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Burundi, un venerdì rosso sangue

Testimonianze del massacro etnico dei tutsi e oppositori hutu

Massacro Burundi
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Kampala – Venerdì 11 dicembre si sono registrati nella capitale del Burundi gli scontri più violenti dopo il tentativo fallito di colpo di stato dello scorso maggio. L’attacco delle forze di liberazione è iniziato verso le 4 del mattino. I combattimenti si sono protratti per 18 ore. L’attacco alle due caserme di Ngagara e Iscam (la scuola militare) è durato quattro ore. L’attacco alla prigione di Mpimba era un diversivo. All’esercito di liberazione si sono uniti vari giovani armati, il gruppo paramilitare Front Patriotique de Libération – FPL e volontari burundesi che sono stati addestrati militarmente in Rwanda. La difesa della città da parte delle forze genocidarie è stata affidata al Generale Generale Prime Niyongabo, ex Capo di Stato Maggiore della guerriglia CNDD-FDD, e al Colonnello Anaclet Hitimana (alias Kabuyoya), criminale ruandese ricercato per genocidio (Rwanda 1994) e Vice Comandante della Brigata di Riserva del Nord Kivu dei terroristi FDLR, dallo scorso giugno a dirigere le operazioni militari FDLR in Burundi. Verso le 17 ore locali le forze ribelli si sono ritirate. Anche se nessuna delle due fazioni ha fornito dati, si sono registrati spaventose perdite da entrambe le parti. Tra le forze di liberazione si è registrata la presenza di molti poliziotti che hanno disertato nelle scorse settimane stufi di essere costretti a massacrare degli innocenti civili.

Il regime ha approfittato dell’attacco dei ribelli per compiere un massacro dalle proporzioni inaudite nei quartieri di Nyakabiga, Musaga, Ngagara, Mitakura e Cibitoke. Le forze genocidarie sono passate casa per casa prelevando i giovani e uccidendo varie famiglie. In un primo momento vari giovani sono stati trasportati nella località di Kigobe dove è stato allestito un campo di concentramento improvvisato. Li sono stati abbattuti come in un mattatoio. Verso le 14 è arrivato un nuovo ordine: ‘abbattere il nemico sul posto’. Le Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR sono passati casa per casa. Abbattuto le porte, trascinato fuori gli abitanti. Un colpo preciso in testa. Esecuzioni extra giudiziarie. Non hanno usato il machete. Non avevano bisogno di risparmiare le munizioni. Le milizie genocidarie detengono un impressionante e sospetto stock quasi illimitato di munizioni. Qualcuno le fornisce per occulti obiettivi politici. Esistono indizi: qualcuno dal Congo sa chi può essere il mercante della morte.

Le milizie Imbonerakure e FDLR hanno sterminato intere famiglie gettando all’interno delle abitazioni delle bombe a mano. Riportiamo una testimonianza fatta da una famiglia sopravvissuta alle azioni genocidarie dello scorso venerdì presso il quartiere Nyakabiga. Testimonianza riportata dal network di giornalisti burundesi SOS Media Burundi  che opera in clandestinità dopo che il regime ha messo fuori legge i media indipendenti lo scorso maggio. «Hanno bussato alla porta urlando di aprire. Come ho obbedito terrorizzato ed ho aperto la porta i poliziotti hanno gettato una bomba a mano e hanno sparato verso di me e i miei bambini. Per miracolo siamo tutti vivi. I miei bambini sono traumatizzati. I nostri vicini sono subito accorsi in aiuto ed erano pieni di gioia nel constatare che eravamo vivi. Ci credevano tutti morti. Dietro ai poliziotti che hanno lanciato la granata e sparato ho riconosciuto il comandante della Brigata Anti Sommossa Desire Uwamahoro». Meno fortunato è stato Alain Lionel Nsavyumigisha, padre di famiglia braccato come un animale e ucciso dai genocidari di fronte ai suoi bambini mentre cercava rifugio presso la sua abitazione.

Secondo i giornalisti burundesi il quartiere Nyagabiga è stato teatro di violenze etniche inaudite. Tre cadaveri sono stati fotografati davanti al centro di sanità di Cubahiro. Gli abitanti del quartiere sono terrorizzati. «Le persone che abitavano in case non chiuse da muri di cinta sono state i bersagli favoriti.  La polizia non ha esitato ad entrare nelle loro case e a sterminare intere famiglie» riportano vari abitanti di Nyagabiga ad SOS Media Burundi. Sempre a Nyagabiga, Thierri Ntigoheka, un giovane di venti anni è stato arrestato e portato presso località ignota dopo che i poliziotti hanno ritrovato sul suo telefono un messaggio contro il regime inviato a dei suoi amici in Europa via Whatsapp. Testimoni oculari hanno informato The Associated Press che 21 corpi crivellati da pallottole giacevano per le strade del quartiere di Nyakabiga sabato mattina. Le loro mani legate dietro la schiena: una esecuzione.

Nel quartiere Jabe (dove le violenze sono state relativamente minori) ha commosso la storia di un ragazzino di dodici anni che era andato a comprare del pane e dello zucchero al momento dell’arrivo delle camionette piene di genocidari che hanno subito sparato all’impazzata contro ogni essere vivente. Il piccolo Samuel è stato ferito ad un braccio. Soccorso da un vicino di casa ora il minorenne sta lottando contro la morte in quanto la polizia vieta di trasportare i feriti negli ospedali. Sempre a Jabe alcune case sono state incendiate.

