venerdì, settembre 22

Cina alla conquista di Africa e America Latina field_506ffbaa4a8d4

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La Cina, nella conquista dei mercati esteri, non ha timore di invadere il campo dei concorrenti e ignora le sfere di influenza delle altre grandi potenze in un’ottica di spregiudicata realpolitik. Ad esempio, da qualche anno la Francia (e i suoi dispositivi di intelligence) constata un particolare interesse di Pechino per la sua tradizionale zona d’interesse in Africa. I principali analisti francesi osservano che la presenza economica della Cina in Africa è solo la parte emergente di questo interesse e che esiste una parte sommersa, legata alla sua presenza politica e strategica, capace di mettere in pericolo le rendite francesi ed europee nel continente.

I cinesi hanno quattro obiettivi in Africa: assicurare i propri approvvigionamenti di materie prime; entrare in un mercato abbastanza tollerante in ambito normativo; utilizzare il continente per testare i prodotti delle proprie multinazionali; infine, fare dell’Africa il trampolino di lancio per conquistare mercati più importanti. Ne risulta che oggi la Cina fa più affari con l’Africa che con gli Stati Uniti. Nei suoi affari con l’Africa, la Cina si astiene dal dare lezioni ai capi di Stato africani in materia di diritti dell’uomo, di democrazia o di protezione dell’ambiente. I Paesi occidentali sostengono che questa ‘neutralità politica’ incoraggi il cattivo governo degli Stati africani, aumenti il deficit pubblico e non stimoli la competitività delle loro imprese nei confronti della concorrenza con le altre imprese del Sud del mondo.

Nonostante la Cina sostenga di interessarsi solo agli affari, non può ignorare le questioni politiche, sulle quali comunque esercita la propria influenza. Pechino, infatti, sceglie i propri investimenti in funzione dei propri interessi politici: da ciò deriva il suo impegno nel campo delle telecomunicazioni, dei trasporti, della produzione e della distribuzione di energia e delle istituzioni finanziarie africane. Dietro il discorso sulla non ingerenza negli affari interni dei Paesi, si cela, infatti, una volontà di dominio sulle principali infrastrutture strategiche degli Stati africani.

In conclusione, agli occhi dei cinesi l’Africa non è solamente il continente delle materie prime ma anche una pedina fondamentale nella sua partita diplomatica, che le permette di mettere in pratica la sua strategia di accerchiamento degli avversari occidentali. Gli europei  non sono gli unici a preoccuparsi degli interessi cinesi, anche gli americani vedono calpestare il proprio giardino: l’America Latina. Dopo il viaggio del presidente cinese Hu Jintao nel novembre 2004, gli Stati Uniti hanno cominciato a sospettare che la Cina volesse mettere le mani su una parte delle riserve energetiche del continente americano. Il viaggio del Presidente effettivamente ha permesso a Pechino di firmare vari contratti con il Cile, l’Argentina, il Perù e il Venezuela nel campo del petrolio, del ferro, del rame o della soia. Ciò ha destato l’allarme a Washington, dove alle preoccupazioni per gli interessi cinesi in America Latina si sommano quelle per le intenzioni russe, soprattutto dopo la visita del presidente russo nel novembre 2008. La stampa americana ha fatto notare soprattutto i successi diplomatici ed economici della Cina nell’America del Sud, non esitando ad accusarla di approfittare della crisi per muovere le proprie pedine.

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