domenica, novembre 19

Carceri, Italia condannata speciale Prontuario di notizie dimenticate

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Prontuario delle notizie dimenticate o comunque poco trattate.
Diminuiscono i furti e le rapine ma cresce la percezione della paura. L’8% dichiara di avere acquistato una pistola o un fucile per difendersi. Ecco le loro voci: ci proteggiamo. I numeri, le statistiche non vanno a braccetto con la sensazione di insicurezza degli italiani. In Italia ci sono circa 1 milione 300 mila licenze di porto d’armi. Solo l’8% degli italiani, secondo Eurobarometro, dice di aver preso una pistola o un fucile per difesa personale. Ma il dato è sottostimato. Il 23% dei connazionali si dichiara appassionato di tiro al volo. I permessi sportivi, più facili da ottenere, rischiano così di diventare un escamotage. Anche perché in Italia, a fronte di poco meno di 1 milione e 300 mila licenze, ci sarebbero (secondo Eurispes) quasi 10 milioni di armi detenute legalmente da circa quattro milioni di famiglie.

Seconda notizia.
Processi troppo lunghi, troppa custodia cautelare, troppe celle disponibili solo in teoria, troppo basso il ricorso alle misure alternative che abbattono la recidiva. In alcuni penitenziari siamo di nuovo sotto la soglia minima dei 3 metri quadri per detenuto: alcuni carceri hanno quasi il doppio dei detenuti rispetto ai posti.
Tra l’8 aprile e il 21 aprile 2016 in varie carceri (Como, Genova marassi, Ivrea, Torino, Ascoli, Sassari) i rappresentanti del Comitato per la prevenzione e la tortura, dipendente dal Consiglio d’Europa ha effettuato alcune ispezioni e ricognizioni. Nel rapporto su quelle visite, affermano che «la riforma senza precedenti del sistema penitenziario attuata dalle autorità italiane che ha portato a un calo di 11.000 persone nella popolazione carceraria ed un aumento di 2500 posti disponibili nel triennio 2013-2015». Ancora: «Le persone sotto custodia della polizia non sempre beneficiano delle garanzie loro concesse dalla legge». Sono comunque  «insufficienti le condizioni delle camere di sicurezza di alcune stazioni della Polizia di Stato e dei Carabinieri». Si ricorda di aver «effettuato un’osservazione immediata sulle persistenti misere condizioni di detenzione» riscontrate «ancora una volta durante la visita alla Questura di Firenze». Il Consiglio d’Europa punta il dito contro il sovraffollamento delle carceri italiane che «non è stato risolto perché molti istituti di pena operano ancora al di sopra della loro capacità», malgrado le misure prese dopo la cosiddetta ‘sentenza Torreggiani’ con la quale la Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva nel 2013 condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti.

L’associazione Antigone ricorda: «Ad agosto il numero di detenuti ha superato nuovamente le 57.000 unità e attualmente il 16% della popolazione vive in meno di 4 mq, non lontano dal parametro minimo che è fissato a 3 mq. Proprio su questo parametro il Cpt critica l’Italia, rea di utilizzare lo stesso come elemento centrale delle proprie politiche, quando è nettamente al di sotto degli standard che lo stesso Comitato indica».

Si denunciano, inoltre, numerosi casi di maltrattamenti. Il Comitato ha espresso preoccupazione «per le accuse di maltrattamenti fisici inflitti a persone private della libertà dalle forze dell’ordine o detenute in carcere». Nel testo si specifica che «le persone in custodia non sempre godono delle garanzie previste dalla legge». Le autorità italiane sono dunque state invitate a fare «una comunicazione formale alle forze dell’ordine, ricordando loro che i diritti delle persone in loro custodia devono essere rispettati e che il maltrattamento di tali persone sarà perseguito e sanzionato di conseguenza».
Il rapporto cita come casi di maltrattamenti rilevati «pugni, calci e colpi con manganelli al momento del fermo (e dopo che la persona era stata messa sotto controllo) e, in alcune occasioni, durante la custodia».

Il governo italiano ha già risposto al Consiglio d’Europa elencando le riforme degli ultimi due anni nell’ambito del sistema giudiziario e per migliorare la condizione dei detenuti. Ma quello che il Cpt chiede alle autorità italiane, al più alto livello politico, è «un messaggio chiaro ai funzionari di polizia» per contrastare la pretesa di impunibilità e ricordare loro che «tutte le forme di maltrattamento fisico sono inaccettabili e saranno perseguite e sanzionate di conseguenza».
Terza notizia. Dopo Calabria, Sicilia e Sardegna, dal 11 al 19 settembre il Partito Radicale e l’Unione delle Camere Penali Italiane organizzano infatti una ‘Carovana per la Giustizia’ che attraverserà tutta la Puglia. «La Carovana», ha spiegato Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, «farà la prima tappa a Foggia l’11 settembre, con visita nel carcere foggiano; proseguirà poi in tutte le province pugliesi, con ingressi in tutti gli altri istituti di pena della regione: San Severo, Lucera, Trani, Turi, Bari, Brindisi, Taranto, Lecce».

Gli obiettivi della Carovana sono: raccolta firme sulla proposta di legge delle Camere Penali per la separazione delle carriere dei magistrati, arrivata già a oltre 63000 sottoscrizioni; amnistia e indulto, premessa indispensabile per una Giustizia giusta; superamento di trattamenti crudeli e anacronistici come il regime del 41 bis e il sistema dell’ergastolo, a partire da quello ostativo; approvazione dei decreti delegati della riforma dell’Ordinamento Penitenziario; 3.000 iscritti al Partito Radicale entro il 31 dicembre 2017 per continuare le lotte di Marco Pannella.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova iniziativa radicale, Rita Bernardini ha dato una notizia: nel carcere Gazzi di Messina una bambina nigeriana di tre anni che con la madre e il fratellino con cui condivide la detenzione ha ingerito un potente veleno per topi che le ha provocato emorragie e ora lotta per non morire in ospedale. A ciò si aggiunge l’aumento dei suicidi in carcere: quest’anno siamo già a 41.

Bernardini ricorda che «gli 8000 detenuti che in tutta Italia hanno deciso di aderire al nostro grande Satyagraha, una iniziativa nonviolenta che consiste nel digiuno, nello sciopero della spesa e nel rifiuto del carrello, finalizzata nel richiedere al più presto l’attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario». Tutto questo nel quasi totale silenzio dei mezzi di informazione che «presi da altro, ignorano la tematica della giustizia, soprattutto ciò che accade nel suo ultimo anello, ossia le carceri».

Quarta notizia. E’ relativa a un film, si chiama “Dove cadono le ombre”, è la storia del “piccolo genocidio” dei Jenisch In Svizzera negli anni che vanno dal 1926 al 1986, quando un’associazione filantropica sottrae oltre 2mila bambini alle famiglie Jenisch, terza etnia nomade europea, per estirpare il fenomeno del nomadismo. Il film racconta degli esperimenti scientifici e le pratiche mediche che vengono condotti sui bambini.

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