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Canale Nicaragua: progresso o distruzione?

Per il Governo sarà una svolta per il Paese, ma non tutti la pensano così

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Il 7 giugno del 2013, con 61 voti a favore, 35 contro e un astenuto, l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha autorizzato la costruzione sul proprio territorio di un nuovo canale transoceanico che collegherà l’Atlantico e il Pacifico. I lavori saranno svolti da una ditta cinese: Hong Kong Nicaragua canal development (HKNCD Group) che ha ottenuto una concessione di cinquant’anni, rinnovabile per altri cinquanta. I lavori sarebbero dovuti iniziare all’inizio di quest’anno ma, avendo subito uno slittamento, probabilmente cominceranno solo alla fine del 2016.

Il progetto prevede un canale che partendo dalla foce del fiume Brito sul Pacifico arrivi fino alla foce del fiume Punta Gorda sul Mar dei Caraibi, attraversando il grande lago Nicaragua e tagliando di fatto in due il Paese. Tradotto in valori numerici si parla di un canale lungo 278 chilometri, largo dai 230 ai 520 metri e profondo almeno 30 metri: un passaggio agibile anche per le enormi porta-container moderne. Un progetto così ambizioso costerà tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, cinque volte il PIL del Nicaragua; si è stimato che una volta a regime frutterà 5,5 miliardi di dollari all’anno.

L’obiettivo è quello di dare un’alternativa al canale di Panama, considerato ormai non adeguato alle dimensioni delle moderne navi mercantili; non si tiene però conto del fatto che proprio a Panama stanno per essere ultimati i lavori di allargamento iniziati proprio per adeguare il canale ai nuovi mezzi di trasporto marittimi. Se il Nicaragua porterà a termine il suo progetto non c’è dubbio che ci saranno ricadute significative sui bilanci dei due passaggi transoceanici, probabilmente a discapito di Panama il cui canale presenta comunque dimensioni più ridotte. Oltre a questo, potrebbero crearsi tensioni tra gli Stati Uniti, forza storicamente preponderante sul controllo del Canale di Panama, e la Cina, che invece avrà il controllo del nuovo passaggio in Nicaragua, riuscendo probabilmente a mantenere prezzi più bassi e a concedere sconti ulteriori alle navi battenti bandiera cinese. La reazione degli USA però dipenderà da quali vantaggi economici porterà il nuovo canale anche al Nord America; in effetti l’interdipendenza tra USA e Cina è ormai inevitabile, complice anche il fatto che il grande Paese asiatico possiede 1200 miliardi di dollari di debito pubblico statunitense.

Comunque sia l’investimento di entrambi i Paesi centroamericani non sembrerebbe a rischio in quanto la zona dell’America Centrale sta diventando sempre più importante e florida per quanto riguarda le rotte commerciali. Oltre ai due canali transoceanici, infatti, l’interesse nel costruire anche altri tipi di canali, cosiddetti secchi, sembra crescere sempre di più. Il Guatemala ad esempio si è detto interessato a costruire sul proprio territorio un oleodotto, un gasdotto, una strada ad alta velocità ed una ferrovia che attraversino il Paese da est a ovest, collegando i due oceani. Anche l’Honduras pare abbia in progetto di creare dei passaggi transoceanici tramite una ferrovia ed un oleodotto.

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