mercoledì, settembre 19

Congo, nuove prove del complotto americano Il Sottosegretario Herman Cohen avrebbe convinto Trump a tentare il cambio di regime nel Paese, puntando prima su Moise Katumbi e poi su Jean Pierre Bemba

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Dal 2015 gli Stati Uniti sono periodicamente accusati di complottare contro la Repubblica Democratica del Congo con l’obiettivo di assicurarsi lo sfruttamento dei minerali preziosi come il coltan, eliminando la concorrenza europea e cinese. Nel 2016 gli Stati Uniti avrebbero appoggiato un piano eversivo per rovesciare il Governo di Kinshasa ideato dal ex governatore Moise Katumbi. Nel 2017 avrebbero coinvolto la missione ONU di pace MONUSCO in altri piani eversivi, sempre con l’intento di rovesciare il Governo. Nel luglio scorso il Segretario di Stato Mike Pompeo studia e mette in pratica un piano di invasione militare che doveva essere attuato da Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda in caso che il Presidente Joseph Kabila non avesse rinunciato al terzo mandato o rinviato nuovamente le elezioni, previste già nel dicembre 2016 e ora il 23 dicembre 2018.

Una nuova prova del complotto americano affiora, la quale dimostrerebbe le attività diplomatiche eversive del ex Sottosegretario americano agli Affari Esteri con delega per l’Africa Herman Cohen. Nel gennaio 2018, Cohen inizia una efficace campagna diplomatica per convincere Casa Bianca e Pentagono della necessità di sostituire il Presidente Joseph Kabila a tutti i costi, compresa l’invasione militare delle potenze regionali africane. L’opera diplomatica convince il Presidente Donald Trump, il quale ordina al Segretario di Stato Pompeo di organizzare l’‘Operazione Isolamento e Distruzioneche prevede un attacco militare di alleati americani della regione.

Rimane un problema. Chi sostituire a Joseph Kabila? Il candidato più accettabile era l’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi. Un solo problema. Il candidato non possiede di una forza militare sufficiente per contrastare l’eventuale resistenza delle truppe fedeli al rais. Dunque chi scegliere? Herman Cohen suggerisce un nome: Jean-Pierre Bemba, candidato ideale, gode di un supporto popolare nazionale maggiore di Katumbi e un agguerrito movimento armato, il MLC (Movimento per la Liberazione del Congo), divenuto partito politico nel 2005, pur mantenendo intatto il suo apparato militare, che ora opera in clandestinità. Purtroppo Bemba all’epoca era in prigione per la condanna inflittagli dalla Corte Penale Internazionale, CPI, per i crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana nel 2002.

 Secondo le prove confluite ai servizi segreti congolesi, lo scorso aprile Herman Cohen inizia forti pressioni sulla CPI affinché riveda la condanna di primo grado inflitta al leader congolese. In effetti, la CPI aveva assolto Jean Pierre Bemba durante il processo di secondo grado, per poi accusarlo di aver corrotto i testimoni del precedente caso giudiziario relativo alla Repubblica Centroafricana aprendo un nuovo processo. Il Governo di Kinshasa ha, così, preso l’occasione per escludere Jean Pierre Bemba dalla lista dei candidati alle presidenziali. Il secondo processo sarebbe opera del lavoro sotterraneo della Cellula Africana del Eliseo che, contrariamente ai desideri del Presidente Emmanuel Macron, non reputa opportuno effettuare un cambiamento di regime in Congo.
Secondo fonti diplomatiche, Herman
Cohen conoscerebbe nei mini dettagli la fragile situazione del governo e delle forze armate congolesi e sarebbe, altresì, consapevole che l’opposizione manca della necessaria leadership politica per negoziare e ottenere un’alternanza politica. Jean Pierre Bemba sarebbe stato così giudicato il solo leader dell’opposizione in grado di imporsi contro Kabila.

Due media congolesi hanno rivelato la scorsa settimana che nel maggio 2018 Kabila avrebbe contattato Herman Cohen nel tentativo di fermare le avverse attività diplomatiche e assicurarsi l’appoggio politico di Cohen, in cambio di una partecipazione ai profitti generati dalla centrale idrica di Mobayj-Mbongo, nella ex provincia dell’Equatoria. Cohen avrebbe rifiutato l’offerta e triplicato i suoi sforzi diplomatici contro Kabila. Nessuna smentita a questa notizia è pervenuta dall’ex Sottosegretario.

Oltre assicurarsi il controllo sui minerali preziosi, gli Stati Uniti vogliono un cambiamento di regime anche per interrompere gli affari che intercorrono tra Kabila e movimenti terroristici islamici. ‘Fox News’, nell’ottobre 2017, pubblicò in merito una dettagliata inchiesta. Secondo quanto scoperto da ‘Fox News’, il regime congolese, dal 2011 al 2016, avrebbe finanziando il movimento libanese Hesbollah, attraverso l’istituto finanziario BGFI Bank il cui direttore è uno dei fratelli del Presidente Kabila.
La
BGIF Bank avrebbe creato stretti contatti con un uomo d’affari belga libanese Kassim Tajideen, ricercato negli Stati Uniti dal 2009 per il suo comprovato supporto finanziario al gruppo terrorista libanese Hezbollah.  Varie e consistenti transazioni finanziare sono state effettuate dalla BGIF Bank attraverso la Congo Futur una compagnia fantasma controllata da Tajideen. Alcuni di questi fondi sono stati dirottati dai finanziamenti elargiti alla CENI (Commissione Elettorale Indipendente) per l’organizzazione delle elezioni del prossimo 23 dicembre.
Secondo le indagini ‘
Fox News’, alcuni impiegati della BGFI avrebbero avvertito le autorità americane delle transazioni illegali già nel 2011. Qualche settimana dopo queste fughe di notizie la Congo Futur interrompe le richieste di trasferimenti bancari internazionali presso la BGFI per non fare insospettire le autorità americane. Le transazioni riprenderanno alcuni mesi più tardi, dopo che la Congo Futur aveva fallito nel tentativo di convincere altri istituti bancari congolesi ad effettuare i trasferimenti all’estero.

Le operazioni illegali continueranno fino al marzo 2016, quando Tajideen viene arrestato a Washington e accusato di frode finanziaria, cospirazione, riciclaggio di denaro e supporto al gruppo islamico libanese Hezbollah. Il suo arresto rientrava nella operazione ‘Progetto Cassandra’ varata dalla Drug Enforcement Administration (DEA) per smantellare il network mondiali di supporto al Hezbollah. Gli Stati Uniti non hanno mai perdonato alla famiglia Kabila di aver supportato un gruppo islamico, principale nemico dell’alleato Israele, e soggetto che ha distrutto i piani americani in Siria, combattendo al fianco di Bashar al-Assad fin dall’inizio della sanguinosa guerra civile.

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