martedì, agosto 21

Confindustria e Governo: la ‘reazione’ ai barbari Il Ministro, uscente, Carlo Calenda si candida alla guida del ‘Fronte di resistenza anti Cinquelega’

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Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico dell’uscente Governo Gentiloni (Paolo, non Vincenzo Ottorino) è uomo di capacità fuori dal comune, e di altrettanto fuori dal comune arroganza e presunzione. Tali da competere con campioni assoluti del settore quali Matteo Renzi, Ettore Rosato, Renato Brunetta… Così la sua Relazione all’annuale ‘Assemblea di Confindustria’ tenutasi mercoledì 23 maggio (2018) all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha rappresentato sì l’orgogliosa rivendicazione del lavoro fatto nei Governi Renzi e Gentiloni e la dichiarazione di disponibilità ad un ordinato e completo passaggio di consegne con il (presumibilmente) imminente nuovo Ministro che prenderà il suo posto. Ma ha soprattutto significato la sua forte, rabbiosa, ‘discesa in campo’ a contrastare il Governo ispirato e guidato, di fatto, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Con toni di furibonda violenza che mostrano la preoccupazione degli ambienti imprenditoriali e non solo rispetto a quanto sta quasi inevitabilmente per avvenire. «Di uno Stato forte, ma non dello statalismo che ne rappresenta una degenerazione mortale, l’Italia ha un incredibile bisogno» ha esordito. E poi: «Non temo il nazionalismo di chi conosce il proprio posto nel mondo. Penso anzi che abbiamo bisogno di rafforzare il nostro senso di appartenenza a una Patria per stare a testa alta in Europa. Temo però il sovranismo anarcoide, quello che gioca con i soldi degli italiani come fossero soldi del Monopoli. I problemi e le ferite dell’Italia non si sono chiusi. Rimettersi su un percorso di crescita e sviluppo si è rivelato un lavoro lungo e difficile. Disfare è questione di un attimo. (…) Il periodo che abbiamo davanti metterà alla prova la nostra tenuta. E chiamerà in causa la capacità delle forze della società civile e della rappresentanza di fare muro contro populismi distruttivi che sono molto diffusi nel Paese».

Un vero e proprio guanto di sfida al Governo che sta per insediarsi, ed ai suoi danti causa. Il tutto nell’entusiasmo quasi travolgente dei presenti, che individuano in lui il possibile nuovo ‘uomo forte’ pronto a contrastare i temutissimi ‘nuovi barbari’. E ancora, una volta uscito dalla sala dell’Assemblea, ha rincarato la dose. Attaccando frontalmente i nuovi possibili ‘padroni’ dell’Italia. In questo modo ha posto esplicitamente la sua candidatura di fatto alla leadership di un fronte che appare altrimenti quasi completamente disperso e in rotta, in attesa solo di un passo falso, che pure non è difficile ipotizzare, da parte di M5S e Lega. Ma sono soprattutto le modalità con cui Calenda ha svolto il proprio intervento a colpire: con sprezzo degli avversari, praticamente individuati in quanto tali in maniera esplicita. Tanto da far porre una domanda: tali modi di inusitata arroganza e disprezzo nei confronti di chi (Di Maio e Salvini, a rappresentare le rispettive forze politiche) è stato votato in maniera massiccia, di chi riscuote un consenso reale, di chi vede un’attesa positiva da parte degli italiani che sta attorno al sessanta per cento, possono pagare? O non inviano piuttosto un fascio di ulteriore positiva aspettativa nei confronti di chi appare evidentemente sotto attacco dei cosiddetti ‘poteri forti’? (Che poi in quanto tali non esistono, ma ci tengono assai a far credere di esistere). E’ questo fondamentale interrogativo quello con cui fare i conti, e con cui in tutta evidenza ci si troverà, sui più diversi fronti, a doversi confrontare. Intanto il Governo ‘Cinquelega’ sta per prendere, in  qualche modo, il via.

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