sabato, aprile 21

Che Spazio ci sarà il prossimo anno? Oggi aeronautica e spazio occupano in Italia circa 40 mila addetti, con un mezzo migliaio di aziende e un fatturato che si aggira intorno agli otto miliardi di euro

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Fine anno è sempre tempo di bilanci e anche quando non lo si vuole, spunta sempre l’occasione o la necessità di rispondere a chi chiede come sia andata. E siamo certi che ai nostri lettori, almeno i più appassionati di spazio sarà pure solleticata la improrogabile domanda della 17° scadenza del secolo.

A cui dobbiamo rispondere in modo articolato, perché dal nostro punto di vista gli argomenti che abbiamo affrontato in questo anno solare su L’Indro, in materia di spazio, sono stati complessi e non sempre pieni di risultati attesi. Ma partiamo dal nostro Paese, che vanta di essere stato tra i primi ad aver mandato qualcosa in orbita, dopo ovviamente Unione Sovietica e Stati Uniti. Il primo lancio italiano avvenne il 15 dicembre 1964: appena pochi giorni fa si sono celebrati i 53 anni da quando San Marco 1 si staccò dal poligono statunitense di Wallops Island, in Virginia, con un’operazione effettuata autonomamente da personale italiano a mezzo di uno Scout appartenente a una famiglia di vettori utilizzati dagli USA essenzialmente per test scientifici: uno di questi fu l’Explorer 9, che era stato messo in orbita il 16 febbraio 1961 per lo studio della densità atmosferica. Fu l’inizio di una serie assai significativa che vide una base di lancio tutta italiana, al largo delle coste del Kenya, una posizione geograficamente adeguata e priva di rischi per raggiungere le mete prefissate.

San Marco era stato concepito come un programma di studio molto raffinato per i circuiti suborbitali, pur con una realizzazione artigianale, effettuata all’università di Roma La Sapienza da un gruppo di giovani ingegneri guidati da due scienziai italiani, Luigi Broglio e Carlo Buongiorno e certo le tecnologie non potevano essere sfidanti con quelle dei due blocchi politici che governavano implacabilmente i due quadranti del mondo. Ma pur sempre il contributo italiano all’analisi dell’ambiente esterno all’atmosfera fu essenziale e soprattutto, la spinta alla genesi di una disciplina del tutto nuova portò, nel corso degli anni alla costruzione di un settore del tutto nuovo e ricco di sicure aspettative. Oggi aeronautica e spazio occupano in Italia circa 40 mila addetti, operanti per lo più in Piemonte, Campania, Lombardia e Puglia, con un mezzo migliaio di aziende e un fatturato che si aggira intorno agli otto miliardi di euro. Nel solo spazio le persone occupate sono quasi 8 mila unità. Cifre virtuose, con un’agenzia governativa che sovrintende la politica spaziale del Paese e una clientela principalmente rivolta al mercato istituzionale che assicura la sopravvivenza di un’alta tecnologia e di significative credibilità internazionali.

Non mancano le difficoltà, dovute a tagli di bilancio e a una situazione finanziaria che non è certo rosea e per questo si è pensato di trasformare la presenza governativa dalla dipendenza di un unico dicastero a un collegio di maggior respiro e per quanto in casa di un partito politico – e non di una più adeguata sede istituzonale – quest’estate si era dato per certo il varo immediato della legge che avrebbe fatto passare l’Agenzia Spaziale Italiana sotto l’egida di Palazzo Chigi, il dispositivo licenziato dal Senato ha avuto seguito alla Camera appena lo scorso 22 dicembre. L’ultimo giorno di scuola per i deputati che tra pochi giorni andranno a casa. E così, con questo modo lento di programmare e legiferare, la voglia di innovazione proclamata da più parti rimarca il suo conservatorismo bigotto: un’immagine nitida del governo e del parlamento che hanno mostrato un interesse svogliato per il settore e del resto nessun gruppo laterale di pressione ha dato voce alle proprie corde vocali. Almeno fino ad ora…

Poco credibile che l’esplorazione spaziale e le relative applicazioni in campo di osservazione della Terra, telecomunicazioni e navigazione siano veramente area di business solo per i grandi Stati sovrani. Dovrebbero ben ricordarlo quei politici nazionali pieni di intraprendenza e così poveri di idee!

Il Lussemburgo, senza industrie né interessi diretti, per esempio, ha mostrato particolare attenzione a quanto si potrà ricavare un giorno non lontano da quelle miniere a cielo aperto che sono gli asteroidi. «Si tratta di una serie di strumenti offerti alle aziende che sono intenzionate ad investire nello spazio – ha dichiarato il vice premier Étienne Schneiderconsentendo loro di esercitare i diritti sulle risorse che estrarranno dai corpi celesti».

Lo spazio è un settore globale secondo Johann N. Schneider-Ammann, Presidente della Confederazione elvetica e «i Paesi europei possono ottenere molto di più collaborando tra loro che non agendo da soli. Per questo lavorano insieme. Per questo la Svizzera concentra sull’Agenzia Spaziale Europea la maggior parte delle proprie attività spaziali». E del resto il 31 luglio del 1992 l’astronauta italiano Franco Malerba fu lanciato nello spazio a bordo dello shuttle Atlantis proprio in compagnia dello svizzero Claude Nicollier. Ambedue unici europei. Oltre loro, sulla missione STS-46 c’era un intero equipaggio americano composto dal comandante Loren J. Shriver con Andrew M. Allen, Jeffrey A. Hoffman, Franklin R. Chang-Diaz e Marsha S. Ivins.

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