martedì, agosto 21

Cina-Usa, è ancora battaglia a suon di dazi Respingimento migranti, ok le trattative Germania-Spagna. E Amnesty accusa Italia, Malta e Ue

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Gli Usa e Donald Trump hanno deciso di procedere con l’imposizione di dazi del 25% su importazioni dalla Cina pari a 16 miliardi di dollari, a partire dal prossimo 23 agosto, stando alle autorità competenti. Le nuove imposizioni si aggiungono ai dazi del 25% su prodotti cinesi per un valore di 34 miliardi di dollari che erano stati attivati lo scorso 6 luglio. La replica però non si è fatta attendere: il ministero del Commercio cinese, in una nota,ha preso di mira beni come petrolio e auto, con tariffe al 25% a partire dal 23 agosto.

Per Trump però non è l’unico scontro in corso. Ad attaccare il presidente americano il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, secondo cui il tycoon fa solo propaganda, parlando delle nuove sanzioni al Paese. «Trump è contro il popolo iraniano perché la prima sanzione che ha reimposto era contro l’acquisto di 200 aerei passeggeri», ha sottolineato il ministro. «Abbiamo avuto due anni di intensi negoziati con loro e il risultato è stato l’accordo sul nucleare, da cui l’amministrazione Trump si è ritirata. Immaginate solo se avessimo un altro giro di negoziati con loro, come possiamo fidarci che loro tengano fede al nuovo accordo?».

Le trattative della Germania con la Spagna sui respingimenti immediati al confine di migranti che hanno già chiesto asilo in Spagna si sono concluse. Lo ha affermato la portavoce del ministero dell’Interno tedesco, Eleonore Petermann, in conferenza stampa a Berlino. I migranti potranno essere respinti in Spagna nel giro di 48 ore, ha affermato la portavoce di Horst Seehofer. La misura vale a partire dall’11 agosto.

Nel frattempo, Amnesty International accusa l’Italia e l’Ue di complicità con la Libia attraverso un rafforzamento del loro sostegno alla Guardia Costiera nazionale in modo che essa impedisca le partenze e intercetti rifugiati e migranti in mare per riportarli nel Paese, esponendoli a violenze e violazioni dei diritti umani. Amnesty punta anche il dito contro Italia e Malta accusandole di trattare le ong in modo sempre più ostile.

Il presidente palestinese Abu Mazen ha incontrato ad Amman il re giordano Abdallah e il principe ereditario Hussein bin Abdallah. Tra i temi in ballo gli ultimi sviluppi della causa palestinese, le relazioni tra i due Paesi ed anche le ‘sfide che affronta Gerusalemme’. Intanto l’esercito israeliano ha chiuso diverse strade nelle aree adiacenti la Striscia di Gaza ed ha rafforzato la propria divisione del sud. Secondo il portavoce militare, la decisione è legata alle dichiarazioni di Hamas dopo l’uccisione di due suoi militanti ieri e alla identificazione dell’abbandono di postazioni.

In Siria, scontri armati e raid di artiglieria sono in corso nel nord-ovest tra forze governative e loro alleati e milizie anti-regime vicine alla Turchia.

Andiamo in Germania, perché è allarme attacchi antisemiti. Nei primi sei mesi dell’anno si sono registrati 401 reati, rispetto ai 362 del periodo analogo dell’anno precedente. Si tratta di un aumento del 10,7%. La maggior parte dei casi si è registrata a Berlino, seguita dalla Baviera. Gli attacchi provengono anzitutto da elementi di estrema destra, ma anche da estremisti di sinistra.

In Scozia, contestazioni per Theresa May a conclusione della visita compiuta dalla premier conservatrice britannica con l’obiettivo di rassicurare sulla linea negoziale del suo governo in direzione di un divorzio ‘soft’ dall’Ue. La protesta non è comunque sfociata in alcun incidente e la May, protetta dalla sicurezza, è potuta ripartire senza problemi.

In Argentina, il Senato ha cominciato l’esame del progetto di legge sulla interruzione volontaria della gravidanza, approvato settimane fa dalla Camera dei deputati. Il presidente della repubblica Maurizio Macri, che aveva preannunciato che non avrebbe posto il veto all’eventuale approvazione del provvedimento, ha dichiarato oggi che qualunque sarà il risultato, «avrà prevalso la democrazia».

In Venezuela invece il presidente Nicolas Maduro ha accusato uno dei più importanti leader dell’opposizione del Paese di essere collegato al presunto tentativo di assassinio con droni. Si tratta di Julio Borges. Intanto Maduro ha invitato i leader statunitensi e colombiani a consegnare eventuali sospetti.

Chiudiamo con l’Arabia Saudita, dove è stato giustiziato e crocifisso ieri a La Mecca un uomo birmano incriminato per omicidio, tentato stupro e furto. La sua condanna era stata confermata dalle corti e re Salman aveva dato il via libera alla massima pena.

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