sabato, gennaio 20

Catalogna: Rajoy sconfitto, gelo con Puigdemont Onu verso nuove sanzioni alla Corea del Nord. Palestina, Abu Mazen: 'Nessun piano di pace degli Usa'

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Mariano Rajoy perde ancora. In Catalogna, le tre liste del fronte repubblicano, Erc del vicepresidente Oriol Junqueras in carcere a Madrid, JxCat del President Carles Puigdemont ‘in esilio’ a Bruxelles e gli antisistema della Cup, riconquistano insieme la maggioranza assoluta con 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento di Barcellona. Avanza però Ciudadanos, il partito più duramente unionista, che diventa la prima formazione catalana.

Il premier spagnolo si è detto pronto ad avviare una «nuova tappa di dialogo» con il governo che sarà formato in Catalogna, sempre «nel rispetto della legge». Le elezioni «richiedono un nuovo inizio. Si è aperta una finestra di opportunità, sono fiducioso. Il governo spagnolo fornirà la sua volontà di dialogo costruttivo, aperto, realista, sempre nel contesto della legge, e offrirà una mano tesa al governo catalano per risolvere i problemi, per migliorare il benessere e la ricchezza dei catalani», ha detto pur non accettando l’incontro con Puigdemont. “Io dovrei incontrare Ines Arrimadas (la capolista di Ciudadanos, ndr) che ha vinto le elezioni».

Da Bruxelles Puigdemont ha invece dichiarato: «Vorrei che la Spagna che non prendesse più decisioni al posto nostro. E’ giunto il momento di fare politica vera, la formula di Rajoy ha fallito e ha dimostrato che i catalani sono coesi. Sono disposto a incontrarlo ma non in Spagna, per iniziare un nuovo percorso, ma senza persecuzioni legali. La situazione è paradossale e ridicola. Il futuro della politica in uno stato democratico lo decidono sempre gli elettori. Non si possono avere soluzioni se non con il rispetto delle urne». E ha lanciato un messaggio chiaro alla UE: «La ricetta di Rajoy ha fallito». Rajoy, sconfitto e che non sembra del tutto pronto a concedere autonomia politica alla Catalogna, cosa che potrebbe scatenare nuovo caos.

Intanto il Tribunale Supremo spagnolo ha dichiarato indagati per presunta ribellione altri dirigenti catalani fra cui l’ex-presidente Artur Mas e le dirigenti di Erc Marta Rovira, Pde Cat Marta Pascal e Cup Anna Gabriel.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è pronto a votare nuove sanzioni contro la Corea del Nord, tra le quali ulteriori limitazioni all’importazione di idrocarburi, il rientro di tutti i suoi lavoratori all’estero entro 12 mesi e una stretta decisiva ai suoi traffici marittimi. Insomma dopo gli Usa, nel mirino anche Pyongyang, che però riceverebbe pene meno severe rispetto a quelle pensate da Washington. La bozza di risoluzione imporrebbe un tetto annuo alle importazioni di greggio a 4 milioni di barili e a quelle di prodotti derivati, quali diesel e kerosene, di 500 mila barili. Proibirebbe inoltre le esportazioni di prodotti alimentari, macchinari e altre merci dalla Corea del Nord. Bandirebbe infine ogni esportazione verso la Corea del Nord di utensili industriali, veicoli e metalli industriali.

Oggi intanto il premier Benyamin Netanyahu è tornato sulla questione Gerusalemme e ha affermato: «Stiamo parlando con diverse nazioni che stanno considerando seriamente di muovere le proprie ambasciate a Gerusalemme, di fare esattamente la stessa cosa che hanno deciso di fare gli Stati Uniti». Da parte palestinese, il presidente dell’Anp, Abu Mazen, ha dichiarato stamane a Parigi che non accetterà nessun piano di pace presentato dagli Stati Uniti nel conflitto israelo-palestinese, sottolineando che gli Usa sono ‘screditati’ dopo il loro riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nel frattempo scontri tra dimostranti palestinesi ed esercito israeliano sono avvenuti in varie località della Cisgiordania nel terzo ‘venerdì di collera’ chiamato dalle fazioni palestinesi.

