mercoledì, gennaio 17

Corea del Nord: caccia americani e sudcoreani sorvolano la Penisola Rimane alta la tensione tra il furto di documenti sudcoreani top-secret e le esercitazioni congiunte di Seoul e Washington

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Secondo il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo che riporta una dichiarazione del deputato del Partito democratico Rhee Cheol-Hee, hackers di Pyongyang sarebbero dietro alla violazione della rete internet delle forze armate di Seoul. Tale operazione avrebbe portato al furto di 235 gigabyte di documenti militari top secret, contenenti informazioni riguardanti le esercitazioni e le risorse strategiche sudcoreane. Tra questi, secondo le rivelazioni, figurerebbe il Piano Operativo 5015, predisposto, in maniera congiunta, da Corea del Sud e Stati Uniti in caso di guerra. Da quanto si apprende, il ‘cyberfurto’ risalirebbe a settembre 2016. La Corea del Nord nega categoricamente e reinvia al mittente le accuse.

«Il furto di un gran numero di documenti militari classificati subìto da Seul, inclusi l’ultima versione del piano per le operazioni congiunte Corea del Sud-Usa in tempo di guerra e un piano emergenziale dei due paesi per decapitare la leadership di Pyongyang, non mina in alcun modo la sicurezza delle operazioni militari nella Penisola coreana» ha dichiarato il Dipartimento della difesa americana.

«L’alleanza tra Repubblica di Corea e Stati Uniti resta determinata nel suo impegno a garantire la sicurezza di queste informazioni e la prontezza a respingere qualsiasi minaccia proveniente dalla Corea del Nord» sono state le parole del Colonnello dell’Esercito statunitense Rob Manning.

La «questione di intelligence», così il Colonnello Manning ha definito la sottrazione dei documenti militari di Seoul da parte di Pyongyang, non dovrebbe, dunque, influire sull’ intesa e sulla capacità di reazione coordinata di Stati Uniti e Corea del Sud. Anzi, a questo proposito, nel pomeriggio di ieri ora italiana, due caccia bombardieri americani B-1B Lancers sarebbero decollati dalla base militare dell’ Isola di Guam e avrebbero sorvolato la Penisola Coreana, simulando, poi, con due F15 sudcoreani, un attacco terra-aria nel Mar del Giappone. A queste operazioni, avrebbe fatto seguito, un test di tiro nel Mar Giallo. Peraltro, nella giornata di sabato scorso, era giunto nel porto sudcoreano di Jinhae, il sottomarino nucleare americano di classe Los Angeles USS Tucson.

Di ritorno da una visita ufficiale a Pyongyang, il deputato Anton Morozov, membro della Commissione esteri della Duma russa, ha avvisato che il regime nordcoreano disporrebbe di un missile a lungo raggio con una gittata di oltre tremila chilometri, potenzialmente in grado di colpire la costa ovest degli USA.

Il segretario alla Difesa James Mattis, nella sua orazione davanti all’ Associazione dell’ Esercito americano a Washington, ha avvertito: «L’esercito americano deve tenersi pronto» rispetto alle provocazioni del regime di Kim Jong-Un. «Cosa ci riserva il futuro? Né voi né io possiamo dirlo ma c’è una cosa che l’Esercito degli Stati Uniti può fare ed è essere pronto per assicurare che abbiamo le opzioni militari che il nostro presidente può impiegare se sarà necessario».

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