L’Amministratrice della Lega dei Diritti Umani ITEKA Marie-Claudette Kwizera, è stata arrestata e trasportata in un luogo sconosciuto. Forti i sospetti che la povera donna sia stata uccisa come vendetta al rapporto sui crimini contro l’umanità pubblicato quattro giorni fa dalla associazione ITEKA. Un ex ufficiale medico dell’esercito, ora in pensione, il Dottore Ntasumbumuyange è stato arrestato davanti alla sua abitazione di Kigobe, nord di Bujumbura. Come tutte le vittime non è stato portato presso il comando di polizia ma in una località segreta. Si ignora la sua sorte.

Nel quartiere di Ngagara le forze genocidarie hanno giocato al tiro a segno arrestando decine di civili, trasportati in località ignote. Ngagara è stato anche vittima della violenza cieca dei soldati. Dopo aver respinto i ribelli sono usciti dalle caserme ed hanno cominciato a sparare sui civili ed entrare nelle case per saccheggiarle. Nel quartiere Mutakura (a maggioranza tutsi) un’orgia di violenza e orrore si è consumata venerdì pomeriggio. Decine di cadaveri sono stati abbandonati nelle strade. “Ci siamo nascosti in casa. Fuori la polizia uccideva tutti. Non sappiamo quanti ne hanno ucciso e quanti arrestati. Tutti sanno che gli arrestati vengono dopo uccisi” riporta la testimonianza di un abitante del quartiere. Mutakura è stata soggetto a rastrellamenti. Decine e decine di abitanti sono stati prelevati dalle loro case. Alcuni abbattuti sul posto, altri arrestati. I cadaveri delle vittime abbandonati ai cani randagi. Tutte le testimonianze riportano che i genocidari Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR erano come belve impazzite assetate di sangue. I loro comandanti diramavano ordini secchi: “Uccidente tutti i bastardi che hanno chiamato in loro difesa l’Unione Europea, l’ONU e l’Unione Africana”. Mentre ammazzavano i civili i genocidari urlavano: “Kagame wanyu none ntiyoza!” (che venga il vostro Kagame a liberarvi),  “Reka tubahe filme ya 1972” (Questo sarà peggio del vostro massacro del 1972). Riferimento al massacro di hutu compiuto dall’esercito tutsi nel 1972.

Nei pressi di Bujumbura sono stati fermati degli autobus e selezionati i passeggeri tutsi che sono stati abbattuti mentre gli altri passeggeri risparmiati secondo testimonianze pervenute. La Radio Televisione Nazionale (RTNB) ha incitato la popolazione a respingere ed annientare tutti gli Al-Shabaab lanciando continuamente la parola d’ordine: “Delenda Mike”. Gli Al-Shabaab è il nome in codice per indicare i tutsi e Delenda Mike è la frase in codice per il genocidio. Vari testimoni affermano che gli stessi messaggi di incitamento al genocidio sono stati diramati nelle campagne e nelle piccole città. Per la seconda volta le masse contadine hutu non hanno risposto all’appello. Nemmeno i poliziotti all’interno del Paese hanno obbedito agli ordini ricevuti. Notare che ora quasi tutti i terroristi ruandesi delle FDLR sono concentrati nella capitale quindi non possono obbligare i poliziotti burundesi di stanza all’interno del Paese a commettere crimini di guerra. Molti di essi stanno disertando seguendo l’esempio dei loro colleghi a Bujumbura. A coordinare il massacro dei civili a Bujumbura sono stati il Colonnello Barimutwabo (ex Comandante della Quarta Divisione Militare di Muynga) e il Maggiore Darius Ikurakure (Comandante del Genio Militare).

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6 commenti su “Burundi, un venerdì rosso sangue”

  1. Habonimana Anita scrive:

    REVELATIONS DU LINDRO: LA BELGIQUE DONNE LES ARMES, LA NORVEGE ET LE RWANDA ENCADRENT LA REBELLION
    Dans son article du 11/12/2015 intitulé « Burundi, c’est la guerre de Libération », le journal italien en ligne Lindro, sous la plume envenimée de l’habituel Beltrami, fait de grandes révélations. Il dit: « Selon les sources internes à l’opposition burundaise, dans les Forces de Libération on compte la présence des corps d’élite rwandais et de conseillers militaires américains. La Belgique serait un des principaux fournisseurs d’armes à travers le Rwanda. Participe aussi la Norvège, d’où seraient partis des dizaines de soldats d’élite de l’Armée norvégienne d’origine burundaise pour rejoindre (officiellement ou à titre personnel) la guerilla de Libération de leur pays. La Norvège et la Belgique auraient facilité le recrutement de centaines de volontaires de la diaspora burundaise en Europe (hutu et tutsi) désireux de libérer le Burundi. Ils auraient été envoyés au Rwanda pour recevoir un entrainement adéquat avant d’entrer en action dans leur pays ».
    Un paragraphe que l’auteur a ensuite effacé affirmait: » L’attaque de Bujumbura [du 11/12/2015] est la phase finale d’un plan étudié depuis un mois et couvert par le secret militaire. Un plan dont font partie les USA, la Belgique et une grande partie de l’Union Européenne, avec l’aval de l’ONU et de l’Union Africaine ». L’auteur surrexcité écrivait: « le gouvernement de transition est déjà prêt: pas de compromis ». La suite des événements n’a pas pris la tournure attendue, et l’auteur a dû se rétracter. En attendant le prochain coup.

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