martedì, gennaio 16

Contro il G7: ecco cosa è successo a Giardini Naxos

0

Molto in questo fine settimana è stato detto sulle battute finali del G7, che ha catalizzato su di sé non poco interesse, anzi forse è stato uno dei vertici più discussi e interessanti avvenuti negli ultimi anni. I grandi leader delle sette economie più importanti al mondo si sono ritrovati per discutere di argomenti sostanziali: i punti focali vertevano sull’accordo di Parigi sul clima, la regolamentazione del mercato internazionale, la questione migratoria e l’allerta terrorismo. Come abbiamo visto il neopresidente Donald Trump ha portato avanti le sue idee contro tutto e contro tutti, senza risparmiare parole sprezzanti nei confronti della Germania di Angela Merkel.

Se queste sono le notizie che hanno focalizzato l’attenzione della stampa nazionale e internazionale, che ha atteso con vivace interesse i discorsi conclusivi dei leader, qualche clamore è stato sollevato anche nei confronti della manifestazione contestatrice avvenuta nel piccolo Paese di Giardini Naxos, a pochi chilometri da Taormina.

Come si è potuto vedere sia la stampa che la televisione sembra aver fomentato un clima di paura non necessario nei riguardi della manifestazione per la quale, in realtà, non c’era assolutamente niente da temere. Tutto si è svolto in maniera molto pacifica, nessuna aveva portato con sé oggetti pericolosi e nessuno era sceso in Sicilia con l’obiettivo di promuovere atti di violenza. Solo un piccolo scontro tra la testa del corteo e la polizia per un momento ha fatto alzare i livelli di tensione, ma poco dopo tutto è tornato alla normalità.

Per capire quanti erano i manifestanti e quali gruppi componevano il corteo abbiamo chiesto il parere di Giovanni Piazza, professore di sociologia dei fenomeni politici presso l’Università di Catania. Piazza, che sabato 27 maggio ha partecipato alla mobilitazione contro il G7, ci ha spiegato le dinamiche della manifestazione, oltre a darci una cifra approssimativa del numero di partecipanti, che alcuni, come il Capo della polizia Gabrielli, tendono a sminuire.

Con il professore abbiamo cercato di capire perché la manifestazione pacifica, ad un certo punto, abbia cercato di sfondare il muro degli scudi di plexiglas della polizia e, soprattutto, perché il corteo si sia voluto spingere oltre Piazza del Municipio, in cui era stato convenuto il limite da non oltrepassare. Per Piazza il corteo non voleva realmente “sfondare” il muro delle forze dell’ordine, la loro azione è stata un atto simbolico di protesta e contestazione che non voleva assolutamente portare avanti atti di violenza. Inoltre abbiamo cercato di capire perché i partecipanti a questa manifestazione siano stati così relativamente pochi.

Il gruppo di manifestanti contro il G7 sceso in strada presso Giardini Naxos sembrava molto eterogeneo; ciò che ancora non è stato chiarito è il numero effettivo dei manifestanti che hanno partecipato. Dato che lei era lì presente, ci può dare una stima reale del numero di persone?

La battaglia di cifre, in queste situazioni, è sempre abbastanza agguerrita: il Capo della polizia Franco Gabrielli, ad esempio, ha detto che i manifestanti erano meno di un migliaio; mentre gli organizzatori della manifestazione hanno detto che erano circa cinquemila. Diciamo che come al solito la realtà sta nel mezzo: possiamo ipotizzare che il numero dei partecipanti si aggirasse sui duemila/tremila manifestanti. Era difficile fare una stima reale del numero dei contestatori perché Giardini Naxos è stata letteralmente invasa da giornalisti: diciamo che c’era una sproporzione enorme fra il numero dei giornalisti presenti e il numero dei manifestanti. Al corteo, ad un certo punto, hanno aderito anche alcuni cittadini di Giardini Naxos che all’inizio erano diffidenti, ma poi, quando hanno visto che non ci sarebbe stato nessun pericolo, hanno deciso di scendere per strada spinti dalla curiosità. La cittadinanza è stata sicuramente meno ostile del sindaco che per quel giorno ha disposto l’ordinanza di chiudere tutti i pubblici esercizi, lasciando quattro migliaia di persone senza nemmeno un luogo dove poter avere un po’ d’acqua: questo è stato un gesto veramente esagerato, fomentato dall’allarmismo poco realistico fatto dalle autorità. Diciamo che più impressionanti sono le cifre dei poliziotti, sparsi per la città il loro numero sicuramente era pari o superiore a quello dei manifestanti.

