lunedì, ottobre 23

Catalogna: Rajoy, non c’è mediazione possibile tra un governo democratico e l’ illegalità Fulco Lanchester, professore ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato dell’Università “La Sapienza" di Roma, analizza la complessa situazione spagnola

0
1 2 3


Download PDF

«Non c’è mediazione possibile tra un governo democratico e l’ illegalità» e poi «abbiamo richiesto al governo della Generalitat di Catalogna di confermare se ha dichiarato l’indipendenza», «la risposta che Puigdemont darà segnerà il futuro dei fatti. Nelle sue mani è il ritorno alla legalità» è quanto ha sostenuto il premier spagnolo Mariano Rajoy, al Congresso, nel pomeriggio. «Da parte mia» – ha proseguito capo dell’ esecutivo – «sono stato sempre aperto al dialogo e ho sempre mostrato disposizione a capirci. Se avessero voluto collaborare non avrebbero dovuto convocare le elezioni nel 2012 ed il referendum».

Dunque, solo il chiarimento da parte del Presidente della Generalitad, Carles Puigdemont, di quanto è stato deciso ieri, determinerà gli eventi dei prossimi giorni circa la possibile applicazione da parte di Madrid dell’ articolo 155 che conferisce all’ esecutivo centrale capacità più incisive per riprendere il controllo della Catalogna, impedendone la scissione. Al termine del discorso di Puigdemont al Parlamento catalano, non c’è stato un voto dell’ aula, ma la firma di una dichiarazione d’ indipendenza “sospesa” onde evitare ulteriori tensioni. Il governo spagnolo, nell’ ottica di offrire «certezze ai cittadini», ha dato una scadenza alla Generalitad: 5 giorni (fino a lunedì prossimo), precisamente fino alle 6 del 16 ottobre. Fino alle 10 di giovedì 19, invece, il tempo per rettificare e non andare incontro all’ attivazione dell’ articolo 155.

Anche dall’ Europa, sostegno al governo di Madrid. «Una dichiarazione di indipendenza della Catalogna sarebbe illegale e non sarebbe riconosciuta», ha detto la portavoce di Angela Merkel, Ulrike Demmer a cui ha fatto eco anche un comunicato del Ministero degli Esteri francese: «Ogni dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte delle autorità catalane sarebbe illegale e non potrebbe in alcun caso essere riconosciuta. Continuiamo a essere preoccupati per la situazione in Catalogna, dopo le dichiarazioni di Carles Puigdemont» in quanto «ogni soluzione a questa crisi va trovata nel quadro costituzionale spagnolo. L’unità e la legalità costituzionale vanno rispettate e tutelate».

Per comprendere la complessa situazione spagnola, abbiamo chiesto a Fulco Lanchester, professore ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato e   Direttore    del    Dipartimento    di    Scienze    politiche   dell’Università  La Sapienza di Roma, oltre che membro dei comitati scientifici delle riviste “Quaderni costituzionali” , ”Rassegna parlamentare”, ”Revista de derecho constitucional europeo” e direttore   responsabile  della rivista “Nomos”.

L’ intervento al Parlamento catalano, nella serata di ieri, del Presidente della Generalitad, non è stato  seguito, dopo il dibattito parlamentare, da un voto in aula, bensì dalla firma da parte di 72 parlamentari su 120 della ‘Declaración de los representantes de Catalunya’. Che valore ha questa dichiarazione? Un valore simbolico?

