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Genocidio in Burundi

Burundi: presto truppe africane contro il genocidio?

L'Unione Africana ha deciso di prendere posizione organizzando una forza africana di intervento militare

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Presto truppe africane contro il genocidio in Burundi. Questa sembra essere l’inaspettata decisione dell’Unione Africana, dopo mesi di tentennamenti e posizioni di compromesso. Durante la 551sima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Unione Africana, tenutasi ad Addis Abeba sabato 17 ottobre, gli Stati Membri hanno deciso la preparazione di una forza africana di intervento militare che deve tenersi pronta per intervenire in Burundi per evitare un genocidio. La notizia è stata appresa con molta speranza dalla popolazione burundese. La minaccia di intervento armato rientra in un piano di pace all’apparenza strutturato. «La Comunità Africana e quella internazionale hanno atteso fin troppo nella speranza di un dialogo. La situazione si sta avviando verso situazioni drammatiche e incontrollabili. Ora è giunto il momento di agire», afferma il Commissario della Pace e della Sicurezza della UA, Smail Chergui. La road map prevede l’organizzazione di colloqui di pace non in Burundi ma a Kampala (Uganda) o in Addis Abeba (Etiopia) per garantire l’incolumità dei leader dell’opposizione e della Società Civile. Sono state decise sanzioni mirate contro i criminali del CNDD-FDD, ed è stata aperta una inchiesta sui crimini contro l’umanità commessi dal regime.

Le decisioni prese dalla Unione Africana sono apertamente appoggiate da Stati Uniti e Belgio. In due twitter ufficiali il Ministero degli Affari Esteri del Belgio ha salutato positivamente le decisioni prese dalla UA, e ha affermato di essere pronto a sostenere gli sforzi regionali per la pace in Burundi. Il Belgio ha attivato immediatamente un intenso lavoro di lobby affinché l’Unione Europea sostenesse l’iniziativa. Appoggio annunciato ufficialmente dal Parlamento Europeo. La chiara presa di posizione del Belgio ha scatenato la reazione dei ‘duri’ del CNDD-FDD. Daniel Gèlase Ndabirabe, portavoce del partito, ha reso pubblica una dichiarazione dove il CNDD-FDD accusa certi media internazionali di fomentare l’odio etnico e il Governo belga di appoggiare e coordinare i ‘terroristi’ che tentano di abbattere un Governo ‘democraticamente’ eletto.

Il Governo del Burundi ha reagito rabbiosamente all’iniziativa dell’Unione Africana, considerata tra i corridoi del potere un insulto e una provocazione. Il Ministro delle Relazioni Esterne, Alain Aimè Nyamitwe ha chiarito la posizione del Governo. «L’Unione Africana ha impugnato il martello per imporre una serie di misure al Burundi. Noi abbiamo il diritto di porre delle questioni. La principale è se questa sia una decisione presa dal Consiglio di Pace e Sicurezza o da altri attori, visto le reazioni entusiastiche che alcuni Paesi stranieri hanno chiaramente espresso». Il riferimento a Rwanda, Belgio e Stati Uniti è più che palese. Il Ministro Nyamitwe rifiuta seccamente che i colloqui di pace si svolgano in un Paese terzo, affermando che la situazione in Burundi offre la massima sicurezza e che il Governo ha sempre avuto la volontà di dialogare con tutti gli attori burundesi per raggiungere la pace.

Un’affermazione che viene contraddetta dalla realtà sul terreno basata sulla sistematica eliminazione di tutti i leader della opposizione e della società civile. Ultima vittima di questo piano criminale Charlotte Umigwaneza, vice Presidente del partito di opposizione Movimento della Solidarietà e dello Sviluppo (MSD), e militante negli organi di controllo della corruzione della Società Civile. Rapita da ignoti aggressori venerdì scorso a Cibitoke, il suo cadavere è stato abbandonato lungo una via della capitale seminudo e orribilmente mutilato.  Il Governo evita di esprimersi sulla intenzione della UA di inviare un contingente militare nel Paese.

Le decisioni adottate ad Addis Abeba sembrano trovare delle reticenze anche all’interno della Chiesa Cattolica. Al momento non vi è alcuna presa di posizione ufficiale, solo un chiaro tentativo di minimizzare la presa di posizione dell’Unione Africana riportato dalla agenzia ‘MISNA’ in un breve articolo comparso ieri, 19 ottobre. L’articolo descrive sommariamente l’iniziativa UA evitando di accennare alla preparazione del intervento armato e dando ampio spazio al Ministro degli Esteri Alain Aimé Nyamitwe per spiegare l’ingerenza esterna. La Chiesa Cattolica, o parte di essa, nella crisi del Burundi, sembra perseguire un’azione indipendente di cui non è facile comprendere obiettivi e implicazioni causa il velo di silenzio e segretezza che la protegge.

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