lunedì, ottobre 23

Dopo Comey, sulla strada verso l’impeachment c’è l’I hope di Trump

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Primo: Presidente Donald Trump ha mentito sull’ex direttore dell’Fbi, James Comey, accusandolo di condurre ‘malamente’ l’indagine sulle interferenze di Mosca nelle presidenziali Usa e quando ha dichiarato che non godeva più della fiducia degli alti ranghi dell’Fbi. Secondo: «non c’è alcun dubbio che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane», le interferenze di Mosca durante le elezioni 2016 sono state uno «sforzo imponente», ma il voto non sarebbe stato alterato. Terzo: il Presidente ha chiesto «lealtà» a Comey in cambio della sua conferma alla guida del Bureau e di «lasciar andare» l’indagine su Michael Flynn, l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale costretto a dimettersi per aver negato, mentendo, di aver discusso di sanzioni contro la Russia con l’Ambasciatore di Mosca a Washington, Serghei Kislyak. Questi ì tre elementi fondamentali che emergono dalla deposizione, sotto giuramento, davanti alla commissione Intelligence del Senato, durata oltre due ore e mezza, dell’ex direttore dell’Fbi, James Comey.

James Comey non ha voluto dire se la richiesta del Presidente Usa Donald Trump di lasciar cadere l’indagine sul suo ex Consigliere per la sicurezza nazionale configuri il reato di intralcio alla giustizia: «Non spetta a me dire se il mio colloquio con Donald Trump sia stato un tentativo di intralciare il corso della Giustizia». Questo lo dovrà dire il Procuratore Speciale Robert Mueller, incaricato dal Dipartimento di Giustizia di sovrintendere le indagini federali in corso sulle interferenze di Mosca sulle elezioni presidenziali Usa del 2016 e i possibili legami tra la campagna di Donald Trump e agenti russi.

Ma cosa significa il reato di ‘obstruction to justice‘?
I senatori repubblicani hanno chiesto più volte a Comey se avesse ricevuto l’ordine diretto di insabbiare l’inchiesta, domande a cui l’ex super poliziotto ha risposto sempre negando. «Il Presidente non le ha ordinato di interromperla, vero? Ha usato la parola spero, lei conosce qualcuno che è stato condannato per aver detto che sperava qualcosa?», lo ha incalzato il senatore Jim Risch, repubblicano dell’Ohio «L’ho presa come un’indicazione», è stata la risposta di Comey, usando il termine ‘direction‘, parola che molto probabilmente ora sarà al centro di decine di diverse interpretazioni legali, per determinare se questa potrà bastare a riscontrarel’intentoda parte del Presidente di interferire nell’inchiesta.
«La ragione per cui continuo a ripetere le sue parole è perché le ho prese come una direzione, era il Presidente degli Stati Uniti, l’ho presa come un’indicazione di che cosa voleva che io facessi e non ho obbedito», ha detto Comey nel passaggio cruciale della sua audizione.
Già nelle scorse settimane vari esperti avevano avvisato che la strada per dimostrare l’intento, essenziale per riscontrare l’intralcio alla giustizia, un reato notoriamente difficile da dimostrare, sarebbe stata tutta in salita.
Infatti, le leggi che sanzionano l’intralcio alla giustizia richiedono che venga provato che una persona abbia cercato «in modo corrotto» di influenzare un’inchiesta. Nel caso di Trump, si dovrebbero, quindi, trovare prove del fatto che il Presidente intendeva effettivamente «ostacolare, influenzare o impedire» l’inchiesta su Mike Flynn quando disse a Comey chesperavache trovasse una via per lasciarla cadere. E quindi molto probabilmente l’attenzione di esperti legali ed analisti si concentrerà anche sull’analisi legale del verbo ‘hope‘, sperare.

In questo quadro potrà essere essenziale, hanno spiegato nelle scorse settimane ancora gli esperti, l’analisi dettagliata di quel colloquio e anche le deposizioni di Consiglieri di Trump che, all’epoca dei fatti, potevano essere stati informati di quello che intendeva fare il Presidente. I giuristi ricordano che anche il licenziamento di Comey, che Trump aveva tutto il diritto di ordinare, potrebbe essere considerato parte dell’intralcio alla giustizia se verrà provato l’intento di insabbiare.

Comey non ha esitato ad indicare una pista da seguire per riscontrare l’esistenza dell’intento di Trump a chiedere qualcosa che non poteva chiedere: «Una cosa veramente importante per me, perché ha cacciato tutti dallo Studio Ovale? Questo come investigatore è un fatto molto significativo», ha ripetuto, riferendosi al fatto che il giorno dell’ormai famigerato colloquio, il 14 febbraio, Trump aveva cacciato Jeff Sessions e gli altri alti funzionari dal suo studio.

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