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Giustizia

Carcere, emergenza continua

Suicidi, sovraffollamento, condanne dalle corti di giustizia. Il punto sugli ospedali psichiatrici giudiziari

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‘Face the facts’, dicono gli anglosassoni; sta per ‘le chiacchiere stanno a zero’; e stanno a zero di fronte a cifre che sono, appunto ‘fatti’. Vale a dire: al  31 gennaio 2016 i detenuti stipati nelle carceri italiane erano 52.475; la capienza regolamentare di 49.480 posti. S’ha un bel vantarsi del fatto che si tratta del livello di presenze più basso dal 2006. Si tratta comunque di tremila detenuti in più rispetto i posti disponibili. Alcuni ‘casi': nel carcere di  Regina Coeli a Roma i posti sono 624; i detenuti 850. A Firenze Sollicciano 494 posti, 700 detenuti. A Como: 226 posti, 400 detenuti…

Dal 2009 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per trattamenti inumani e degradanti nei confronti di un recluso che aveva trascorso un periodo di detenzione usufruendo di uno spazio vitale di tre metri quadrati. Due anni dopo, stimolato dalle quotidiane sollecitazioni di Marco Pannella e del Partito Radicale, l’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano denuncia di emergenza assillante; la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna ripetutamente l’Italia, che viene chiamata a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario entro il 28 maggio 2014. Un mese prima la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per il trattamento degradante subito da un detenuto affetto da problemi di incontinenza, denunciando il ritardo nelle prestazione delle cure e rilevando le condizioni di angoscia, inferiorità e umiliazione, nelle quali era costretto a vivere a causa della condivisione della cella con altri reclusi e dell’assenza di idonei servizi igienici. Siamo ora a fine 2016.

Sovraffollamento a parte, altro ‘fatto’ è che si registra nella comunità penitenziaria (non solo, cioè, tra i detenuti) una media di un suicidio ogni settimana. Lo rivela uno studio di Openpolis, basato sulle statistiche del ministero della Giustizia che registra ben 1.046 casi di detenuti suicidi per gli anni tra il 1992 e il 2015. Si tratta di cifre ufficiali, perché l’associazione per i diritti dei detenuti ‘Ristretti Orizzonti’, nel suo dossier ‘Morire di carcere’ fornisce cifre superiori a quelle ministeriali.

‘Ristretti Orizzonti’, infatti, prende in considerazione, oltre i suicidi accertati, anche le morti meno chiare, comunque legate al disagio della detenzione. Colpisce il dato relativo ai casi di decessi auto-procurati tra gli agenti di custodia: secondo fonti sindacali si attesterebbero  a circa un centinaio dal 2000 ad oggi.

Sempre secondo ‘Ristretti Orizzonti’ i detenuti suicidi dal 2009 al 31 agosto 2016 sarebbero ben 423: 326 si sarebbero procurati la morte con l’impiccagione, 64 con il gas, 20 con l’avvelenamento e sei con il soffocamento. Le fasce  d’età: soprattutto i detenuti tra i 30 e i 44 anni. Sono 66 i casi di suicidi tra i 30 e i 34 anni; 66 quelli tra i 25 e i 29 anni; 65 tra i 35 e 39; 63 tra i 40 e i 44. Gli istituti penitenziari: nel carcere di Napoli Poggioreale 19 casi; a Firenze Sollicciano 17 casi; a Rebibbia a Roma  14 casi.

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