mercoledì, gennaio 17

Congo: a Goma e Bukavu violenza e terrore Scontri e brutale violenza: la situazione nel Paese sta velocemente precipitando

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La situazione nelle province est della Repubblica Democratica del Congo sta progressivamente degenerando. Il Sud e Nord Kivu sono l’epicentro di violenze inaudite scatenate da due fattori, uno politico e l’altro economico. Dal 2015 l’etnia di origine ugandese Nande è vittima di pulizie etniche nelle zone di Beni, Butembo e Lubero mentre nel Sud Kivu si assiste ad una escalation di conflitti che stanno seminando morte e distruzione tra la popolazione civile e mette a serio rischio la minoranza etnica tutsi congolese: i Banyamulenge.

Terroristi ruandesi, FDLR, il movimento islamico estremista ugandese ADF, 12 guerriglie congolesi denominate Mai Mai, guerriglie burundesi: FNL, FPB (ex FOREBU) e RED Tabara, soldati burundesi fedeli al dittatore Nkurunziza, milizie genocidarie burundesi Imbonerakure si stanno scontrando tra di loro mentre l’esercito congolese è diviso tra Generali che cercano di combattere con poche armi e munizioni queste forze negative e Generali che non intervengono in quanto coinvolti nel traffico di minerali preziosi e rari in associazione proprio con le guerriglie che stanno massacrando i civili congolesi.

I Caschi Blu della MONUSCO sono stati attaccati e almeno dieci di essi uccisi. Uvira, la seconda città del Sud Kivu al confine con il Burundi, attaccata da orde di Mai Mai assettati di sangue. Per risparmiare le munizioni si uccide con il machete lasciando sul terreno corpi decapitati. Donne, vecchie e bambine vengono selvaggiamente violentate prima di ucciderle. I loro corpi gettati nudi lungo i bordi delle strade periferiche o nei boschi. Ora le violenze coinvolgono direttamente i due capoluoghi di provincia: Goma (Nord Kivu) e Bukavu (Sud Kivu).

Martedì 31 ottobre il capoluogo del Nord Kivu, Goma, è stato teatro di un massacro di civili attuato dalla polizia congolese su diretto ordine del governo centrale di Kinshasa. Secondo il bilancio ufficiale 4 civili e un poliziotto sono morti. Fonti locali parlano al contrario di almeno una trentina di vittime confermando la morte del poliziotto, braccato dalla folla inferocita mentre stava sparando sui manifestanti. Rimasto senza munizioni e isolato rispetto ai suoi commilitoni, il poliziotto è stato accerchiato dalla folla che lo ha lapidato senza pietà.

Gli scontri, durati tutta la giornata, sono stati provocati da una manifestazione indetta dalla Società Civile in protesta alle mancate elezioni e per contrastare il piano del Presidente Joseph Kabila di accedere alla Presidenza a vita con la chiara intenzione di chiudere definitivamente la breve e confusa pagina democratica del Congo, durata meno di 11 anni (2005 – 2016). La manifestazione era stata vietata dalle autorità che hanno inviato reparti anti sommossa per disperdere i manifestanti. L’intervento della polizia è stato fermato dai manifestanti che hanno eretto barricate nelle principali arterie stradali di Goma e dato fuoco a copertoni. Dinnanzi alla resistenza della popolazione la polizia ha ricevuto l’ordine di sparare con proietti veri a tiro zero. Il brutale intervento della polizia ha scatenato la rabbia popolare.

Giovani, casalinghe e uomini di tutte le età hanno affrontato le forze dell`ordine con chiaro spirito omicida esponendosi all’orribile tiro a segno che rende il bilancio ufficiale di quattro morti non credibile. Secondo fonti in loco almeno 100 manifestanti sono stati arrestati e portati in località sconosciute. Presto un indistinta guerra urbana si è sviluppata a Goma e gli ospedali hanno ricevuto decine e decine di feriti da arme da fuoco. La popolazione della città ai piedi del vulcano Nyaragongo, è ancora sconvolta dalla brutalità delle forze dell`ordine che ha aumentato risentimenti e odi, segnali premonitori per altre violenze e carneficine.

Domenica 5 novembre a Bukavu si sono registrati violentissimi scontri tra reparti contrapposti dell`esercito congolese presso i quartieri di Nguba e Muhumba del distretto urbano di Ibanda. Una compagnia di soldati fedeli al Direttore antifrode Abbas Kayonga si sono opposti al suo arresto ordinato dal Governatore Claude Nyamugabo. Sono seguiti duri scontri a fuoco con armi pesanti che sono durati per tutta la mattina. Voci incontrollate tra la popolazione e i social network parlavano di truppe ruandesi che avevano sconfinato per sostenere Kanyonga. Le stesse voci affermavano che la compagnia di soldati in difesa del Direttore antifrode fossero in realtà soldati ruandesi che indossavano divise regolari della FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo).

Dopo aver contattato fonti sicure si è potuto constatare che queste notizie sono completamente false, originate ad hoc per creare un clima anti ruandese tra la popolazione. Le fonti di disinformazione che veicolavano le false notizie, affermavano che il Governatore aveva ricevuto il rifiuto dallo Stato Maggiore della FARDC a Kinshasa di inviare reparti in rinforzo per sopraffare i soldati ribelli. Al contrario, delle unità speciali del’esercito sono intervenute sotto ordine di Kinshasa aumentando l’intensità del conflitto. Gli scontri sono terminati quando Kayonga si è reso conto che non aveva alcuna possibilità di uscire vittorioso dal conflitto. Kayonga si è consegnato ai Caschi Blu della MONUSCO e successivamente si è messo a disposizione delle autorità congolesi. Kanyonga è accusato di gravi violazioni e della creazione di una milizia privata corrompendo la compagnia di soldati che si è ribellata domenica 5 novembre. Le autorità congolesi hanno evitato di spiegare cosa siano queste ‘gravi violazioni’, come rimane ignoto il bilancio delle vittime del conflitto.

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