sabato, gennaio 20

Calcio femminile: a che punto siamo? Un’analisi dello stato dell’arte del calcio femminile in Italia dopo #AzzurresuRaiuno

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Fra le reazioni, molte delle quali scomposte, all’ormai purtroppo celebre eliminazione della Nazionale di calcio italiano dai Mondiali, che si terranno in Russia fra il giugno e il luglio 2018, ce n’è stata una in particolare che ha attirato l’attenzione di molti e che, specialmente sui social, ha avuto un discreto seguito: stiamo parlando di #AzzurresuRaiuno. Questo hashtag aveva come obiettivo quello di trasmettere l’allora imminente partita, valevole per la qualificazione ai Mondiali di calcio femminile del 2019, della Nazionale italiana contro il Portogallo sulla rete ammiraglia della Rai. Non si sa quanto questo interesse fosse genuino quanto, fosse una reazione polemica nei confronti del calcio maschile e quanto fosse semplicemente espressione del desiderio di qualcuno di tifare una Nazionale italiana, foss’anche quella Nazionale di cui non si era mai interessato prima. La partita, giocata in Portogallo, non è stata poi trasmessa su Rai Uno, probabilmente perché il seguito della Nazionale femminile è ancora troppo esiguo per muovere significativamente lo share, e l’Italia ha vinto la partita con il risultato di 0-1 (grazie alla rete di Sabatino). Tuttavia, questo hashtag, nonostante che non avesse raggiunto l’ambizioso obiettivo che si era posto, è stato la prima occasione, dopo lungo tempo, di parlare di calcio femminile e della sua condizione in Italia. Ma qual è la situazione del calcio femminile nel nostro Paese?

Il calcio femminile in Italia è considerato un’attività dilettantistica e non professionistica: a livello federale, infatti, è gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti (LND). Può contare su oltre 23000 tesserate (di cui oltre 12000 Under 18), che giocano per una del 659 squadre registrate presso la Federcalcio, 64 delle quali partecipanti ai campionati nazionali di Serie A e B, organizzati dal Dipartimento Calcio Femminile della LND. La Serie A, il campionato maggiore, è giocato da 12 squadre: la stagione si compone di 22 giornate e le prime due si qualificano per la Champions League femminile. La Serie B, invece, è composta dalle restanti 52, suddivise in 4 raggruppamenti (due da dodici e due da quattordici): le prime classificate di ognuno di questi raggruppamenti vengono promosse in Serie A, prendendo il posto delle ultime quattro della Serie maggiore. Le 64 squadre dei campionati nazionali giocano anche la Coppa Italia, la cui vincitrice affronterà la squadra campione della Serie A, disputando la Supercoppa Italiana. Tutto come i campionati maschili, dunque, anche se più in piccolo.

Le restanti 595 squadre sono suddivise nei campionati di Serie C e D, organizzati a livello regionale (Comitati Regionali) e provinciale (Delegazioni Provinciali): il cuore pulsante del movimento. A livello periferico è demandata anche l’organizzazione dei campionati di calcio a 5. A questi campionati si affiancano quelli giovanili, come, ad esempio, il Campionato Primavera, riservato alle selezioni giovanili delle varie squadre che partecipano ai campionati maggiori: questo è composto da una fase regolare e da una a play-off, con le vincitrici dei vari raggruppamenti che si affrontano in scontri a eliminazione diretta, per decretare la vincitrice.

L’attività delle Nazionali, invece, è organizzata direttamente dalla FIGC, che gestisce le attività delle 5 selezioni: Milena Bartolini, Commissario Tecnico della Nazionale Maggiore, coordina anche le selezioni Under-19 e Under-17, oltre alle nuove arrivate Under-23, pensata come nazionale di ‘passaggio’ dal mondo junior a quello senior, e Under-16, primo assaggio per le giovani calciatrici del mondo azzurro. Responsabilità della Federazione è anche quella di promuovere l’attività di base, per creare le nuove fondamenta del futuro del calcio femminile, appoggiandosi ai Centri Federali voluti dal Presidente uscente della FIGC Carlo Tavecchio, oltre alle squadre affiliate alla FIGC.

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