sabato, aprile 21

Catalogna: delle elezioni anomale Il voto di domani, 21 dicembre, fra candidati in carcere, sondaggi proibiti e partiti ‘silenti’

0

Se c’è un termine che più si adatta all’attuale contesto delle elezioni catalane, quello è sicuramente ‘anomalia’. L’intera situazione si può definire anomala: i partiti che pochi mesi fa hanno dichiarato l’indipendenza della Catalogna concorrono alle elezioni indette dal Commissario per il Governo spagnolo; alle elezioni partecipano politici in esilio volontario o in carcere, con il serio rischio di riproporre una soluzione molto simile a quella di pochi mesi fa, rendendo così vani gli ultimi due mesi di dibattiti, polemiche e reciproche accuse.

Non sembra infatti essersi placato lo scontro fra le composite fazioni indipendentista e unionista: se l’applicazione dell’articolo 155, con lo scioglimento del Governo della Generalitat catalana, aveva inferto un duro colpo agli indipendentisti, molti dei quali sono battuti in ritirata a Bruxelles, Carles Puigdemont in primis, che ha continuato a ritenersi il Presidente legittimo della Catalogna, con l’avvicinarsi alle elezioni del 21 dicembre i toni si sono riaccesi, fino a raggiungere la tensione a livelli simili a quelli dei giorni immediatamente precedenti al referendum del primo ottobre. Nelle parole dei leader di entrambi i variegati schieramenti non si usano mezzi termini: se gli unionisti rimarcano l’esigenza di confermare l’applicazione del 155 al Governo Puigdemont, gli indipendentisti sostengono la necessità di liberare quelli che loro considerano prigionieri politici e la revoca del famoso articolo. I toni sono molto forti, se consideriamo che Jordi Turull, un esponente del partito dell’ex Presidente ha detto in una trasmissione televisiva che il rientro in patria di Puigdemont sia una questione più urgente della povertà infantile.

Al netto delle esagerazioni da campagna elettorale, la situazione rimane tesa. Persino il silenzio elettorale precedente al giorno delle elezioni è stato aspramente criticato: il partito indipendentista di estrema sinistra Candidatura de Unitat Popular (CUP) ha annunciato manifestazioni e iniziative al di fuori della Catalogna. Ma non sono gli unici che non rispetteranno questo silenzio, se consideriamo che sono usciti anche dei sondaggi, per così dire, proibiti: il giornale del piccolo Stato di Andorra, il ‘Periodic d’Andorra’ è riuscito a pubblicare le rilevazioni del GESOP. Queste danno in vantaggio il partito indipendentista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), guidato da Marta Rovira mentre il leader del partito Oriol Junqueras si trova in carcere. ERC, il partito di maggior tradizione nel campo dell’autonomismo e dell’indipendentismo catalano, si attesterebbe, secondo questi sondaggi, a 37 seggi nel Parlament (con il 23,3% dei voti), contro i 32 di Ciutadans (C’s), partito unionista di centro-destra guidato da Inés Arrimadas, leader dell’opposizione nell’ultima legislatura, che otterrebbe il 23,2% delle preferenze, ottenendo un incremento notevole di voti e seggi rispetto a due anni fa, tuttavia non sufficienti per ottenere il primo posto. A seguire, Junts per Catalunya di Puigdemont, con 27 seggi e il 18% dei voti: perderebbe dunque la lotta interna per il comando del fronte indipendentista. Poi il Partito Socialista di Miquel Iceta, con 21 rappresentanti eletti (15,4%), unionista. Ultimi, per i rispettivi fronti, la CUP (8 seggi e 4,9%) per gli indipendentisti, e il Partito Popolare con il 4,8% e 6 seggi per gli unionisti, in caduta libera: paga, con ogni probabilità, le maniere forti del Presidente Rajoy, oltre a un’endemica debolezza. Al di fuori di questi schemi, si pone Catalunya En Comù, la lista di Podemos, guidato da Domenech, che, con il suo 8,7% dei voti e i suoi 11 seggi, si pone in una posizione intermedia, proponendo l’indizione di un referendum legittimo successivo a una riforma costituzionale seria.

Al di fuori del Parlamento, però, ci sono altri piccoli partiti che sgomitano per ottenere un seggio in Parlamento. All’interno della grossa anomalia catalana, ci sono due partiti che, per precisa scelta, hanno lasciato fuori dalla propria campagna elettorale la questione dell’indipendenza della Catalogna, non prendendo una posizione precisa in merito: il ‘monotema’ ha, a loro avviso, concentrato su di esso tutte le energie e le risorse fisiche e mentali dei partecipanti al dibattito, mentre non si è parlato di altre questioni e altri problemi, da troppo tempo ignorati. I due partiti, ‘Pacma’ e ‘Por un Mundo mas Justo’ costituiscono così un’anomalia nell’anomalia.

‘Pacma’ è un partito di ispirazione animalista, famoso in Spagna per le sue battaglie contro la tauromachia. Si presentano come difensori degli animali, in primis, e dell’ambiente: «come è possibile parlare di indipendenza quando più di 147 paesi catalani non hanno acqua corrente?» ha chiesto Ana Bayle, esponente del Pacma. Il problema ambientale è molto sentito in Pacma, che ritiene che sia stata ignorata dalla politica catalana, troppo intenta a dibattere di secessione. In particolare, Pacma indica un dato: in Catalogna ci sono più suini che persone e le deiezioni di questi animali costituiscono un grave problema per l’ambiente. Provocatoriamente, Pacma chiede agli elettori di fare una scelta: dare retta al problema degli escrementi inquinanti oppure agli escrementi della politica catalana. Non le mandano certo a dire.

Con toni più pacati, ma non meno seri, si presenta ‘Por un Mundo mas Justo’ (PM+J) un partito di ispirazione umanitaria. Questo piccolo partito si pone l’obiettivo di affrontare un’altra questione che, a loro avviso, la politica catalana impegnata nel ‘monotema’ ha ignorato o si è dimenticata di affrontare con la necessaria attenzione: quella della difesa delle persone più vulnerabili, più indifese, più deboli, che non riescono a farcela da sole. Politiche di sviluppo per le persone più povere, accoglienza per i rifugiati, rispetto dei trattati internazionali: tutte cose di cui in Catalogna non si è sentito parlare negli ultimi mesi, stando alle parole degli esponenti di PM+J.

Questa scelta in totale controtendenza rispetto all’intero sistema partitico catalano ha due interessanti risvolti: questi partiti stanno ottenendo, per la propria scelta di non schierarsi, una pubblicità notevole, impensabile per le scarse risorse di cui dispongono. In un contesto in cui si è alleati o nemici, in cui si è ‘o con me o contro di me’, in cui schierarsi è d’obbligo, questa posizione originale suscita curiosità, interesse, dibattito. Qualora questa pubblicità dovesse tradursi in voto e questo voto in seggi nel Parlamento catalano, la musica cambia e i due partiti sono pronti a ballare. Considerando che, comunque andrà, lo schieramento vincente otterrà una maggioranza di pochi seggi sugli avversari, una manciata di seggi favorevoli in più potranno far comodo all’una o all’altra parte: chi delle due parti si mostrerà più interessata a sostenere i progetti dei due piccoli partiti otterrà l’appoggio alla propria causa, indipendentista o unionista che sia. È una strategia machiavellica, per certi versi, ma che potrebbe portare a dei risvolti interessanti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore