domenica, giugno 24

Corea del Nord: 69 anni di regime, tra leadership politica ed economia Ecco una data che potrebbe portare a nuove tensioni

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Domani ricorre un anniversario importante per Pyongyang. Sono trascorsi 69 anni dalla fondazione, il 9 settembre 1948, della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Potrebbe essere la data di una nuova provocazione.

Ma come inizia questa storia? La decisione di dividere la penisola coreana fu presa da Washington nella notte tra il 10 e l’ 11 agosto 1945 per impedire ai russi di occupare l’intera penisola della Corea anche solo per combattere il nemico comune giapponese, mentre il contingente USA approdava in Corea del Sud nel mese di settembre. Dopo il terribile agosto, con l’ aiuto sovietico, procedeva la costruzione della nazione nella metà settentrionale della penisola coreana. Il supporto sovietico nella Corea del Nord era fondamentale per attuale un controllo militare, sebbene indiretto, sui nordcoreani, riconoscendo la creazione dei cosiddetti ‘comitati popolari’ indigeni. Tra questi uno dei più importanti è stato il Comitato Popolare delle Cinque Province del Nord di Pyongyang sotto la guida del nazionalista cristiano Cho Man-sik.

Dalla metà di ottobre ‘45, le forze di occupazione sovietiche iniziarono a sostenere Kim Il-sung, di ritorno dalla Russia come capitano nel 88 ° Reggimento, una speciale task force del Comando dell’ Estremo Oriente dell’ esercito sovietico, finendo per diventare, nel dicembre dello stesso anno, a neanche  trentadue anni, il capo della Sezione della Corea del Nord del Partito Comunista Coreano.

Successivamente, nel febbraio del 1946, assunse la Presidenza di una sorta di regime nord coreano, che aveva preso il nome di Comitato popolare provvisorio nordcoreano. Nei suoi primi anni di ‘esistenza, il regime ha mantenuto la facciata che le sue tre principali fazioni politiche hanno sostenuto un unito davanti. Quando il Partito dei lavoratori di Corea è stato fondato nel giugno 1949, Kim ne è diventato il Presidente con Kim Tu-bong della Fazione Yenan e Pak Hǒn-yǒng del Faction domestico come vice-presidenti.

Fortemente influenzata dai prodromi della Guerra Fredda, la procedura di transizione e di negoziazione riguardo alla penisola coreana, ipotizzata dagli alleati, trovò innumerevoli ostacoli: l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione nel novembre 1947 con la quale veniva richiesta l’istituzione di un governo coreano unito attraverso le elezioni generali che l’ONU avrebbe supervisionato. Per questo, fu organizzata una commissione di nove nazioni, laCommissione temporanea delle Nazioni Unite sulla Corea. L’Unione Sovietica, che aveva opposto il veto alla risoluzione ONU, si rifiutò di collaborare con le attività della Commissione sulla penisola. Quest’ ultima affermò la necessità di effettuare le elezioni laddove fosse stato possibile e quindi nella metà meridionale della Corea. Elezioni  tenutesi nel maggio 1948 e che segnarono dunque lo scarto definitivo tra le due aree coreane.

D’ altro canto, già nel 1947, l’ Assemblea popolare della Corea del Nord redasse la propria Costituzione, ratificata nell’ estate del 1948 dopo le elezioni per  designare la nuova Assemblea popolare che avrebbe a sua volta eletto Kim Il-sung premier. Da poco eletto, egli proclamò laRepubblica democratica popolare di Corea il 9 settembre 1948.

