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Congresso e Corte Suprema: tutto il potere a Trump

Con il Congresso a maggioranza repubblicana, le nomine future in Corte Suprema spostano a destra il Paese

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Nell’Election Day in cui Donald Trump è diventato il 45esimo Presidente degli Stati Uniti, gli americani hanno anche votato per rinnovare Camera e Senato. E proprio con il Congresso (che era apparso subito come una partita fondamentale sia che a vincere fosse Trump sia che fosse Hillary Clinton) si completa la debacle dei democraticiCamera e Senato, infatti, sono rimasti saldamente in mano ai repubblicani, annientando le speranze dei democratici, che speravano di tornare a controllare il Congresso l’anno prossimo.
Gli avversari di Trump si devono accontentare di una manciata di seggi guadagnati alla Camera, comunque appunto non sufficienti ad arrivare alla maggioranza.
Trump, con un Congresso completamente dalla sua parte, potrà portare avanti quello che ha promesso in campagna elettorale, ovvero rivedere e ribaltare ampia parte delle politiche portate avanti durante il doppio mandato del suo predecessore, Barack Obama, a partire dalla riforma della sanità e dagli accordi sul nucleare iraniano raggiunti l’anno scorso.
Se è vero che, soprattutto al Senato, i democratici potranno cercare di mettersi di traverso su molte questioni, è vero anche che avranno poco margine di manovra.

Al Senato i democratici sono riusciti a strappare un solo seggio, quello dell’Illinois, passato dal repubblicano Mark Kirk a Tammy Duckworth. Hanno poi vinto corse importanti in Nevada, dove l’ex procuratore generale Catherine Cortez Masto ha battuto il rivale Joe Heck, ma il seggio era già democratico, dopo che il leader di maggioranza Harry Reid lo aveva lasciato libero andando in pensione. I democratici hanno mantenuto anche i seggi in New Hamsphire, ma altrove non hanno fatto altrettanto bene.
In Pennsylvania Pat Toomey, il repubblicano che già deteneva il seggio, ha stracciato la rivale democratica Katie McGinty, mentre in Wisconsin, Ron Johnson ha battuto l’ex senatore e candidato favorito Russ Feingold, strappandogli il seggio. In North Carolina Richard Burr ha respinto gli attacchi di Deborah Ross, mantenendo un seggio importante per il partito repubblicano.
Confermati anche il senatore dell’Arizona John McCain e Todd Young, che in Indiana ha sconfitto Evan Bayh. In Florida, Marco Rubio, che si era candidato per la nomination repubblicana ed è stato appunto sconfitto da Trump, è stato rieletto, sconfiggendo lo sfidante Patrick Murphy.

Per quanto riguarda la Camera, i democratici hanno guadagnato un seggio in Florida, dove il repubblicano David Jolly ha perso la battaglia per la rielezione contro l’ex governatore Charlie Crist, che all’epoca era repubblicano e indipendente, ma era poi passato al partito democratico nel 2012. Tuttavia, i democratici hanno perso il seggio lasciato libero da Patrick Murphy e hanno dovuto rinunciare a quello della Virginia, dove la repubblicana Barbara Comstock ha messo a segno una facile vittoria, staccando di nove punti LuAnn Bennett.

Altro organo che contribuirà allo strapotere di Trump, è la Corte Suprema, organo fondamentale per indirizzare le politiche del gigante statunitense. La Corte Suprema, infatti, è giudice della costituzionalità delle leggi statali e federali, interprete autentico della Costituzione, e in virtù di questa alta rappresentatività, usufruisce della teoria dei poteri impliciti per operare talora al di sopra delle competenze delle corti dei singoli Stati federali.
Con la morte a febbraio del giudice conservatore Antonin Scalia, la Corte si è ritrovata equamente divisa fra i due maggiori partiti e avrebbe rischiato, per la prima volta dal 1971, di ritrovarsi per 30 anni a maggioranza democratica. Secondo diversi analisti è anche per scongiurare questa ipotesi che il partito repubblicano si e’ trincerato attorno al candidato espresso dal suo congresso oltre ogni previsione. La partita sulla maggioranza alla Corte Suprema è fondamentale per suggellare lo spostamento a destra del Paese.
Trump dovrà nominare, poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, il nono giudice, quello che dovrà rimpiazzare Antonin Scalia. La possibilità per Merrick Garland, il giudice scelto da Barack Obama e bloccato dal Congresso, di entrare nell’organo giudiziario sono pressoché nulle. Trump, avendo il Congresso dalla sua parte, potrà agire indisturbato. L’arrivo di un giudice conservatore farà pendere la Corte suprema verso quella parte su temi fondamentali come la riforma sanitaria e la legge sull’immigrazione di Obama. Entrambe sono destinate a scomparire.
Non basta. Tre giudici molto avanti con l’età nei prossimi anni potrebbero essere sostituiti: sono i liberal Ruth Bader Ginsburg e Stephen G. Breyer, di 83 e 78 anni, rispettivamente e il conservatore moderato Anthony M. Kennedy, 80 anni. E’ presumibile che fin tanto che resteranno in carica la Corte suprema continuerà a difendere sociali come il diritto all’aborto, i diritti dei gay, solo per citare due esempi recenti. Se Trump dovesse nominare altri tre giudici nei prossimi quattro anni, la Corte potrebbe essere totalmente sotto il controllo dalla destra. Con la sola sostituzione di Scalia, secondo gli analisti, la Corte dovrebbe mantenere come ago della bilancia proprio Kennedy, che negli anni passato si è rivelato abbastanza progressista su tematiche etiche e culturali molto complesse.

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