Il corteo da quali gruppi era composto?

La composizione del corteo era quasi esclusivamente nazionale: hanno partecipato molti siciliani ma anche alcune delegazioni che venivano dal resto d’Italia; ovviamente i gruppi siciliani erano quelli più presenti e attivi. Dunque erano presenti molti comitati territoriali, da quelli contro gli inceneritori ai contestatori delle trivelle, dai No Tav alle associazioni antirazziste che si battono contro la discriminazione dei migranti: tra i comitati territoriali i più numerosi erano i No Muos. La parte più consistente, però, era composta da folti gruppi di centri sociali che venivano un po’ da tutta Italia;i più numerosi erano quelli di Palermo e Catania, oltre alla copiosa presenza di gruppi provenienti da Napoli. Inoltre, da Napoli, insieme a gruppi attivisti, sono scesi a Giardini Naxos per manifestare anche un paio di consiglieri del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Il corteo, formato da diverse delegazioni, aveva una componente intergenerazionale molto larga: ovviamente i centri sociali, che erano i gruppi più impegnati, hanno portato alla manifestazione un gran numero di giovani fra i 20 e i 30 anni. Poi c’erano ovviamente anche gruppi associati ai partiti della Sinistra radicale e ai sindacati di base, Usb (Unione sindacato di base) e Cobas.

Secondo lei la paura fomentata dalla stampa ha inibito qualcuno a manifestare?

Come è stato più volte detto prima di arrivare alla manifestazione c’è stato un “prefiltraggio” abbastanza invadente: i poliziotti hanno perquisito tutti i manifestanti, tenendo per molto tempo fermi i pullman diretti a Giardini Naxos. Nonostante ciò i pullman sono arrivati tutti nonostante i ritardi, ma alcuni manifestanti sono stati bloccati e rispediti a casa con il foglio di via. Il sistema di “prefiltraggio” ha  in qualche modo affievolito la partecipazione al corteo, facendo un po’ di ostruzionismo. Un gruppo di napoletani, ad esempio, è stato perquisito addirittura tre volte e, in risposta a ciò, i manifestanti sono usciti dal pullman in mutande, affermando che così “i poliziotti avrebbero impiegato meno tempo a perquisirli”. I responsabili delle forze dell’ordine hanno definito queste azioni come precauzioni indispensabili, anche se la paura di gesti eclatanti era assolutamente ingiustificata: niente faceva pensare ad una manifestazione aggressiva; in questo ha avuto un ruolo anche la stampa che un po’ ha incentivato questo clima di tensione attraverso comunicati un po’ eccessivi.

C’è stato un momento di tensione, in cui la testa del corteo si è ritrovata faccia a faccia con le forze dell’ordine: ad un certo punto i poliziotti, per disperdere la folla, hanno lanciato dei lacrimogeni. Ci può dire che cosa è successo esattamente e se il clima era così teso come sembrava dalle riprese televisive?

Ho visto ciò che è successo di persona in maniera piuttosto chiara perché ero molto vicino in quel momento: una parte consistente del corteo, non un gruppetto di solo trenta persone com’è stato detto da alcuni telecronisti, non si è fermata in piazza del Municipio – la zona in cui si sarebbe dovuta fermare la manifestazione – ma è andata avanti, raggiungendo la zona rossa, dove era posizionato un blocco insormontabile composto da varie grate di ferro. La testa del corteo, composta dalle file dei manifestanti con le magliette rosse, che erano più di una decina, è stata seguita da qualche altro centinaio di persone. Complessivamente buona parte del corteo ha legittimato il tentativo simbolico di sfondamento: nelle immagini televisive è stato mostrato che i manifestanti in testa non avevano né il volto coperto né alcun tipo di oggetto pericoloso in mano, per questo possiamo dire che il loro sia stato un gesto più simbolico che altro. L’intento, perciò, non era quello di sfondare il posto di blocco, anche perché sarebbe stato impossibile dato l’enorme mole di poliziotti stanziati. La dinamica di questo gesto è stata, comunque sia, abbastanza usuale: è stata fatta pressione sugli scudi di plexiglas senza alcuna possibilità reale di aprire una breccia e c’è stata una reazione da parte della polizia con una carica e dei lacrimogeni per disperdere la folla. Devo dire che questa reazione è stata moderatamente contenuta, anche se in altri Paesi come la GB la polizia in situazioni del genere non carica né lancia i lacrimogeni ma si limita a respingere la pressione dei manifestanti con la pressione  sugli scudi (pushing and shoving).Le motivazioni che hanno spinto i manifestanti ad agire così, come abbiamo detto, sono state simboliche; chi era là a manifestare contro il G7 ha voluto mandare un messaggio chiaro alle autorità, ovvero la non accettazione delle limitazioni imposte dalle autorità in merito alla zona da non oltrepassare. Subito dopo il lancio dei lacrimogeni il corteo si è ricompattato, ripresentandosi la seconda volta davanti al posto di blocco della polizia: in questo caso non hanno di nuovo provato ad avvicinarsi al muro delle forze dell’ordine, ma anche questo è stato un gesto di protesta e di contestazione che ha mostrato la loro perseveranza.

