mercoledì, gennaio 17

Coalizione per il Sahel: il sottile boicottaggio ONU e Stati Uniti Il Palazzo di Vetro di New York e la Casa Bianca nutrono seri dubbi sull’operazione

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Sotto iniziativa franco-tedesca lo scorso 13 dicembre è nata la Coalizione per il Sahel. Cinque Paesi dell’Africa Occidentale (denominati G5 Sahel) metteranno in campo una forza multinazionale di 5.000 uomini per combattere i vari gruppi terroristici islamici che operano nella regione. Affiancata alla lotta contro il terrorismo sono state studiate iniziative per diminuire la pressione migratoria sull’Europa. I cinque Paesi africani coinvolti rientrano tutti nell’Impero francese d’Africa: Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania.

All’iniziativa si è accodato il governo Italiano che ha inviato il Premier Paolo Gentiloni al summit tenutosi nel castello di Celle Saint Cloud vicino a Parigi. L’Arabia Saudita si è aggregata proponendosi come il principale finanziatore. Sui 423 milioni di euro che serviranno per supportare le operazioni militari l’Arabia Saudita assicura il finanziamento di 100 milioni di Euro. Altri 60 milioni sono stati messi a disposizione dagli Stati Uniti mentre l’Unione Europea (di fatto la promotrice dell’iniziativa) dimostra una evidente carenza finanziaria mettendo sul tavolo solo 50 milioni di Euro. L’iniziativa avrebbe trovato il consenso delle Nazioni Unite, Unione Africana e Stati Uniti.

Dietro alla propaganda dei media ufficiali francesi (quelli tedeschi sono stati più discreti) si nasconde una realtà non detta fatta di forti contrasti politici e geo strategici tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti che rischiano di compromettere sul nascere l’iniziativa. In prima analisi le intenzioni dichiarate da Francia e Germania non sembrano genuine. Operazioni anti terrorismo sono già state attuate o sono in essere nella regione: operazione Barkhane (condotta direttamente dalla Francia con 4.000 soldati) la MINUSMA (Missione ONU di Stabilizzazione in Mali) forte di 12.000 uomini, la EUTM (Missione dell’Unione Europea di Addestramento Militare) e la EFTS (Enduring Freedom Trans Shara) la missione militare condotta dalle forze speciali americane che dal 2011 sono impegnate nella Operazione Scudo di Ginepro. Inoltre contro i terroristi salafisti è attiva  la coalizione militare tra Nigeria, Camerun, Ciad, e Niger.

Tutti questi eserciti presenti dal 2011 non sono riusciti a sconfiggere i gruppi terroristici islamici quali: Boko Haram e Al-Qaeda Magreb. Dal 2016 le attività terroristiche nella regione sono in costante aumento e si segnala la presenza del DAESH che tenta di consolidarsi tramite accordi con gruppi terroristici locali in concorrenza con Al-Qaeda. Se oltre 40.000 soldati di nazionalità diverse non sono riusciti fino ad ora a debellare il terrorismo nella regione perché ci riuscirebbero 5.000 soldati africani appoggiati da Francia, Germania, Italia e Arabia Saudita?

L’operazione per il Sahel ha ben altri obiettivi rispetto a quelli ufficialmente dichiarati. Si tratta di un piano ideato da Parigi e Berlino per mantenere il controllo delle materie prime, idrocarburi e uranio in Paesi che di fatto sono ancora colonie francesi con alti rischi di instabilità (Niger e Mauritania) o con forti tendenze di ribellione e crescita esponenziale di politiche nazionalistiche contro la Francia nei casi del Ciad e della Burkina Faso.

Non è un caso che l’Algeria si sia rifiutata di parteciparvi e che il Camerun non sia stato invitato al summit nonostante che il suo esercito sia impegnato in prima linea contro Boko Haram. Una scelta obbligata di non invitare l’alleato camerunese visto che dal 2015 la Francia cerca di attuare un cambiamento di regime contro il Presidente Paul Biya , che si è posto sotto protezione israelianaci spiega il giornalista ugandese Patrick Kanyunga.

L’Arabia Saudita ha deciso di parteciparvi per rafforzare la sua nuova ma finta politica di rinnovamento che è divenuta una obbligazione per la sopravvivenza della Monarchia feudale di Salmān Bin  Abdallah Al Saud minacciata da rivolte popolari all’interno del suo Reame e sempre più sotto i riflettori  internazionali a causa del finanziamento dei gruppi terroristici di origine salafita e del genocidio causato in Yemen.

Concedere il diritto di patente alle donne o riaprire le sale cinematografiche sono specchietti per le allodole così come i 100 milioni di euro donati nella lotta contro gruppi terroristici che hanno tutt’ora stretti legami con Riad e il Qatar. Nonostante gli astuti e voluti fraintendimenti dei Media europei il consenso delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti è tutt’altro che senza riserve. Al contrario il Palazzo di Vetro di New York e la Casa Bianca nutrono seri dubbi sull’operazione e attuano un sottile ma pesante boicottaggio”.

L’ analisi di Kanyumba ritrova riscontri oggettivi. L’iniziativa, spacciata come novità assoluta, non è nata durante il recente summit presso il castello di Celle Saint Cloud. Fu proposta da Parigi lo scorso febbraio presso le Nazioni Unite trovando gelide risposte da parte di Washington e dell’ONU.

La proposta indirettamente accusa i Caschi Blu della MINUSMA di aver assunto una posizione difensiva nella regione che ha offerto la possibilità di libere azioni ai vari movimenti terroristici. Una accusa mal digerita dalla Segreteria Generale delle Nazioni Unite che in Mali è stata costretta ad inviare i suoi Caschi Blu per tentare di porre fine ad una guerra civile che è stata di fatto creata dalla Francia per attuare un cambiamento di regime e sostituire il Presidente Amadou Toumani Touré e la sua politica nazionalistica anti francese. Nel 2011 la Cellula Africana del Eliseo decise di supportare una ribellione al nord del Paese appoggiando  la ribellione Tuareg guidata dal Movimento nazionale per la Liberazione del Azawad (MNLA) e, in contemporanea, organizzando il colpo di Stato attuato dal sergente Amadou Sanogo che prese il potere con la forza il 22 marzo 2012.

L’intervento di Parigi in Mali non andò come previsto e si trasformò in un Vietnam francese. Sanogo si dimostrò un leader debole e dovette essere sostituito dopo un mese dal colpo di Stato aprendo una stagione di instabilità politica e un susseguirsi di Presidenti di scarso valore politico: Dioncounda Traoré (aprile 2012 – Settembre 2013) e Ibrahim Boubacar Keïta attuale Presidente dal settembre 2013. Nel nord i gruppi islamici finanziati dalla Arabia Saudita Ansar Dine e Al-Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM) presero il sopravvento nella ribellione Tuareg costringendo la Francia ad intervenire militarmente contro di essi nel gennaio 2013.

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