Con il sostegno di Stalin, ma anche dei comunisti cinesi, Kim Il-sung intraprese una guerra contro Seoul nel giugno del 1950, forte della sua superiorità militare sul suo avversario. Ad intervenire prontamente furono gli Stati Uniti, decisi a mantenere l’ equilibrio raggiunto pochissimi anni prima. Il conflitto contro la Nord Corea fu condotto dalle Nazioni Unite sotto il comando del generale Douglas MacArthur. Dopo aver occupato parte della Corea di Kim, l’ ONU dovette ritirarsi nel Sud, a fronte dell’ offensiva nordcoreana supportata dal contigente inviato dalla Repubblica Popolare Cinese. Intorno alla primavera 1951 si raggiunse una sorta di stallo in corrispondenza del 38° parallelo che si concluse, dopo estenuanti trattative USA-URSS, con la firma, il 27 luglio 1953, dell’armistizio.

A differenza di Seoul che si avviò verso il suo ”miracolo sul fiume Han”, la Corea del Nord si trasformò in uno stato socialista, sulla scia dell’ Unione Sovietica. Sebbene si fosse registrata una parziale crescita soprattutto nel settore agricolo all’inizio degli anni ’60 e ’70, la Repubblica democratica fu ben presto colpita dalla stagnazione dovuta al forte influsso dell’ideologia socialista e che si sarebbe accentuata con il crollo dell’ URSS.

Nonostante i tentativi di allentamento della tensione come quello del 1973, sotto la supervisione della Croce Rossa, la reciproca diffidenza non è mai venuta meno. Dopo nuovi intensi colloqui, a seguito del Crollo del Muro, con la controparte meridionale, si sperò, soprattutto con la morte di Kim Il-sung nel luglio 1994,  in un’ imminente riunificazione.

Fin dalla sua fondazione, l’ impianto istituzionale della Corea del Nord pose al centro la figura la figura del leader. Ad essersi succeduti alla guida della Nordcorea Kim Il-sung, Kim Jong-il, e Kim Jong Un. In particolare, il regime di Kim Il-sung (1948-1994) durò quasi 46 anni. Quasi in concomitanza con la morte di Kim Il-sung, agli inizi degli anni ‘90, la Repubblica popolare subì enormi cambiamenti: la corruzione e l’ideologia di mercato dilagarono rapidamente e il periodo, tra il 1995 e il 1997, di forte carestia, prese il nome di “Marcia ardua”. Uscito dal lutto per il suo fondatore, il regime di Kim Jong-il si ristabilì nel 1998. Iniziò una leggera collaborazione con Seoul che, almeno fino al 2007, gli inviò aiuti economici. Iniziò, dunque, un periodo di riforma a favore di una maggiore presenza che però venne smantellato, con feroci repressioni, nel secondo biennio degli anni 2000.

Come recita l’ articolo 11 della Costituzione, «la Repubblica popolare democratica di Corea deve condurre tutte le attività sotto la guida del Partito dei lavoratori di Corea». All’ articolo 100 della Costituzione del giugno 2016 viene sancito che «il Presidente della Commissione per gli Affari di Stato della Repubblica popolare democratica di Corea è il leader supremo della Repubblica popolare democratica di Corea». La figura del Presidente della Commissione per gli Affari di Stato è il ruolo chiave, quello adibito al leader, il quale, nel rispetto dell’ articolo 102, è  «il comandante supremo di tutte le forze armate della Repubblica popolare democratica di Corea e comandi e dirigenti tutte le forze armate dello Stato». Tra le sue prerogative, elencate dall’ articolo 103, «dirigere gli affari generali dello Stato; guidare personalmente il lavoro della commissione per gli affari statali; nominare o rimuovere i funzionari chiave dello Stato; ratificare o annullare i trattati importanti conclusi con altri paesi; esercitare il diritto di concedere il perdono speciale; di proclamare uno stato di emergenza, uno stato di guerra o una mobilitazione; organizzare e dirigere il Comitato Nazionale della Difesa in guerra». Tutto il potere è concentrato nelle mani del leader Kim Jong-un. Il leader è al di sopra della legge, conferisce poteri ai membri della politica elitaria e li ricompensa con privilegi. Vi è una concorrenza significativa tra le agenzie di partito-stato per una maggior quota di potere e privilegi del leader.

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