lunedì, ottobre 23

Continua il caos in Kenya e Odinga tesse relazioni da Londra Il candidato dell'opposizione è voltato a Londra per incontrare politici, uomini d'affari, diplomatici, e suoi uomini sono negli USA

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La situazione del Kenya è ancora caratterizzata da un clima di forte instabilità e di profonda incertezza politica, dovuti in un primo momento all’annullamento del risultato elettorale alle presidenziali dell’8 agosto  -che aveva sancito la vittoria del Presidente uscente Uhuru Kenyatta– e successivamente intensificati dopo l’annuncio, martedì 10 ottobre, del ritiro del candidato dell’opposizione Raila Odinga, leader della National Super Alliance (NASA) dal nuovo appuntamento elettorale. Odinga avrebbe, infatti, dovuto scendere in campo il 26 ottobre contro Kenyatta che si è così trovato senza sfidante.

Non si fermano le manifestazioni per ottenere riforme elettorali, organizzate da mercoledì nelle tre principali città di Kisumu, roccaforte dell’opposizione nell’ovest del Paese, Mombasa e della capitale Nairobi. È notizia di mercoledì, che, per motivi di sicurezza, rimarrà chiuso il parco di Uhuru a Nairobi e che le proteste nelle zone commerciali di questi tre centri maggiori sono assolutamente vietate. «Abbiamo notato numerose infrazioni, violazioni e disordini durante le manifestazioni organizzate dalla NASA», ha dichiarato Fred Matiangi, attuale Ministro per la sicurezza interna, in una conferenza stampa di ieri mattina. Sono, infatti, le attività commerciali a soffrire maggiormente di questa situazione. «La gente ha paura dei gas lacrimogeni e di essere derubata», ha dichiarato una commerciante del centro di Naroibi. Divieto di manifestare, da ieri, non solo a Nairobi, ma anche nelle aree centrali delle maggiori città del Paese: Mombasa e Kisumu. L’opposizione ha già sfidato il divieto organizzando nuove proteste pacifiche a partire da oggi.

Intanto, Odinga è in Gran Bretagna da mercoledì sera. Oggi terrà una conferenza presso Chatham House, prestigioso think tank londinese, sul futuro del Kenya, è previsto spieghi la sua decisione di ritirarsi e parli del programma di riforme della NASA e di come il prossimo Governo può portare avanti le riforme istituzionali volte al rafforzamento della democrazia del Kenya. Dal suo arrivo a Londra, Odinga ha avuto numerosi colloqui con politici del Regno Unito e rappresentati della business community inglese. Un colloquio lo ha avuto anche con l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, il quale avrebbe espresso preoccupazione circa la situazione nel Paese. Un incontro c’è stato anche con l’ex Segretario Generale aggiunto dell’ONU, Mark Malloch Brown, e, secondo fonti vicine al leader del NASA citate dal quotidiano ‘Daily Nation’, Odinga avrebbe condotto colloqui anche con membri del Governo e politici e diplomatici vicini al Governo May. E previsto che domani Odinga incontri membri della comunità keniota a Londra.
A Nairobi si fa notare che il viaggio a Londra di Odinga -con una partenza a sorpresa mercoledì sera- è coinciso con il viaggio del co-direttore del NASA Kalonzo Musyoka, volato, sempre mercoledì sera -un giorno dopo che hanno annunciato il loro ritiro dalla corsa presidenziale-, negli Stati Uniti, viaggio, questo, classificato come ‘personale’.
C’è da sottolineare che Odinga alla vigilia del voto di agosto e poi nei giorni immediatamente successivi al risultato, quando ha deciso di contestare gli esiti, ha contato molto sulla forza che gli poteva venire dagli USA e più in generale dalla comunità internazionale. Un supportò che si considerò venire meno nel momento in cui gli USA ammisero la regolarità del voto e accolsero la vittoria di Kenyatta. Questi viaggi e questi incontri potrebbero significare che qualcosa sta cambiando.

Per rendere ancora più instabile la situazione del Paese, vi è stata l’approvazione in Parlamento di un emendamento alla legge elettorale che stabilisce come, al ritiro di un contendente alla ripetizione delle elezioni, il candidato rimasto venga automaticamente eletto. La votazione è stata ovviamente boicottata dall’opposizione.

A livello legislativo, il Paese deve districarsi nella miriade di leggi, regolamenti, decisioni espresse dalla Corte Suprema e norme della Costituzione che regolano il processo elettorale, tenendo conto che è la Costituzione ad avere la meglio sulle altre disposizioni e, nel caso di un unico candidato, questa prevede che il candidato unico venga riconosciuto vincitore. Una decisione della Corte Suprema del 2013 ha fatto sì che le nomine di giugno per le elezioni del 2017 siano valide anche per le nuove elezioni del 26 ottobre e che quindi Kenyatta non venga eletto automaticamente. La stessa decisione prevede 60 giorni di tempo per la presentazione delle nomine alle nuove elezioni e quindi la data del 26 verrebbe azzerata e l’appuntamento elettorale nuovamente fissata entro 60 giorni.
Tenendo conto delle disposizioni legislative, la Commissione elettorale (IEBC) ha dichiarato che per rendere valido il suo ritiro dalla competizione, Odinga deve seguire la prassi ufficiale e ripresentare la sua richiesta. Lo stesso partito di maggioranza Jubilee considera non valida la presentazione del ritiro del leader dell’opposizione perché avrebbe dovuto essere presentata, secondo i suoi esponenti, entro tre giorni dalle nomine di giugno, come prevede la legge.
La stessa Commissione ha, inoltre, stabilito che parteciperanno alle nuove elezioni tutti gli otto sfidanti presenti al precedente appuntamento, questo subito dopo che la Corte Suprema aveva accolto la richiesta presentato dal candidato del partito Thirdway Alliance, Ekuru Aukot, di essere riammesso alle elezioni.

Gli attuali sviluppi danno Kenyatta vincente visto che gli altri candidati, ad eccezione di Odinga, non avevano ottenuto al primo turno risultati superiori all’1%. La decisione dell’IEBC riporterebbe tuttavia in campo anche il leader della NASA.

La situazione si fa sempre più intricata e sta incappando in un vero e proprio cavillo legislativo che difficilmente può trovare una soluzione. Finora non si sono registrati casi di violenza e si ha l’impressione che la gente stessa voglia arrivare alle elezioni per tornare alla normalità.

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