sabato, luglio 21

Corea del Nord, è di nuovo allarme antrace Liberia, Weah in vantaggio. Gerusalemme capitale d'Israele. Si muovono Hezbollah e Hamas

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La notizia è di quelle che fanno allarmare. Secondo alcune fonti che hanno parlato a ‘Sky News‘, un soldato disertore nordcoreano passato al Sud quest’anno ha anticorpi all’antrace nel sangue. A quanto pare il militare o è rimasto esposto all’antrace oppure è stato vaccinato ad hoc. Pochi giorni prima di Natale, fonti dell’intelligence sudcoreana aveva rivelato che la Corea del Nord sta valutando come poter armare i propri missili balistici con il batterio responsabile dell’antrace, un’infezione molto pericolosa che di solito colpisce la pelle e l’apparato gastro-intestinale o quello polmonare.

Le accuse sull’antrace rafforzano quanto affermato ai primi di dicembre nella National Security Strategy, ossia che Kim Jong-un affama la sua gente «perseguendo lo sviluppo di armi chimiche e biologiche, utilizzabili anche per mezzo di missili», e in grado di minacciare gli Stati Uniti. Il costo di questo piano ammonterebbe già a centinaia di milioni di dollari.

Intanto il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Al centro della telefonata proprio la Corea del Nord, la Siria e l’Ucraina. Lavrov avrebbe ribadito a Tillerson l’offerta russa di fare da mediatore fra Washington e Pyongyang.

Passiamo alla Liberia, perché in attesa dei risultati provvisori della Commissione Nazionale Elettorale, la radio di Stato, in via ufficiosa, parla di un George Weah in vantaggio sul vicepresidente uscente Joseph Boakai in diverse contee. L’inizio dello spoglio delle schede è cominciato ieri in serata e la Commissione elettorale ha due settimane di tempo per rendere noto il risultato finale. Weah, ex calciatore e stella del Milan, ha vinto il primo turno delle elezioni del 10 ottobre scorso, ma non ha ottenuto il 50% dei voti necessari per evitare il ballottaggio la cui data è stata rinviata più volte per permettere alla Commissione elettorale di indagare su presunte irregolarità e brogli.

Diversi gruppi armati anti-israeliani, tra i quali Hezbollah e Hamas palestinese, stanno formando un’alleanza per organizzare iniziative a livello politico, militare e di sicurezza contro la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. A dirlo il ‘Daily Star‘ citando una fonte dei servizi di sicurezza di Beirut. Dell’alleanza, oltre a Hezbollah e Hamas, dovrebbero far parte altri cinque gruppi armati attivi a Gaza e in Cisgiordania e la milizia sciita irachena Al Hashd al Shaabi.

Intanto Israele continua con le provocazioni. Si progetta infatti di scavare sotto alla Città Vecchia di Gerusalemme una linea ferroviaria che giungerà in prossimità del Muro del Pianto. E sarà costruita proprio lì una stazione dedicata al presidente Usa, in segno di gratitudine per la sua decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. A dirlo il giornale ‘Yediot Ahronot‘ che attribuisce questa iniziativa al ministro dei trasporti Israel Katz. I costi di realizzazione saranno di 2,5 miliardi di shekel, oltre 600 milioni di euro.

In Siria, il governo ha approvato l’evacuazione di alcuni civili, tra cui donne e bambini, gravemente malati e che hanno bisogno urgente di cure mediche, dalla regione della Ghuta a est di Damasco, controllata da gruppi anti-regime. Lo riferisce il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), secondo cui sono oltre 300 i civili in fin di vita che devono essere evacuati. La popolazione della Ghuta assediata dal 2012 è di circa 400mila persone secondo fonti Onu.

In Russia, l’attivista Alexei Navalny, ufficialmente escluso ieri dalle presidenziali del 2018, ha chiesto ai suoi seguaci di aderire a uno sciopero delle urne il prossimo 18 marzo così da non legittimare le elezioni. Navalni ha promesso di organizzare controlli per verificare che i dati dell’affluenza alle urne non vengano falsificati e ha indetto una grande manifestazione nazionale di protesta il prossimo 28 gennaio.

Passiamo allo Yemen, perché un nuovo bombardamento aereo della Coalizione araba ha causato almeno 20 morti nella regione di Taiz. Secondo le fonti mediche e testimoni citati dalla tv ‘Al Jazeera‘, il raid è avvenuto nell’affollato mercato ortofrutticolo di Hayma e ha preso di mira un convoglio di mezzi militari dei ribelli Houthi, vicini all’Iran.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è da ieri sera in visita ufficiale a Tunisi, ultima tappa di un tour africano che lo ha portato prima in Sudan, poi in Ciad. La visita, secondo un comunicato congiunto, rientra nell’ambito della volontà comune dei due Paesi di «promuovere la cooperazione bilaterale e consacrare la concertazione politica tra Tunisia e Turchia».

Constantino Chiwenga sarà il secondo vicepresidente dello Zimbabwe. L’uomo si era dimesso pochi giorni fa dalle forze armate proprio per poter ottenere l’incarico di governo. Chiwenga aveva guidato il golpe ‘bianco’ delle forze armate che aveva costretto al ritiro il 93enne presidente Robert Mugabe, dopo 37 anni di potere. L’altro vice presidente sarà Kembo Mohadi, un ex ministro. Preoccupa però che ci siano molti ex militari entrati a far parte del nuovo esecutivo. Per questo però il nuovo comandante delle forze di difesa, Valerio Sibanda, nei giorni scorsi aveva dichiarato che «la situazione nel Paese è tornata normale e a poco a poco» i militari ridaranno autorità e potere alla polizia.

Il magistrato argentino Alberto Nisman è stato ucciso e la sua morte non è stata un suicidio. A dirlo il giudice federale Julián Ercolini nella sua sentenza di 656 pagine. Nisman venne trovato morto nel suo appartamento a Buenos Aires nel gennaio del 2015. Alcuni giorni prima della morte aveva presentato un atto d’accusa contro l’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner e altri funzionari per aver insabbiato il ruolo iraniano nell’attentato del 1994 contro un centro ebraico, 85 i morti e oltre 300 i feriti.

In Brasile invece dichiarata persona non grata Gerardo Delgado, il più alto diplomatico del Venezuela nel Paese. La misura è stata decisa dopo l’espulsione dell’ambasciatore brasiliano in Venezuela, con Caracas che accusa il Brasile di aver avviato l’impeachment contro Dilma Rousseff illegalmente.

Chiudiamo con l’ex presidente Barack Obama, che in una intervista alla ‘BBC‘ condotta dal principe Harry, è tornato a mettere in guardia con l’uso irresponsabile dei social media. Secondo l’ex presidente sta distorcendo la capacità dell’opinione pubblica di comprendere questioni complesse e sta diffondendo false informazioni. Poi fatto riferimento a «tutto il lavoro che non è stato portato a compimento» durante il suo mandato, esprimendo «preoccupazione per come gli Usa si stanno muovendo» ma sottolineando che «c’è serenità».

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