Cosa ne pensa delle dichiarazioni del Capo della polizia Franco Gabrielli?

In realtà le dichiarazioni di Gabrielli mi sono sembrate in parte fuori luogo. Infatti, durante il suo discorso, dopo aver ringraziato le forze dell’ordine per il lavoro da “dieci e lode” svolto a Taormina, ha infierito sui manifestanti con parole sprezzanti, affermando che tale manifestazione non aveva senso e che era composta “da quattro imbecilli”. Penso che un rappresentante dello Stato, qualunque sia il suo pensiero, non dovrebbe dare giudizi del genere e, in più, non si capisce esattamente su quale criterio ha definito questa manifestazione “inutile”; qualunque siano i suoi parametri di giudizio non capisco perché abbia dovuto offendere e sminuire un corteo che tutto sommato è stato pacifico. Chi rischia dei danni fisici in una manifestazione lo fa perché crede in un ideale e lo sostiene fino in fondo, non c’è assolutamente bisogno di offendere le persone che lottano per ciò in cui credono, soprattutto se lo fanno in maniera pacifica, senza recare danni alla collettività. Secondo me Gabrielli era un po’ stizzito perché non ha preso bene quel primo tentativo di sfondamento che è stato fatto, forse avrebbe voluto che tutto rimanesse tranquillo e che non ci fosse un reale bisogno d’intervento di lacrimogeni e di carica da parte delle forze dell’ordine. Gabrielli bisogna che capisca che non tutto deve andare secondo i suoi piani e che il diritto a manifestare fa parte di uno Stato democratico, e non può pensare che i manifestanti si adeguino in tutto e per tutto alle imposizioni di chi dovrebbe controllare, se così fosse non esisterebbe più manifestazioni.

Secondo lei perché la manifestazione non ha attratto un maggior numero di persone?

Il clima di paura che si respirava intorno alla manifestazione contro il G7 ha sicuramente disincentivato molti giovani a parteciparvi. Molti dei miei studenti, ad esempio, mi hanno chiesto cosa si dovessero aspettare da questa manifestazione perché pensavano che potesse degenerare in qualcosa di pericoloso: ovviamente nella mentalità collettiva la memoria della manifestazione contro il G8 di Genova è ancora forte, soprattutto fra le giovani generazioni che non l’hanno vissuto ma l’hanno sentita raccontare dai mass media e, dunque, pensano a queste manifestazioni come qualcosa di assolutamente pericoloso da cui stare lontani. La paura più generalizzata era quella di venire coinvolti pur non partecipando attivamente ai tentativi di sfondamento, tale timore deriva proprio da ciò che accadde durante la manifestazione a Genova, in cui molti di coloro che vennero picchiati dalla polizia in realtà non avevano avuto nessuna responsabilità negli scontri. Sicuramente questi ricordi vissuti indirettamente hanno inibito la partecipazione dei giovani, che sono sempre più intimoriti a manifestare. I meccanismi partecipativi come le manifestazioni sono processi graduali, fatti di esperienze che rafforzano o indeboliscono la partecipazione: evidentemente gli scontri avvenuti durante il G8 a Genova hanno creato proprio questo fenomeno inibitorio delle masse. Ovviamente non è solo questo aspetto a disincentivare la partecipazione, ad oggi sembra che le giovani generazioni percepiscano come inefficaci queste manifestazioni, pur condividendo gli ideali di coloro che partecipano. Anzi posso dire che per me questo corteo è stato più rappresentativo del numero dei manifestanti, nel senso che rispecchiava il sentimento di indignazione di una parte ampia della società soprattutto di coloro che vivono in condizioni di disagio sociale.

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian