mercoledì, dicembre 13

Caso Del Grande, si muovono Italia e Ue

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Si comincia a muovere qualcosa sulla vicenda del giornalista Gabriele Del Grande, detenuto in Turchia. «Le autorità turche ci hanno avvisato per telefono che domattina alle 9 ci sarà la possibilità di un incontro del console e del legale di Del Grande» ha detto il ministro degli Esteri Angelo Alfano alla Farnesina.

Ad intervenire anche Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera: «Sul caso Del Grande ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L’Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l’azione dell’ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l’azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche. Il lavoro che facciamo e che stiamo facendo è di sostenere il lavoro delle autorità italiane rispetto alle autorità turche e accompagnarlo sia localmente che anche a Bruxelles».

«La Turchia deve rispettare la libertà di stampa se vuol far parte dell’Unione europea», ha detto invece il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, rinnovando il suo appello per il rilascio immediato di Del Grande. «Non è un fatto solo italiano», ha sottolineato ricordando che Ankara ha «200 giornalisti in carcere, turchi ma anche stranieri». E ha ribadito che non si può negoziare con l’Ue «se si fanno scelte di questo tipo. Peggio ancora se si va verso un referendum per la pena di morte».

Intanto a ‘Repubblica Alexandra D’Onofrio, compagna di Del Grande, ha affermato: «Abbiamo girato insieme il video che ha lanciato il crowdfunding per ‘Un partigiano mi disse’, il suo nuovo progetto che ha avuto oltre 1340 sostenitori/donatori: Gabriele voleva incontrare siriani fuggiti in Turchia. Non va alla ricerca dello scoop, ma di quanto ci può fare riflettere. Era lì al confine turco per ricostruire in un libro la memoria di quella guerra: come sono nate le prima proteste, come è stata la fuga dalla Siria… Lui si fida di me, mi avrebbe detto la verità altrimenti. Non aveva alcuna intenzione di passare il confine con la Siria».

Dagli Usa, dopo le polemiche di ieri, arriva una precisazione: il gruppo navale guidato dalla portaerei Uss Carl Vinson si sta dirigendo verso la Corea del Nord dopo avere effettuato una sosta in Australia. A dirlo il ministro della Difesa James Mattis: «Vogliamo essere aperti su ciò che stiamo facendo. Stiamo facendo esattamente ciò che avevamo detto». A parlare della situazione di Pyongyang la Mogherini: «C’è piena coincidenza di visioni tra Ue e Cina, ne parlerò anche a Mosca dove sarò lunedì. La priorità è la de-escalation di azioni e di retorica, e lavorare per la denuclearizzazione della penisola. L’Ue continua ad avere canali aperti con Pyongyang, alcuni dei nostri Stati membri hanno delle ambasciate lì. Abbiamo discusso con la Cina di come possiamo sostenere il riavvio del processo politico».

Intanto Donald Trump ha confermato che si recherà nelle Filippine e in Vietnam entro la fine dell’anno. Il presidente parteciperà in novembre al vertice dell’Asean nelle Filippine e al successivo East Asia Summit in Vietnam. Mentre per la Casa Bianca arriva una nuova ‘rogna’: Il gigante petrolifero Exxon Mobil, il cui ceo fino a poche settimane fa era l’attuale segretario di Stato Rex Tillerson, ha chiesto all’amministrazione Trump di essere esentata dalle sanzioni per chi fa affari con la Russia per portare avanti un progetto di joint venture con il gruppo Rosneft per la trivellazione del Mar Nero.

Sempre più preoccupante la situazione in Venezuela. Almeno tre persone sono state uccise durante le proteste di ieri contro il governo di Nicolas Maduro. Le richieste sono sempre le stesse: nuove elezioni e il rilascio di leader dell’opposizione in carcere. Sostenitori del governo hanno organizzato poi in contemporanea una contromanifestazione a Caracas, mentre il presidente Maduro ha detto che oltre 30 persone sono state arrestate. Nel frattempo la General Motors ha annunciato la sospensione di tutte le sue operazioni nel Paese dopo che le autorità di Caracas hanno ‘inaspettatamente sequestrato’ il suo stabilimento.

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