Battibecco tra Serghiei Lavrov e Boris Johnson sulle presunte ingerenze russe nel voto nei Paesi occidentali. Durante il loro incontro a Mosca, Lavrov ha detto che non ci sono prove delle ingerenze russe nella Brexit e ha affermato che anche Johnson lo ha ammesso. Questi ha insistito nel puntare il dito contro Mosca e ha interrotto Lavrov precisando di non aver detto che non ci sono state intromissioni, ma che non ce ne sono state di successo. «Difficile parlare senza i fatti», la replica del russo. Insomma non una bella immagine, tanto che poi Lavrov a concluso dicendo:  «I rapporti tra Russia e Gran Bretagna si trovano a un livello molto basso, e non su nostra iniziativa».

Russia che poi si è scagliata ancora una volta contro gli Usa. Stavolta a parlare è stato Vladimir Putin, secondo cui la nuova strategia per la sicurezza nazionale americana ha un carattere aggressivo: «In Europa a ritmi accelerati si sta ampliando l’infrastruttura della Nato e degli Usa che, come sapete, recentemente hanno presentato la loro strategia di sicurezza nazionale. Parlando in termini diplomatici, se posso dire due parole, ha un carattere senz’altro offensivo. Se invece parliamo la lingua militare allora è senz’altro aggressiva».

Donald Trump che nel frattempo pensa anche alla politica interna e secondo i quotidiani americani pensa di varare nuove misure anti-immigrazione che comprendono la separazione dei figli degli immigrati clandestini dalle loro famiglie. Il nuovo giro di vite, allo studio del Dipartimento per la sicurezza nazionale, servirebbe in particolare a prevenire una nuova ondata di famiglie o di minori non accompagnati dall’America centrale, attraverso il confine col Messico.

In Gran Bretagna ritorna il vecchio passaporto di colore blu scuro, invece di quello bordeaux comune ai Paesi dell’Ue. L’Home Office ha infatti confermato ufficialmente che dall’ottobre 2019 i cittadini riceveranno il nuovo documento. Gli euroscettici festeggiano, nonostante i costi dell’operazione, calcolati in 500 milioni di sterline spalmati su alcuni anni.

Paura ad Atene, in Grecia, per un ordigno che è esploso davanti alla Corte d’Appello. Ieri il Parlamento aveva votato per la repressione dei manifestanti anti-salvataggio che si riuniscono regolarmente all’edificio per cercare di interrompere le aste settimanali di case pignorate. La polizia ha riferito che l’esplosione è avvenuta prima dell’alba dopo alcune telefonate di avvertimento agli uffici di un quotidiano e di un sito di notizie online.

In Afghanistan invece un’autobomba ha ucciso 4 poliziotti e feriti altri 6 nella provincia meridionale di Kandahar. Una motobomba ha ucciso 4 civili e ferito 6 nella provincia occidentale di Herat. Lo hanno riferito le autorità afghane. Nel primo caso si pensa ad un attacco talebano, mentre il secondo è stato rivendicato dall’Isis.

In Giappone il governo del primo ministro Shinzo Abe ha approvato il budget per la Difesa, 5,19 trilioni di yen (46 miliardi di dollari), destinato ad aumentare le proprie dotazioni di missili balistici di fronte alle crescenti minacce da parte della Corea del Nord.Si tratta del sesto aumento delle spese militari sotto il governo Abe, che fin dall’anno del suo insediamento, il 2012, ha posto fine ad un decennio di tagli alle spese militari.

Chiudiamo con il Perù, dove il Parlamento ha respinto la notte scorsa con otto voti di scarto una richiesta di impeachment contro il presidente Pedro Pablo Kuczynski. Il procedimento era stato avviato il 15 dicembre in seguito alle rivelazioni secondo cui la società di consulenza di Kuczynski avrebbe ricevuto pagamenti dalla multinazionale brasiliana Odebrecht.

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