giovedì, maggio 24

Canapa, quei fiori che fanno parlare del ‘cannabusiness’ Alta redditività e sostenibilità sono tra gli elementi principali che spiegano l’espansione della coltura di canapa in Italia

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La canapa è –di fatto- la coltura del momento. L’interesse riscontrato nel contesto economico specifico, vista l’alta redditività del prodotto, sta superando il ristretto ambito degli appassionati che hanno investito da anni in questo segmento del mercato produttivo nazionale e sta espandendosi sempre di più, raccogliendo sempre più soggetti individuali e commerciali che prefigurano in questa coltura ampi margini di crescita e di miglioramento.
Finora sono stati essenzialmente due i fattori principali della crescita d’interesse verso la canapa: da una parte un intrinseco messaggio del quale la canapa italiana si fa portatrice, ovvero, un anelito di terra, futuro e sostenibilità. In secondo luogo, per il motivo che migliaia di aziende agricole sono alla sfrenata ricerca di colture che possano garantire una redditività soddisfacente.

La vendita dei fiori e l’alta redditività che questa consente di ottenere, sono alla base dell’espansione sempre più evidente di soggetti interessati a coltivare canapa. Tutto ciò spiega la sempre più grande apertura nei confronti di quello che è stato definito ‘cannabusiness‘ . In derivazione da tutto questo, vi è un altro ordine di fattori positivi che potenziano la spinta verso l’alto degli interessi a investire e coltivare canapa in Italia, ovvero il sempre più ampio raggio di possibilità economiche così come nelle professionalità che potrebbero esserne coinvolte a vari livelli e specificità lavorative. In un momento nel quale il mercato del lavoro è di fatto saturo e fermo, anzi, espelle sempre più unità dai processi produttivi, assistere ad un settore merceologico e delle colture che offre ampie praterie d’azione e investimenti risulta essere perla rara, il che sostiene e corrobora il coraggio imprenditoriale dell’investitore in campo agricolo e di tutti coloro che –a vario titolo- intendano entrare in questo nuovo business che però, sa di antico e tradizionale allo stesso tempo.
Allo stato attuale sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno deciso di investire seminando canapa nell’arco dell’anno corrente. Secondo la sola ConfAgricoltura, si tratta già di 700 imprese, il che lascia presupporre siano di più nel momento in cui verranno conteggiate anche quelle che fanno riferimento ad altre strutture sindacali associative di differente entità e natura. In questa nuova stagione agricola, si ritiene che le estensioni coltivate a canapa aumenteranno ulteriormente. I dati del 2017 si sono attestati intorno ai 3.000 ettari ma nel 2018 ci si attende un vero e proprio boom.

Il fattore scatenante del successospecifico è stato dettato dal fenomeno della cannabis light con le infiorescenze a basso livello di THC , in effetti a tutt’oggi si tratta della coltura che arreca gli introiti maggiori per chi ha deciso di coltivare questo prodotto specifico. La maggior redditività, inoltre, risulta ancor più evidenziata se la si pone a confronto con altre colture tipiche e tradizionali, in tal senso. Tanto per avere un dato di riferimento, basti pensare che –con giuste ed opportune tecniche produttive- è possibile raccogliere almeno 500/600 chilogrammi di prodotto secco da un ettaro di coltivazione in campo. Lo scorso anno le infiorescenze sono state vendute dagli agricoltori a prezzi che oscillavano dai 60 euro chilo ai 4/500 euro. La volatilità ed espansione del raggio dei prezzi sono dovute alla bellezza ed alla compattezza del fiore, alla presenza o meno di semi e al contenuto di CBD . Quando si riscontra un buon fiore senza semi e con un buon contenuto di CBD, si riescono ad ottenere prezzi molto vantaggiosi sul mercato del settore. Un prodotto ‘sporco’ destinato all’estrazione di cannabinoidi  e comprandolo in grandi quantitativi è stato valutato e venduto intorno ai 60 euro al chilo. Tutti questi elementi chiariscono quale sia il livello di appetibilità presso tutti coloro che possono potenzialmente investire nella coltivazione di canapa, presa coscienza del fatto che si è in presenza di una coltura ad alta redditività. In un mercato globale asfittico, con merci e derrate ferme al palo, una economia globale recessiva, si tratta di aspetti grandemente positivi per non dire, poi, degli aspetti positivi derivanti dall’implementazione di forza lavoro, in quanto molte figure professionali oggi sottoutilizzate o in clima di precariato e/o disoccupazione potrebbero, invece, trovare impiego in un settore produttivo in forte espansione.

Un altro aspetto positivo da annotare: la canapa è un’ottima coltura a rotazione, a fini di migliorare ed arieggiare i terreni nei quali viene coltivata, garantisce miglior resa per i prodotti che saranno coltivati in successione. Ora resta da verificare quale sarà la natura e l’entità delle aziende agricole italiane nell’affinare e finalizzare una produzione di qualità e la capacità del mercato di assorbire le nuove produzioni italiane.

Ben altra questione e di ben differente impatto è quella legata alla identificazione di semi di varietà italiane che –non essendo stati replicati in opportune quantità negli ultimi anni- oggi sono difficili da rintracciare e reperire sul mercato nazionale. Un mercato dove, invece, si trovano facilmente semi francesi e dell’Est Europa che si adattano abbastanza bene al clima del Nord Italia e meno bene nei terreni del Sud del nostro Paese.

Infine, altro dato dai contorni in chiaro/scuro è quello dell’inquadramento giuridico. Tutta la categoria ha da tempo additato la necessità di chiarimenti normativi in questo settore produttivo specifico. In particolare v’è necessità di una norma che inquadri le infiorescenze a basso livello di THC, così come è stato richiesto un chiarimento giuridico sull’ammissibilità di bassi contenuti di THC negli alimenti e prodotti ad uso umano. Si attendono chiarimenti su contenuti ed applicabilità della legge di settore del 2016, sul florovivaismo contenuto nella Legge citata e su come tracciare le genetiche delle piante in caso di vendita, ad esempio, di talee. Le varie figure professionali variamente coinvolte nel tema constatano che si è sì in presenza di una Legge ‘giovane’ e che in corso d’opera necessità di chiarimenti e miglioramenti da apportare via via che la si applica e sperimenta, ma il particolare fermento dell’ambiente produttivo induce a considerare tali necessità di adeguamenti giuridici sempre più pressanti.

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