venerdì, settembre 22

Cambogia: rivisitazione tutta asiatica del concetto di democrazia In numerose zone d’Asia la democrazia è una conquista talmente fragile da cedere il passo a forme autocratichedi governo

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La desertificazione della scena politica cambogiana non è il risultato di un processo naturale o di un decadimento progressivo delle rappresentanze partitiche. Anzi, è l’obbiettivo lucidamente perseguito da chi oggi detiene il Potere e non intende affatto lasciarlo nelle mani delle opposizioni. Il Presidente Hun Sen, in carica da 32 anni, a suo modo rappresenta la anomalia tutta asiatica del sistema di rappresentanza democratica ampiamente ‘rivisitata’ in chiave verticistica ed autoritaristica. E’ quello che si riscontra dalla Turchia di Erdogan, attraversando i sistemi politici dell’Asia Medio Orientale con la Famiglia Assad in Siria, i talebani o le strutture tribali in Afghanistan e la casta degli Ayatollah in Iran, attraversando una delle più grandi Democrazie del Mondo –l’India- che però è cementificata alle proprie fondamenta dal sistema delle Caste ancor oggi poderosamente subìte, fino alla Thailandia delle giunte militari dittatoriali che si alternano alla Monarchia Parlamentare da più di 15 anni, al Vietnam il cui sistema politico è bloccato dall’interno, alla Cina liberista sulle piazze commerciali estere e vetero-comunista al proprio interno, alle Filippine di Rodrigo Duterte, completamente impegnato nella sua guerra quasi personale contro i narcos filippini, devastando tutto quel che trova sul proprio terreno ed oggi altrettanto devastante nel combattere l’ISIS nel Mindanao, imponendo la Legge Marziale e minacciando di estenderla al resto della Nazione, senza tralasciare di citare l’Indonesia (il Paese musulmano più popoloso al Mondo) e la Malaysia, dove vigono criteri di elezione e rappresentanza democratica ma la Legge dello Stato è la Sharia. Per non dire, poi, della Corea del Nord, che con Kim Jong-un e chi lo ha preceduto costituisce un vero e proprio ’mondo a parte’.

La Cambogia è anch’essa a metà del guado: da una parte vi è la possibilità di scrollarsi di dosso questo modo asiatico di cristallizzare la democrazia in caste, gruppi di potere, satrapi di ogni genere e risma e dall’altra vi è la situazione del fotocopiare se stessa uguale nel Tempo, in uno sviluppo economico che potrebbe rendere “trendy” la Nazione nel commercio internazionale come accaduto al vicino Vietnam, tanto per fare un esempio ma senza incidere realmente sull’andamento della società, senza accorciare le distanze tra le classi sociali, senza spostare di un millimetro la scena politica nazionale ancora troppo segnata dalle vicende connesse con le guerre, con le ideologie acide e corrosive che tanti lutti addussero ai cambogiani nel Tempo.

Ora il Premier cambogiano Hun Sen minaccia di sciogliere definitivamente la battagliera opposizione, dopo recenti e reiterate proteste nelle vicinanze di prigioni situate in una remota zona di confine dove il loro principale leader politico è detenuto con l’accusa di presunto alto tradimento. L’arresto drammatico e vistoso, fortemente contestato e motivo di scandalo nell’opinione pubblica di Kem Sokha è l’ultimo tassello di pressioni attuate contro il Cambodia National Rescue Party CNRP che –di fatto- è l’unica formazione politica che pone una certa minaccia al dominio incontrastato e ultratrentennale di Hun Sen e soprattutto assume una luce particolarmente sinistra, poiché si è in vicinanza delle prossime elezioni nazionali. Il leader politico dell’opposizione, 64 anni, è accusato di ordire trame e cospirare contro lo Stato con l’appoggio esterno di forze straniere fin dal lontano 1993 e Hun Sen non s’è affatto peritato di nascondere la sua idea per la quale dietro ci sarebbero gli Stati Uniti.

Ad inizio della settimana, una ventina di politici dell’area di opposizione si son messi in viaggio verso la prigione dove Kem Sokha è stato mandato, ai confini col Vietnam, per protestare contro il suo arresto. Non appena tornato nella Capitale Phnom Penh, Hun Sen ha minacciato pubblicamente di disciogliere il partito di opposizione nel caso in cui avessero nuovamente protestato in difesa del loro leader incarcerato.

«Se il partito continua a bloccare le procedure del caso e continua a proteggere il traditore, significa che il partito stesso è da considerarsi traditore, così non vi sarebbe alcuna necessità di tenere ancora in vita quel partito nell’ambito del processo democratico cambogiano» ha aggiunto il Premier cambogiano, il quale solitamente è parecchio autoreferenziale e che si è autodefinito in beata solitudine “uomo forte” del Paese. La punizione legale potrebbe essere lo “scioglimento del partito”, ha aggiunto il Premier in carica. I politici dell’opposizione hanno effettuato il loro viaggio di due-tre ore verso la prigione della Provincia di Tboung Khmum lo stesso giorno in cui i legislatori che curano la materia per il Governo di Hun Sen hanno votato per continuare le attività intraprese nei confronti di Kem Sokha.

«Chiediamo l’immediato rilascio del presidente Kem Sokha e senza alcuna condizione», ha affermato il vice capo del partito CNRP, la signora Mu Sochua, fiancheggiata da altri rappresentati politici dell’opposizione di fronte ad un posto di blocco della Polizia cambogiana poco fuori dalla cinta esterna della prigione. Sochua ha anche minacciato di boicottare il voto del 2018 se il politico veterano e guida del partito non venga rilasciato, aggiungendo che le elezioni potrebbero non essere più «libere e corrette».

Sebbene nominalmente la Cambogia sia una Democrazia, Hun Sen ha guidato la Nazione per più di tre decadi, assommando nelle sue mani il controllo assoluto del sistema giudiziario, le forze di sicurezza e l’economia del Paese. I gruppi di attivisti che operano nell’ambito dei Diritti Umani affermano che sono stati sistematicamente obbligati al silenzio tutti gli esponenti delle opposizioni cambogiane, siano essi nelle file delle ONG, dei media o nella politica, soprattutto quando il CNRP si è ritrovato quasi sul punto di vincere le elezioni nel 2013 cioé nell’ultima tornata in ordine di tempo. In realtà, il CNRP ha ottenuto una buona messe di voti nelle ultime elezioni soprattutto a causa della rabbia montante nel Paese contro la corruzione, l’ineguaglianza diffusa e gli abusi circa i Diritti Umani che sono un po’ tutti temi particolarmente fioriti e coltivati nei più di trent’anni di governo di Hun Sen. A tutto ciò si contrappone la carcerazione di Kem Sokha e la fuga del suo predecessore Sam Rainsy all’estero per evitare anch’egli di finire nelle patrie galere per motivi di tipo politico.

 La Democrazia in Cambogia rischia di spezzarsi come un grissino sotto il peso della autocrazia e del governo monocratico di Hun Sen, allegoria di altri regimi dittatoriali cambogiani che hanno macchiato la Storia del Paese in così tanto sangue che oggigiorno il solo alludervi è già arma di deterrenza di massa di grande effetto.

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