Il discorso di Rajoy e del rappresentante dei socialisti evidenziano la totale mancanza di basi giuridiche dell’ iniziativa catalana. L’ iniziativa catalana non solo non ha alcuna base giuridica, quindi è una forzatura che se riesce bene altrimenti vengono arrestati, ma si ricollegava ad un’ azione che circa ottantrè anni fa quando Companys, il predecessore di Puigdemont alla Presidenza della Generalitad catalana, aveva dichiarato l’ indipendenza della Catalogna all’ interno dello Stato federale spagnolo, che non esisteva per uno stato regionale, e venne arrestato dal governo centrale. Dopo la guerra civile, Companys si era ritirato in Francia e venne consegnato da Vichy nelle mani di Franco e venne poi fucilato. La situazione è molto chiara: è una forzatura basata sulla debolezza del governo centrale di Rajoy che è un governo di minoranza. Rajoy non ha vinto le elezioni, non è riuscito ad essere il primo partito. In questa fase, gli indipendentisti catalani hanno perseguito una strategia di rottura. Sia Rajoy che lo stesso sovrano non possono fare a meno di far notare che l’ articolo 2 della Costituzione spagnola, così come il nostro articolo 5, è strettamente collegato al riconoscimento delle autonomie. La Corte suprema spagnola ha bloccato il referendum e la Generalitad ha superato illegalmente questo divieto. Lo scontro è tra una forzatura extra-legale e un governo che chiede di mantenere l’ unità del Paese. Se poi nel 2012 o forse anche prima il governo centrale non sia riuscito a trattare e mantenere nei binari della legalità la Generalitad, è un altro discorso. Ma qui c’è una forzatura. Dal punto di vista costituzionale, non c’è alcun dubbio: la posizione degli indipendentisti catalani e del Presidente Puigdemont e della Generalitad ha superato i limiti della legge.

La cosiddetta “sospensione” era una logica conseguenza di questo contesto.

Sì. L’ articolo 2 della Costituzione impedisce che si possa pensare ad un referendum sull’ indipendenza e a modifiche dello status dell’ autonomia al di fuori della Costituzione ed è per questo che l’ ipotesi di utilizzazione dell’ articolo 155 è sempre più realistica. Anche perché il problema è: se una comunità autonoma non ottempera agli obblighi che la Costituzione e le altre leggi le impongono o attua delle posizioni che attentino gravemente all’ interesse generale della Spagna, il governo può chiedere, con la maggioranza assoluta del Senato, che rappresenta le autonomie, di adottare tutti i mezzi necessari per obbligare l’ autonomia a rientrare nei limiti della Costituzione. L’ articolo 155 della Costituzione è, in sostanza, un derivato del tecnico rapporto centro-periferia tedesco. Già nella Costituzione del 1871, poi a Weimar, poi nel Grundgesetz esiste la possibilità per il governo centrale, quando un’ unità federata e regionale ecceda le proprie competenze, di intervenire. In Spagna, credo sia la prima volta che viene applicato.

E’ molto chiaro che il governo spagnolo può garantire l’ ordine costituzionale all’ interno dell’ intero territorio con dei procedimenti con cui può ibernare, congelare, sciogliere le Costituzioni autonomiche che si contrappongono allo Stato centrale.

Alcuni hanno sostenuto che l’ esecutivo di Rajoy potrebbe attivare anche l’ articolo 116 che darebbe la possibilità al governo di Madrid di dare vita ad una sorta di ‘zona d’ eccezione’ per l’ area catalana ed intervenire in modo leggermente più pesante così da ripristinare l’ autorità centrale.

C’è una sorta di escalation. Dal dibattito che è stato portato avanti da Puigdemont subito dopo il referendum, c’è stata maggiore cautela dal punto di vista dello Stato centrale perché la leadership catalana, in realtà, sembra decisa in ogni caso a portare avanti la sua posizione, anche se tutti i Paesi, tutti gli ordinamenti dell’ Unione Europea, gli organismi internazionali come il Consiglio d’Europa e la Commissione di Venezia sostengono che, al di fuori delle sue competenze, Puigdemont stia rompendo l’ ordinamento costituzionale. L’ ordinamento spagnolo ha subìto negli anni ’20 una Guerra Civile, ma nel corso dell’ 800 le guerre carliste. Quindi la preoccupazione è molto forte perché se si supera un determinato livello, è pericoloso.

Correlati:

Commenti

Condividi.

Sull'autore