lunedì, luglio 23

Catalogna: continua il gioco delle sedie I secessionisti hanno sempre più fretta di investire un Presidente ed evitare le elezioni. Pronti a sostituire Sánchez con Turull, fuori prigione e più facile d’investire.

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Nuova svolta nel panorama politico catalano. Jordi Sánchez, il candidato proposto dopo l’impossibilità di investire l’ ex presidente Carles Puigdemont a distanza, lascia la corsa per l’ investitura. 

Il candidato, attualmente in prigione per il presunto reato di ribellione durante il referendum 1-O, ha informato la corte della sua volontà di rinunciare alla vita politica e di tornare all’istruzione universitaria, nel tentativo di ottenere la libertà condizionale.

Per questo, è giunto il momento di scegliere un nuovo candidato. Molto rapidamente, si apre quella che viene denominata “Opzione C“: tutti gli occhi sono puntati su Jordi Turull, uno dei pesi massimi del Partito Democratico de Catalunya (PDeCat) dal tempo dell’ex presidente Artur Mas. Turull è stato consigliere della Presidenza del governo di Puigdemont è, come tutti i suoi consiglieri, imputato, e passato fugacemente per il carcere alla fine dell’anno scorso.

Il presidente del Parlamento, Roger Torrent ha annunciato questa mattina l’abbandono di Sanchez e l’ inizio del processo che porterà a una possibile investitura, non ancora annunciata ufficialmente, di Turull come presidente della Generalitat. L’obiettivo è quello di impostare un calendario il più breve possibile e completare rapidamente tutte le procedure per avere un nuovo Presidente per il Giovedì Santo (29 marzo), l’ultimo giorno lavorativo prima delle vacanze della Settimana Santa (in Spagna prima della Pasqua).

Ci stiamo finalmente avvicinando a un’Investitura?

Dopo Questo improvviso cambiamento si apre un nuovo scenario. Il miglioramento sostanziale è che, poiché il candidato non è in carcere, l’investitura può esserci senza dover fare riforme o ignorare la legge. Anche così, però, con i numeri presenti in Parlamento, l’investitura non otterrebbe la maggioranza se non venisse risolta una delle due circostanze che, combinate, la bloccano: le posizioni del CUP e del Puigdemont.

Da un lato, la Candidatura d’Unitat Popular (CUP), alleato anti-capitalista e indipendentista di Junts per Catalunya (JxC, Uniti per la Catalogna) ed Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), offre solo l’astensione, non i voti a favore. Per votare a favore, si richiede che il difficile equilibrio tra continuare con il processo e non rompere interamente con Madrid venga abbandonato e s’inizi a sviluppare la Repubblica Catalana, proclamata l’anno scorso (oppure non proclamata, chi lo sa).

D’altra parte, Puigdemont e Toni Comin, uno dei suoi ex cosiglieri a Bruxelles, mantengono i loro posti e, dato che la loro assenza gli impedisce di votare, sottraggono sostegno all’indipendenza. Con questi due seggi, basterebbe l’attuale astensione della CUP per vincere l’investitura.

La situazione diventa questa: la CUP cede al e vota a favore; oppure Puigdemont si arrende, abbandona il seggio, cancella l’ultima connessione che lo collega al potere istituzionale nella regione e, rimanendo solo, con la posizione non ufficiale e onoraria di President del Consell de la Repúblicain esilio.

L’incertezza continua a coprire il panorama politico e tutto dipenderà da come riusciranno le pressioni interne che sicuramente avranno luogo nei prossimi giorni.

Cosa motiva questo cambiamento di corso?

Ciò che per prima cosa attira l’attenzione in questa situazione è quale sia il motivo dell’improvvisa fretta degli indipendentisti in questo momento. Ci sono tre fattori in gioco.

Innanzitutto, come sottolinea Esther Vera per Ara.cat, è principalmente dovuta alla crescente pressione tra gli elettori secessionisti e anche tra i più neutrali ad avere un governo (qualunque sia) e terminare l’applicazione del 155, attraverso il quale Madrid continua a gestire le istituzioni catalane cinque mesi dopo il Referendum 1-O.

Il momento prescelto non dovrebbe essere ignorato: è possibile che i separatisti vogliano neutralizzare, attraverso un’investitura nelle vacanze di Pasqua, una possibile reazione del Tribunal Supremo che giudica il caso di Jordi Turull e potrebbe (forzare ancora una volta la sua facoltà) ordinare il rientro in carcere per il rischio di reiterazione del crimine (lo stesso motivo per cui Oriol Junqueras, Exvicepresident, e Jordi Sánchez sono detenuti) o, supportato dalla legge, ordinare l’incapacità di ricoprire cariche pubbliche ancor prima che il processo giudiziale abbia luogo.

La terza circostanza, e forse quella di maggior peso, è il pericolo della ripetizione delle elezioni. La legge spagnola prevede che se due mesi dopo la prima sessione per l’investitura  non ci fosse governo, si devono automaticamente convocare nuovamente le elezioni . Dopo l’investitura cancellata di Puigdemont, la Catalogna è entrata nell’ennesimo limbo legale che il processo secessionista ha provocato: non c’è stata investitura ufficiale, quindi il conto alla rovescia non è iniziato. La questione è stata sollevata al Tribunal Constitucional dai partiti di opposizione, e la decisione potrebbe portare all’appello per le elezioni. Di fronte a questa situazione e, con i sondaggi che danno ai secessionisti una minoranza in Parlamento, sarebbe il definitivo scacco matto per il processo di indipendenza.

Qualunque sia la ragione, sembra che l’obiettivo sia, ancora una volta, guadagnare tempo. Il processo del referendum 1-O inizierà non dopo la fine di quest’anno, e Turull sarà quasi con certezza escluso. Quindi un altro dovrà essere eletto alla presidenza. Il momento chiave sarà l’inizio del processo giudiziario.

Pertanto, se riescono a investirlo, l’azione di Turull nei prossimi mesi sarà molto rilevante. Tocca, come ai suoi tempi toccava a Puigdemont, esercitare il ruolo di giocoliere, condizionato dalle forze secessioniste, con sempre maggior dissenso interno e con un’unità molto fragile. Dovrà regolarsi tra le linee guida di Puigdemont a Bruxelles che ha il controllo sul gruppo parlamentare e il potere di far cadere il governo, le pressioni della CUP per rompere definitivamente con lo Stato Spagnolo e abbracciare la Repubblica e la paura di un’altra reazione coercitiva dello Stato prima dell’esito giudiziario alla fine di quest’anno.

In sintesi, ciò che si può prevedere nel contesto catalano, continua ad essere assolutamente ‘nada de nada’, sia per domani, dopodomani, entro un mese o entro un anno.

 

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