sabato, aprile 21

Catalogna: voto, l’ unico sconfitto è Mariano Rajoy? Ennesima sconfitta per il Premier spagnolo. Il successo per Ciudatans Ines Arrimadas. Le conseguenze secondo Eleonora Poli

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«Voglio incontrare il premier spagnolo Mariano Rajoy per trovare una soluzione politica. Perché è indispensabile dialogare, ma bisogna rispettare il risultato delle urne» ha detto Carles Puigdmont che poco prima aveva sostenuto che «la Repubblica ha battuto la monarchia sull’ articolo 155».

Di contro, in conferenza stampa Rajoy ha evidenziato che con il voto di ieri si è manifestata «una frattura molto grande, ci vorrà tempo per ricomporla. La necessaria riconciliazione dovrà avvenire nel quadro della legge e del rispetto dei diritti della minoranza e della maggioranza».

Brutto risveglio per la borsa spagnola: l’ indice Ibex 35 ha iniziato la giornata con un punto percentuale in meno. Con un’ affluenza pari all’ 82%, il fronte indipendentista formato da ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), JxCax (Junts per Catalunya) e la CUP (Candidatura d’ Unitat Popolar), ottenuto il 48% dei voti. Tutto questo considerando che Puigdemont, leader del Jxcax, è in esilio a Bruxelles mentre Junqueras, leader dell’ ERC, è in carcere.

Il fronte unionista ha, invece, conquistato il 43,5%.  Boom per la costola catalana di “Ciudadanos” “Ciudadatans” che ha ottenuto il 25,4% dei voti, affermandosi come primo partito. «E’ duro sopportare un separatismo illegale, che pretendeva di strappare la Catalogna dalla Spagna, privando di libertà e diritti chi non la pensava come loro. Non siamo stati duri noi, ma molle il Pp che per 35 anni ha costruito il proprio potere a Madrid scendendo a patti con i nazionalisti e concedendo loro quel che volevano. Quando si passano tre decenni a cedere spazio a chi cerca di occuparlo tutto, finisci per trovarti fuori. Ed è quello che è successo. In Catalogna non c’è più Spagna»  ha detto Alberto Rivera, il leader unionista di Ciudadanos, che ha poi aggiunto «Quel che si è costruito in 35 anni non si cambia in 15 minuti  Dovremo lavorare su infrastrutture, sicurezza, migliorare l’educazione e le liste d’attesa negli ospedali. Non voglio convincere nessuno, solo creare un ambiente di rispetto per tutti».

Discreto risultato per i socialisti di Iceta che conquistano il secondo posto tra i contrari alla scissione. Grande delusione per il Partito popolare, espressione di Rajoy: dai 350mila voti del 2015, pari a 11 seggi, è arrivato ad ottenere solo 185mila voti, pari a 3 seggi.

Il Parlamento catalano è composto da 135 deputati. La maggioranza necessaria è pari a 68 seggi. La regione di Barcellona ha un sistema elettorale basato sulla legge organica generale del 19 giugno 1985. Si tratta di un sistema proporzionale puro, anche se la regione è divisa in 4 circoscrizioni, ognuna delle quali elegge un numero diverso di deputati: ad esempio 85 nella circoscrizione di Barcellona, 15 a Lleida.

Non ci sono cambiamenti sostanziali, quanto piuttosto l’ ennesima debacle del Premier Rajoy che si ritrova ulteriormente indebolito. 0,4 è la percentuale persa dal fronte pro-indipendenza. Una vera rivelazione è Ines Arrimadas, leader di ‘Ciudadanos’

Abbiamo analizzato l’ esito elettorale catalano con Eleonora Poli, ricercatrice dell’ Istituto Affari Internazionali (IAI).

Un altro schiaffo al Premier Mariano Rajoy: le tre formazioni politiche indipendentiste – ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), JxCax (Junts per Catalunya) e la CUP (Candidatura d’ Unitat Popolar) – hanno conquistato insieme la maggioranza assoluta, il 48% contro 43,5% degli unionisti, con 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento catalano. Per dirla alla Puigdemont, «la Repubblica catalana ha battuto la monarchia sull’ articolo 155»?

Il risultato è alquanto ambiguo perché, da un lato, è vero che la coalizione per l’ indipendenza ha vinto, anche se con una maggioranza risicata, da un altro lato, il partito unionista “Ciudadanos” è risultato il primo partito in termini di voti. Il grande sconfitto delle elezioni è sicuramente il Partito conservatore, il Partito di Rajoy. Per quanto riguarda il resto, mi sembra che non ci sia nessuno sconfitto e nessun vincitore a parte il governo di Rajoy.

Un risultato soddisfacente per il fronte indipendentista? Perché?

E’ un bel risultato, però c’è un risultato inaspettato oltre che molto alto da parte di “Ciudadatans”. Quindi bisogna valutare l’ esito del voto nel suo complesso anche perché “Ciudadatans” è riuscito ad ottenere molti voti ed è un partito con un’ agenda molto ben chiara, quella di non separarsi dalla Spagna. Gli unionisti non potevano aspettarsi di meglio rispetto a come è andata, considerando che metà di loro si trovano in esilio, altri si trovano in carcere. Non è detto che sia l’ unico punto di visto del risultato.

Ha influito, sul voto, il lato economico?

Non tanto perché il problema è divenuto identitario, non più sul terreno razionale. Quindi chi era indipendentista prima, ora lo è ancora di più; chi era contro l’ indipendenza, comunque non vota il Partito di Rajoy. Io credo che il problema è che adesso è che tutto il dialogo politico è passato sul terreno irrazionale. E’ molto difficile parlare di economia con i catalani.

La condizione di Puigdemont e Junqueras ha favorito gli indipendentisti?

Certamente perché sono diventati degli eroi. Se ci fosse stata una situazione in cui si apriva il dialogo, in cui si spiegava alla Catalogna che la scissione non era conveniente sotto certi punti di vista, si sarebbe potuto evitare questo scontro politico.

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