governo venezuelano, da parte sua, ha bollato come assolutamente infondati i dubbi del Comitato ONU.

In vista delle elezioni di settembre, un nuovo sondaggio fotografa la situazione politica in Germania: l’attuale Cancelliere cristiano-democratico, Angela Merkel, resta in testa con il 39% delle preferenze ma perde circa dieci punti rispetto alla precedente rilevazione; al secondo posto si trova il socialdemocratico Martin Schulz che recupera un punto percentuale e si ferma, per ora, attorno al 24%; seguono tutte le altre principali formazioni politiche che si attestano attorno all’8%. Le prossime elezioni tedesche saranno di grande importanza, non solo per la Germania, ma anche per l’intera Unione Europea.
Oggi, Merkel ha anche incontrato l’Alto Commissario ONU per i Migranti, Filippo Grandi, con cui ha discusso di contrasto all’immigrazione clandestina e lotta ai trafficanti di esseri umani: dal Cancelliere tedesco è arrivata la promessa di investire cinquanta milioni di euro entro la fine dell’anno a questo fine.

La questione risulta essere molto attuale per tutti i Paesi UE dopo il nuovo assalto portato dai migranti all’enclave marocchina di Ceuta, appartenente alla Spagna: già pochi giorni fa, un centinaio di migranti era riuscito a forzare il blocco di confine e ad entrare in territorio spagnolo. Episodi del genere aumentano il senso di paura e diffidenza di molti europei e finiscono per favorire quei movimenti populisti che cavalcano le insicurezze dei cittadini per trarne vantaggio. Un esempio lampante della crescita dei populisti è quello della nave ‘C-Star, arrivata nel Mediterraneo per ostacolare il salvataggio dei migranti che tentano la traversata: ironia della sorte, la nave dell’organizzazione populista ‘Defend Europe‘, in avaria, è stata soccorsa proprio da una di quelle ONG che avrebbe dovuto combattere.

Si rafforza l’asse tra Russia e Turchia.
Oggi, il Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha dichiarato che Ankara, memore delle sofferenze provocate al Paese dalle sanzioni economiche, non approva le sanzioni UE contro Mosca. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di vicinanza tra due Paesi legati, oltre che da alcuni interessi comuni, dalla vicinanza tra i propri capi carismatici: Recep Erdoğan e Vladimir Putin.

La giornata di oggi ha visto una intensa attività terroristica di matrice islamica.
In Afghanistan, si registra un attacco con armi da fuoco nella provincia di Takhar, nel nord-est del Paese, in cui almeno dieci persone avrebbero perso la vita e circa venti sarebbero rimaste ferite. Nella provincia di Farah, ad ovest, invece, un gruppo di talebani, riunitosi per preparare un assalto contro le forze di sicurezza, è rimasto vittima dell’esplosione accidentale dei giubbotti preparati per l’attacco suicida: ci sarebbero almeno trenta morti tra gli aspiranti attentatori.
In Somalia, a Mogadiscio, sarebbe di almeno due vittime il bilancio dell’attacco suicida contro una moschea situata all’interno di un carcere: l’attentato è stato rivendicato dal gruppo al-Shabaab contro militari delle forze governative.
Nel nord-est della Nigeria, infine, il gruppo islamista Boko Haram ha assaltato un villaggio dandolo alle fiamme e saccheggiano bestiame e riserve di alimenti: non è disponibile un bilancio ufficiale, ma è estremamente probabile che ci siano diverse vittime.

Alta tensione in Kenya dopo che le opposizioni hanno pubblicato dei sondaggi che darebbero in vantaggio il proprio candidato, Raila Odinga. La Commissione Elettorale ha dichiarato illegale la diffusione di dati durante lo spoglio affermando, inoltre, di essere l’unico organismo legittimato al conteggio dei voti: inoltre, le proiezioni proposte dalle opposizioni sarebbero del tutto falsate ed in contrasto con quelle ufficiali che, invece, darebbero in vantaggio l’attuale Presidente, Uhuru Kenyatta.
Nonostante gli osservatori internazionali abbiano affermato che le elezioni si sono svolte in maniera regolare, le opposizioni e lo stesso Odinga parlano già di brogli: in un Paese in cui l’appartenenza politica si sovrappone pericolosamente con l’identità etnica, l’atteggiamento dell’opposizione rischia di portare a nuovi scontri.
In serata dovrebbero essere disponibili i risultati ufficiali e definitivi.

Dal Brasile arriva la notizia ufficiale della temporanea sospensione, da parte della Suprema Corte, dell’indagine sul Presidente Michel Temer, accusato di corruzione: l’indagine riprenderà nel 2019, al termine del mandato presidenziale.

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