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Scenario energetico

Campagna d’Europa per il gas dell’Azerbaigian

Gli accordi di Baku con Malta e Turchia favoriscono anche l’Italia

gasdotto
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Potrebbe essere Malta il prossimo centro di smistamento del gas naturale liquido (GNL) dal Mar Caspio per l’Europa, via Italia. O almeno, questo sembra lo scopo del Memorandum d’intesa recentemente firmato tra Malta e Azerbaigian per la cooperazione in ambito energetico.
Il tutto, mentre Baku annuncia di aver completato l’estrazione di circa 60 miliardi di metri cubi di gas naturale dal maxi giacimento sul Mar Caspio di Shah Deniz, il più grande del mondo.
Si tratterebbe di circa un terzo delle risorse conservate nel primo strato di scavi dello Shah Deniz, estratte tra il 2006 e il 2015 grazie alla cooperazione tra la compagnia statale azera Socar e la British Petroleum (BP) inglese.
La produzione attuale del primo strato ammonta a 29 milioni di metri cubi di gas al giorno, mentre sono già iniziati i lavori di scavo del secondo strato del giacimento, ad una maggiore profondità.
La Socar prevede che nei prossimi 25 anni dal secondo strato saranno estratti 400 miliardi di metri cubi di gas naturale, permettendo all’Azerbaigian esportazioni verso la Turchia e l’Europa rispettivamente di 6 e 10 miliardi di metri cubi all’anno. Nel 2020, poi, secondo i piani dovrebbe iniziare lo sviluppo del terzo strato dello Shah Deniz.
Dal 2006 ad oggi, la produzione del primo strato ha permesso a Baku di esportare in Turchia 32 miliardi di metri cubi di gas e 4,5 miliardi in Georgia.
Un mercato fiorente, che tuttavia la Repubblica centrasiatica intende ampliare, inserendosi nella difficile situazione tra l’Unione Europea e il tradizionale fornitore russo, e proponendosi come fonte di gas alternativa per Bruxelles.
In quest’ottica, il Memorandum firmato con Malta assume una rilevanza strategica da non trascurare, soprattutto in Italia: l’accordo, infatti, presuppone lo sviluppo di un ‘corridoio meridionale’ per il gas naturale del Mar Caspio, ridotto in forma liquida e trasportato via nave, che non soltanto aggirerebbe le complicazioni del passaggio per l’Ucraina, ma soprattutto entrerebbe in Europa tramite la piccola isola, per poi passare attraverso il territorio del nostro Paese.
Si tratterebbe, quindi, di rendere Malta un vero e proprio hub mediterraneo del gas, che coinvolgerebbe non soltanto l’UE, ma anche gli Stati nordafricani e della sponda orientale del Mediterraneo.
Un disegno, questo, che sembra chiamare in causa una seconda ‘offensiva’ strategica azera in Europa, questa volta attraverso il territorio turco: il gasdotto Trans Anatolico (TANAP).
Il progetto, del valore di 11 miliardi di dollari, prevede la costruzione di un gasdotto che trasporti il gas naturale dal secondo strato del giacimento di Shah Deniz verso i Balcani europei, attraversando per la sua lunghezza la Turchia.
In quest’ottica un altro accordo firmato recentemente da Baku ad Ankara ha unito la Socar e l’impresa turca Botas per lo sviluppo del TANAP, che dovrebbe iniziare da questo mese di aprile, e la trasformazione della Turchia, nei prossimi 5-10 anni, in uno dei principali hub energetici regionali.
Una torta ghiotta per le compagnie energetiche, tanto che anche la BP, principale operatore dello Shah Deniz, è riuscita ad inserirvisi come partner, conquistando una partecipazione al 12% nel TANAP, mentre il 58% è andato alla Socar e il 30% alla Botas.
Un percorso durato due anni, quello della BP, che già nel gennaio del 2013 aveva firmato un accordo quadro per entrare nel progetto. L’attesa, comunque, sembra aver premiato l’impresa con un posizionamento strategico importante. Per la BP, infatti, in quanto produttore del gas azero a Shah Deniz, l’ingresso del TANAP significa un posizionamento nell’autostrada che porterà il proprio prodotto verso i mercati di sbocco.

La partita più avvincente, tuttavia, sembra essere quella iniziata dall’Azerbaigian con gli accordi di Malta e Ankara. Un gioco su due tavoli complementari tra loro, che sta assicurando allo Stato centrasiatico un doppio canale di fornitura per l’Europa: quello meridionale tramite Malta e quello mediano tramite la Turchia. Il tutto, in un piano generale di corridoio meridionale del gas che intende proporsi come alternativa alle forniture russe e al progetto ‘South Stream’, malamente naufragato poche settimane fa a causa delle fratture tra Mosca e Bruxelles.
Una dinamica che tuttavia impone anche alla Turchia un gioco su due tavoli nei confronti della Russia. Il Ministro degli Esteri turco, infatti, in occasione della firma dell’accordo con l’Azerbaigian, ha dichiarato che il TANAP non intende assolutamente competere con la proposta di Mosca nota come ‘corridoio turco’. Si tratta di un gasdotto che trasporterà il gas russo verso l’Europa passando sotto il Mar Nero e attraverso il territorio turco.
È evidente come, in un periodo di forti contrasti in campo energetico, la creazione di un gasdotto per il trasporto di gas azero tramite territorio turco potrebbe urtare la sensibilità di Mosca interessata a creare un gasdotto per il trasporto di gas russo.. tramite territorio turco.
Tuttavia, a quanto pare, Ankara non sembra vedere incompatibilità tra i due progetti e anzi rilancia a sua volta questo doppio canale di fornitura.
Una sorta di matassa di dinamiche internazionali, che dimostra come il mondo emergente si stia muovendo per creare nuovi equilibri nei corridoi energetici tra Asia ed Europa.
Dinamiche di cui potrebbero in effetti beneficiare l’Italia e l’Unione Europea tutta, in un’ottica di diversificazione delle fonti di fornitura di gas naturale. È indubbio, infatti, che i recenti screzi con Mosca e il precipitare della stabilità in Libia, entrambi fornitori di gas per l’Europa, rendano indispensabile la moltiplicazione dei canali di approvvigionamento.
A questo fine, è auspicabile che i Paesi dell’Europa abbandonino ottiche individualistiche nelle politiche energetiche, a favore di una visione strategica globale. Accetteranno gli Stati dell’Europa settentrionale che le forniture di gas del Continente passino attraverso i territori dei membri affacciati sul Mediterraneo?

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2 commenti su “Campagna d’Europa per il gas dell’Azerbaigian”

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