sabato, aprile 21

Clima, Macron punzecchia Trump e avvisa: ‘Stiamo perdendo la battaglia’ Amnesty: 'Governi UE e Italia complici di torture e abusi su migranti in Libia'. Polemiche su lettera di Tusk

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Make Our Planet Great Again‘, con questo slogan che richiama quello di Donald Trump in campagna elettorale è partito a Parigi il summit informale sul clima voluto fortemente dal presidente francese Emmanuel Macron. Il governo di Parigi ha annunciato il nome dei primi 18 progetti di studiosi e ricercatori soprattutto americani, selezionati dalla Francia.

Nel suo discorso introduttivo, Macron è stato chiaro: «Per salvare il clima ogni attore della società deve impegnarsi ogni giorno. Oggi si gioca una nuova tappa della nostra lotta collettiva. Non dobbiamo sbagliarci, ma stiamo perdendo la battaglia». Con l’uscita degli Usa, ha ammonito Macron, l’accordo siglato nel 2015 alla Cop21 di Parigi «è più fragile e non andiamo abbastanza veloci».

«I governi europei ed in particolare l’Italia sono consapevolmente complici delle torture e degli abusi su decine di migliaia di migranti detenuti dalla autorità libiche per l’immigrazione in orribili condizioni in Libia». Lo scrive Amnesty International in un rapporto. «Non solo non sono stati pienamente consapevoli di questi abusi ma, sostenendo le autorità libiche nel fermare le traversate e tenere la gente in Libia, sono stati complici di questi crimini» ha detto il direttore John Dalhuisen.

Nel frattempo, sempre sul tema migranti, a molti sherpa dei Paesi Ue non è piaciuta l’idea di mettere da parte il meccanismo di quote obbligatorie, per la ridistribuzione dei richiedenti asilo in situazioni di crisi, che hanno trovato nella nota del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il documento, indirizzato ai leader, è mirato ad orientare la discussione sui migranti al vertice di giovedì e venerdì ed emerge che alcuni Paesi abbiano chiesto che questa fosse riscritta, ma così non è avvenuto.

Intanto si muovono i Paesi del gruppo Visegrad. Fonti europee rivelano che all’incontro organizzato prima del summit europeo, i leader di Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia «daranno prova della loro solidarietà» al premier Paolo Gentiloni «non con i ricollocamenti» ma dando «un sostanzioso finanziamento al Fondo fiduciario per l’Africa».

In Europa l’altro tema caldo è quello della Brexit. La premier britannica «Theresa May deve intervenire e chiarire che quanto sarà scritto giovedì al Vertice europeo sarà vincolante dal punto di vista giuridico», ha detto il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber. «Se ora David Davis mette in dubbio la prima fase, ad esempio proponendo un congelamento dei pagamenti finché il processo non sarà concluso, tutto viene di nuovo messo in dubbio. Quanto sentito da Londra contrasta con l’idea di un rapporto di fiducia».

Ancora un allarme dalla Corea del Nord. Gli esperti di intelligence americani infatti sospettano che Pyongyang abbia sperimentato la produzione di ordigni con i batteri di antrace, colera e peste. A dirlo è il ‘Washington Post‘, che ricorda come già nel 2006 l’intelligence Usa inviò un rapporto al Congresso secondo cui erano in corso lavori segreti su un’arma biologica.

Un’esplosione in un impianto di distribuzione di gas a Baumgarten an der March, in Austria, ha causato almeno 18 feriti e un morto. Le cause dell’esplosione non sono ancora chiare. Intanto si sono fermati i flussi di gas dalla Russia verso l’Italia. «La causa dell’incidente non è ancora chiara, al momento pensiamo ad un guasto tecnico», spiegano da Gas Connect Austria, sottolineando che «i gestori dei sistemi di trasmissione vicini sono stati informati immediatamente affinché misure possano essere adottate in tempo utile». Il gasdotto coinvolto nello stop delle forniture è il Tag (Trans Austria Gas Pipeline) che sfocia a Tarvisio, in Friuli, che garantisce circa il 30% del nostro fabbisogno di gas.

«Abbiamo un problema serio di forniture, in particolare sul tracciato austriaco che viene dalla Russia. Se avessimo il Tap, oggi non dovremmo dichiarare lo Stato di emergenza per questa mancanza di fornitura», ha detto il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda. Dal ministero dello Sviluppo Economico poi però precisano che «non c’è nessun problema di approvvigionamento grazie agli stock esistenti».

Passiamo alla Russia, perché i servizi di sicurezza (FSB) hanno annunciato di aver sgominato un gruppo terroristico composto da persone originarie dell’Asia centrale che pianificava attacchi suicida, nel corso del periodo festivo e nelle settimane precedenti alle elezioni presidenziali.

Negli Usa il giorno dopo il fallito attentato a New York torna a parlare il presidente Donald Trump e annuncia:  «Coloro che vengono condannati per essere stati coinvolti in atti di terrorismo meritano le pene più severe previste dalla legge, inclusa la pena di morte nei casi appropriati. L’America deve sempre rimanere salda contro il terrorismo e l’estremismo, garantendo che le nostre grandi istituzioni possano affrontare tutti i malvagi atti di terrore». «Dobbiamo proteggere le nostre frontiere», ha detto la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders interpellata dai giornalisti, sottolineando che l’episodio ripropone l’urgenza di una riforma dell’immigrazione.

Nel frattempo l’immigrato bengalese Akayed Ullah è stato incriminato per l’attentato: le accuse sono di terrorismo e possesso illegale di un’arma. L’immigrato non era nel ‘radar’ della polizia o dell’Fbi prima che decidesse di entrare in azione ieri, secondo quanto riferito da John Miller, vice commissario per il controterrorismo e l’intelligence a New York.

Tornando alle questioni interne, aperte le urne in Alabama dove si vota oggi per il seggio in Senato lasciato vacante dalla nomina di Jeff Sessions a ministro della Giustizia nell’amministrazione Trump. Voto considerato strategico e un test per le elezioni di metà mandato del 2018. In corsa il repubblicano Roy Moore, sostenuto dal nazionalista ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, e dallo stesso presidente degli Stati Uniti. Il candidato democratico è Doug Jones.

Ma nelle ultime ore si prospettano nuovi guai per Trump: oltre 50 donne democratiche al Congresso hanno chiesto che venga aperta una inchiesta a Capitol Hill sulle accuse di molestie sessuali riguardanti il presidente. La richiesta, sotto forma di lettera, è pervenuta alla commissione Vigilanza alla Camera Usa. «Sono almeno 17 le donne che hanno pubblicamente accusato il presidente di comportamento improprio, non possiamo ignorarle», si legge nella missiva.

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